Finire un libro può provocare tristezza?

Tratto da: http://www.finzionimagazine.it/extra/discussioni-anobiiche/finire-un-buon-libro-puo-provocarvi-tristezza/

La maggior parte dei lettori fa parte della categoria di sognatori nostalgici che darebbe un rene perché il mondo in cui si sono calati per decine di pagine fosse vero, fosse reale. Se un libro ci è piaciuto, consideriamo i personaggi che lo hanno popolato non meno reali di quelli che possiamo incontrare per strada; anzi, spesso sono per noi più reali del passante o del tizio in bicicletta al semaforo perché con certi personaggi abbiamo condiviso vite intere, amori, emozioni, tutta quella serie di esperienze che nella vita vera rende certe persone dei punti fissi. Poi arriva l’ultima pagina, e già ti dispiace; poi riponi il libro sullo scaffale e lo stacco tra vita narrata e vita vera si fa sempre più forte. Se il libro ci è piaciuto davvero, è una sofferenza riportarlo in biblioteca.

C’è a chi, ritrovando un libro che pensava aver perduto, sono venute le lacrime agli occhi perché quel parallelepipedo cartaceo era il punto di contatto tra la realtà e quella vita narrata così travolgente. Tra i (pochi) che non hanno mai provato una sensazione del genere e coloro che si sentono orfani dopo aver finito Guerra e pace, ci sono tanti gradi intermedi: tristezza, malinconia, nostalgia…

I romanzi più insidiosi sono quelli che compongono una saga e che ti immergono fino alle orecchie nel mondo che descrivono, e il mondo reale si compone di quei suoni sordi che puoi sentire quando nuoti sott’acqua. Gli autori morti prima ancora che nascessimo (o prima ancora che imparassimo a leggere), lasciano una malinconia più leggera, una nostalgia nel senso letterale; quelli che scompaiono all’improvviso, invece, lasciano una brutta sensazione di incompiuto, come se percepissimo l’assenza di quell’ultimo libro che avrebbe completato l’opera dello scrittore.

Poi ci sono gli autori che abbiamo mancato come si perde un treno, quelli morti poco prima che li conoscessimo e ce ne innamorassimo. L’effetto è ancora più strano perché si ha la sensazione che se lo avessimo conosciuto prima – a volte bastano un paio d’anni, a volte molto meno – qualcosa sarebbe stato differente. Chi ha scoperto David Foster Wallace dopo il 12 settembre 2008, sa di cosa parlo. DFW conosceva quella malinconia che si prova una volta finito – di leggere o di scrivere – un libro:

I romanzi sono come matrimoni. È così triste finirli. Quando ho finito il mio primo libro mi è parso di essermi innamorato della mia protagonista e che fosse morta. […] I personaggi dei racconti sono diversi. Diventano vivi negli angoli degli occhi. Non si deve vivere con loro.

Pubblicato il 24 luglio 2014 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SyncRonyA

Benvenuto nel mondo del fantastico, ti aspettano film, serie TV, libri e qualche dritta per gli scrittori

tiropoderoso

In fase di lavorazione...sempre e comunque

Io, ateo

La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità. (André Gide)

A Magical Place

Cinema, Serie TV, Fumetti, ed altro...

Il Trono di Spade

L'inverno sta arrivando.

librolandia

Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

brrrainblog

Così è, se vi pare.

Not A Blog

Così è, se vi pare.

Il Disinformatico

Così è, se vi pare.

Haramlik

Così è, se vi pare.

Fuffologia

Fuffari e creduloni: se li conosci non ti uccidono

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: