La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto

“Che fine abbia fatto il veterano?” è la domanda che aleggia nei nostri uffici.
Strane voci in merito si affastellano nei corridoi angusti. “È stato rapito dagli alieni” sostiene un collega, tirando in ballo il fatto che il veterano sia anche un ufologo dilettante. “Avrà avuto un incidente?” chiede Buddy.

Nessuno riesce a dare una risposta, e il mistero s’infittisce. Le uniche cose che sappiamo sono che:
a. era andato in trasferta a Milano;
b. non è più tornato in ufficio;
c. il tagliagole (soprannome del responsabile risorse umane) ha messo in giro il pettegolezzo per cui sarebbe in malattia per “depressione”.

Qualcuno dirà “chi se ne frega?”
Beh, a noi frega un bel po’, perché la sua assenza comporta molto più lavoro per noi… e quando dico “per noi” intendo “per me” (e quando dico “più lavoro” intendo “tanta merda da spalare”).

Ero già con la pala in mano, quando Buddy è arrivato in ufficio, con gli occhi tanto socchiusi che mi chiedevo se ci vedesse.

Appena sedutosi, mi ha detto con voce impastata: “Non hai idea di che incubo strano ho fatto!”

Ecco che si ricomincia. A me dei suoi sogni non potrebbe fregare di meno, ma da quando ho preso in giro una collega dicendo che sapevo interpretarli sono condannato. Deve essere una specie di legge del contrappasso, che mi punisce perché le dissi che sognare un vestito rosso significasse che aveva bisogno di liberarsi dai vincoli della realtà quotidiana.
“Non c’avevo pensato, è vero!” Fu la frase che, agli occhi altrui, mi trasformò nel Freud dei poveri.
Con un po’ di noia mi stacco dal PC, in fondo un po’ di distrazione non potrà che farmi bene. Socchiudo gli occhi e con tutta la professionalità che mi compete con un cenno gli lascio capire che può proseguire nella narrazione dell’incubo.
Lui riprende: “Allora, ero sudato, no? Proprio sudato e poi… nervoso! Sì, ricordo che ero nervoso. Significherà che sono nervoso?”
“Beh, questo lo lasci dire a noi”.
Lui sorride e riprende: “allora, ero davanti a questa porta e spingevo, ma spingevo forte!”
“E poi?”
“Niente. Ho spinto e spinto tutta la notte. Mi sono svegliato che mi facevano pure male le braccia”.
“E poi?”
“T’ho detto, niente. Solo questo sogno stranissimo! Un incubo! Mi sono svegliato tutto sudato, davvero.”
“Ci devo ragionare su. Non è banale e non voglio dire cose gravi senza rifletterci” concludo sforzandomi di non ridere.
Lui fa la faccia preoccupata: “ma… davvero dici che è grave?”
“Secondo me, c’è qualche turba. Ci devo pensare.”
“Grazie, sei un amico” mi dice. In quel momento, mi sento un po’ una merda, ma mi diverto.

Nella mia mente frullano le peggiori puttanate da inventare, dalla madre che lo picchiava in culla, alla fidanzata che lo tradisce. O forse posso inventare qualcosa sul Grande Capo? Il Grande Capo, cert…
Mannaggia a me e che dimenticato sempre che un po’ di scaramanzia non fa mai male. DRIIIN, DRIIIN, DRIIIN!!! Il telefono ha cominciato a suonare con insistenza e chi mi chiama è proprio il Grande Capo: mai pensare a lui invano!
Alzo la cornetta e sento: “Don’t stop, thinking about tomorrow, don’t stop dingindengondundun”, m’ha messo in attesa, ho aspettato troppo per rispondere, speriamo non si sia infuriato.
Poi mi risponde: “Sì” mi fa annoiato più che infuriato.
“Pronto?” Chiedo incerto.
“Che fai ancora lì?” Dalla webcam sembra perplesso.
“In… ehm… cioè, in che senso?” Sono io a essere perplesso sul serio.
“Non dovevi già essere su da noi? Non mi dire che il tuo capo s’è scordata di dirtelo! Dimmelo e le faccio il cazziatone!”
“Mmm… non mi sembra… ma forse mi sbaglio.”
“Va bene, sei un paraculo. Comunque, non m’interessa. Prendi il primo volo.”

Il sangue in testa, il cuore batte a duemila. Mi vorranno licenziare per quello che è successo con lo gnomo poco erectus (vedi https://martinedentree.wordpress.com/2014/01/03/c-era-una-volta/)? Avrò fatto qualche puttanata!! Mi metteranno alla gogna nel giardinetto aziendale e tutti gli interinali che passano dovranno prendermi a calci in culo!!! Sarà una cosa talmente tremenda che non la riesco neanche a immaginare!?!?!?

Il mio amico Sfrucuglietor è la mia unica speranza, ho bisogno di una sua parola! Apro il Messenger.

Io: “Wé”. Inizio speranzoso.
Sfr: “Hai visto il veterano?”
Io: “No, manca da due giorni, ma dovevo dirti un’altra cosa”.
Sfr: “E lo so che manca! Non lo sai perché?”
Io: “No, non lo so, ma volevo dirti una cosa”
Sfr: “Allora devo raccontartelo!”
Ok, non mi farà parlare. Io: “Dici” gli scrivo sperando che mi dia la possibilità prima o poi di raccontare il mio fatto.
Sfr: “Era a Milano in trasferta e stava in albergo. Allora, sai che ha pensato?”
Io: “No”.
Sfr: “Di vedersi un film porno a spese dell’azienda. Tanto, mi ha scritto su WhatsApp, chi se ne accorge?”
Io: “Quindi?”
Sfr: “Quindi, ha iniziato a vedere il film e mentre iniziava a carezzare il becco del piccione si è trovato di fronte sua moglie!”
Io: “Cazz porc putt!” Il fatto mi distrae dal problema Grande Capo. “Che figura di merda! Ma perché, è andata a Milano pure lei?”
Sfr: “Macché Milano??? Se l’è vista davanti, nel film!”
Io: “Nel film???”
Sfr: “Eh, fa la MILF nei porno! Solo lui non lo sapeva! Che risate!!!”
Io: “Non lo sapevo neanch’io…”
Sfr: “Seh! Ma tu capisci il poveraccio? Sai che ha fatto dopo? Mi ha detto, sempre su WhatsApp – ah sì, lei fa la puttana nei film? Allora io ora la cornifico con una puttana! – e s’è fatto arrivare un’escort in camera!”
Io: “Una macchina in camera???”
Sfr: “No, che macchina! Un’escort, una zoccola! Ora le chiamano così”.
Io: “Mah, che cose strane. Proprio lui che diceva… mia moglie è una santa di qua… mia figlia è una grande lavoratrice di là… mia moglie è tutta casa e chiesa… mia figlia si sta facendo un mazzo tanto per l’EXPO 2015…”
Sfr: “Sì, ma quelle sulla figlia sono cose vere”.
Io: “Sì, era per dire”.
Sfr: “No, non per dire. Stammi a sentire. Quando ha aperto la porta, che è arrivata la escort sai chi si è trovato davanti? Proprio la figlia! Un mazzo tanto se lo sta facendo, anzi, glielo stanno facendo! Gli è venuto un colpo! Ahahah”.
Io: “Poveraccio”.
Sfr: “Seh, che risate, eh? Ma tu che volevi dirmi?”

Per qualche motivo, non gli parlo del capo, ma del sogno di Buddy.
Lui assume tono professionale, lo percepisco anche se non lo vedo, e penso proprio che mi stia prendendo per culo, come faccio io con gli altri.
“Allora” mi fa “faceva freddo o caldo nel sonno? C’era qualcosa che faceva capire dove stava? Un’insegna qualsiasi?”
“Lasciamo perdere, va”.

Anche se so che mi stava prendendo per culo, chiedo a Buddy: “Senti, ma del sogno, ti ricordi qualche particolare? Dove eri? C’era un’insegna o qualcosa del genere?”
“Boh, no. Non mi ricordo nulla”.
“Ma come??? Non va bene! Devi ricordare! E’ importante! Forza! Focalizza la porta! Ce l’hai in mente?” Lo incito.
“Ehm, sì”. Lo vedo che si stringe nelle spalle.
“Ecco, con calma. Guarda tutto con attenzione: non ti viene in mente nessun dettaglio?”
Forza chiattone che ce la fai! Dammi la risposta che mi serve!
“Sì, ci sono!”
Lo sapevo, lo sapevo che ce la faceva!
“Cosa ricordi?” Sono pronto a ricevere la vera risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto! Altro che 42!
Lui è soddisfatto di averlo ricordato, io sono soddisfatto poiché finalmente saprò!
“Sulla porta, c’era una scritta! C’era scritto: PULL!”

em.il.

Pubblicato il 6 gennaio 2014, in I racconti dell'impiegato con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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