Forum tematici e atei

Dopo aver scambiato un paio di chiacchiere sui forum di ebrei e musulmani, ne ho passato un po’ a parlare con quelli atei come me, anche se sarebbe più corretto dire atei diversamente da me.

La prima impressione ricevuta è stata quella di un gruppetto piuttosto compatto che rispecchiava in pieno la psicologia del branco: presenza del maschio alpha, rifiuto del diverso con denigrazione del medesimo, aggressività verso chi non si conforma al branco e lo fa in maniera aperta e nel “loro” territorio, nessuna moderazione reale verso chi aggredisce chi la pensa diversamente e presenza di tutte le figure chiave in un branco mediatico (il burlone che può dire qualunque cosa purché metta il sorriso alla fine, il preparato del gruppo che si rivela semplicemente ottuso quando lo si fa uscire dai binari degli uomini di paglia con cui è solito confrontarsi, la moderazione accondiscendente e quelli che regolarmente plaudono a ogni intervento dei loro paladini).

Il problema di questo tipo di gruppi è che costruiscono al loro interno una fantasiosa immagine del diverso, si parlano addosso gonfianfosi il petto e dandosi ragione a vicenda, fin quando le castronerie affermate non diventano enormi e si trasformano per loro in fatti. Come il razzista ariano difficilmente nel suo gruppo accetterà che qualcuno gli vada a dire che l’etnia nera non è inferiore, nel confronto col gruppo di cui sopra non è stato possibile far capire che i credenti non siano tutti cretini (quanto male possono fare le parole di Odifreddi sulle menti deboli) o che (sempre i credenti) non siano “persone che devono uscire dal tunnel”.

Certo, sembrerà una cosa strana, in quanto nella vita di tutti i giorni è fin troppo evidente che vi sono credenti stupidi e credenti intelligenti, tanto quanto atei stupidi ed atei intelligenti. E’ proprio questo ciò che mi ha fatto sorgere il sospetto che queste persone separino le loro idee dal mondo reale o abbiano ben pochi rapporti veri nel mondo stesso.

Posto quanto detto, c’è poco da aggiungere sulle idee, nella maggior parte dei casi si tratta di vuoti copia e incolla di risposte spesso inappropriate tipiche delle menti che hanno trovato uno stato di equilibrio e non desiderano abbandonarlo. In molti casi si assiste a presunte difese del metodo scientifico da parte di persone che non hanno neanche idea di cosa siano il metodo induttivo e quello deduttivo, altri che copiano e incollano i testi da okpedia spacciandoli per propri e altri ancora che ti dicono che il metodo scientifico consiste nel doppio cieco. Dico questo senza volermi poi soffermare su affermazioni del tipo “ignoro la differenza tra cristiani, cattolici e credenti, me ne vanto e continuo a dire la mia al riguardo” (figuriamoci far comprendere la sottile differenza tra le opinioni del Papa e le affermazioni fatte da questo ex-cathedra) oppure “i credenti sono persone che credono in tutto” al che, alla domanda se si ritenesse un personaggio come il defunto Cabibbo un credulone o uno dal cervello vuoto, si é potuto assistere a un’eccezionale replica: “Non mi sembra che questo Cabibbo scriva in questo forum”. (Le frasi sono riportate a memoria, quindi potrei aver modificato qualche piccolo dettaglio, ma gli assurdi contenuti delle affermazioni sono esattamente quelli di cui sopra.)

E’ un peccato che l’ateismo sia rappresentato in rete da queste persone (come del resto è un peccato che sia Odifreddi a essere considerato “l’ateo” in Italia), ma i cristiani sono altrettanto maltrattati dai vari Pontifex & Co.

Pertanto, non dico che mal comune sia mezzo gaudio, ma almeno so che il problema non riguarda solo gli atei ma i forum tematici di “schieramento ideologico” in genere o in gran parte.

em.il.

Pubblicato il 19 marzo 2013 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Ecco, praticamente si tratta di persone, di ambiente e di cultura. Le etichette d’appartenenza devono restare quelle che sono, delle scelte. Per rappresentare un gruppo non basta appartenere ad un gruppo specifico ma bisogna essere scelti.

    Quando si vuole esternare quello che si pensa, lo si fa attraverso il proprio bagaglio culturale incluse le modalità e la propria sensibilità. La prima cosa che verrà fuori non è il pensiero da trasmettere ma i modi e toni con qui ci si esprime.

    Bisogna tenere presente che si discute attraverso delle caselle di testo, senza conoscere alcuni dettagli importanti dei nostri interlocutori perché mancano le percezioni dei segnali ambientali anche visivi e uditivi. E’ decisamente più complesso.

    Bisogna dire che le società occidentali sono impregnate dei modi e toni che sono propri della religione Cristiana, anche gli atei ed anche le società non occidentali lo sono in quanto è la società che è stata presa come riferimento dal mondo intero.

    Non resta che riconoscere le discussioni inutili, rendersi conto quando accade per non farsi coinvolgere. Questo non vuol dire chiudere il dialogo ma accontentarsi di aver tentato di descrivere il proprio punto di vista possibilmente con onesta.

    Cosa dire del linguaggio internettaro? Non sembra estremante rude, ambiguo e superficiale? La nuova politica non è forse così? Le persone superficiali sono soddisfatte delle proprie scelte per definizione contrariamente alle altre.

    Non bisogna temere di stare con la minoranza, qualche volta il prezzo da pagare è alto e poi se lo si ricorda quando si è in una maggioranza allora si è raggiunto l’obbiettivo! In fondo non è questo che tentiamo di fare sempre e dappertutto?

    Dunque le minoranze esistono solo se si fanno sentire!

    • Tento di farmi sentire caro Sergio, ma preferisco farlo dal mio blog, dove io e chiunque voglia replicare si ha la possibilità di espressione senza doversi misurare sulla base della potenza dell’insulto.
      Come ho avuto occasione di dire diverse volte, non parlo (scrivo) per la reazione che prevedo di suscitare negli altri, parlo (scrivo) perché sento la necessità di esprimere la mia opinione. Che poi questa venga ignorata, apprezzata o criticata è un fatto secondario.
      Mi basta la libertà di esprimermi senza essere costretto a divincolarmi tra bestemmie, insulti o persone che si credono grandi simpaticoni perché hanno appena imparato a copiare battutacce sul Cristo ubriaco.
      em.il.

  2. Hai praticamente descritto mia analoga esperienza e pensiero in merito.
    Purtroppo essere rappresentanti su siti tematici appositi in quella maniera, ovvero esclusivamente da persone che fanno a gara su “chi ce l’ha più lungo”, diventa inesistente un dialogo costruttivo, in quanto è leggibile solo un esclusivo scimmiottesco compiacere il branco. E la figura dell’ateo non è che ci fa una gran bella figura.
    Si, si leggono anche idee di altro livello, ma son come perle gettate in un porcile.
    Mi spiace proprio vedere un sito che poteva essere propositivo per un dialogo costruttivo e conoscitivo degli atei, rovinato da persone con idee, in definitiva, ottuse (cieche) tanto quanto l’altra sponda.
    Si, in tutti i siti tematici c’è la tendenza di “formare gruppo”, non da meno, pardon, la considero una magra consolazione.
    Quello che poteva essere, tra l’altro, considerata una buona pubblicità per il pensiero razionale, è un flop di degna sepoltura.

    • Cara alias, che dire, come spesso accade anche senza parlarne (e sicuramente senza la necessità né la voglia di avere un capo-branco) condividiamo opinioni simili.
      🙂

  3. Voglio dire una cosa che va detta. Nel caso mio abbandono il tema quando non ci sono riscontri – se qualcuno mi rispondesse tenterei di formare le basi per il dibattito e sono certo che i proprietari/gestori del sito non ostacolerebbero questo.

    La provocazione per me si giustifica in assenza di confronto. Ad un certo punto alcuni di noi è come se fossero andati via per la quantità di messaggi postati ma non sarebbe così in presenza di confronti – insomma si va via solo se si resta soli.

    Ci sono risposte per tutti i pesi e le misure poi c’è quella vera che offre spunti, soluzioni e mette nelle persone la voglia di scambiarsi le idee. Perché rinunciare a questa possibilità a causa di quelli che parlano per i loro scopi diversi? Si può fare.

    • Caro Sergio, c’e’ chi riesce a gestire determinati confronti, come te, mentre c’ é chi semplicemente preferisce evitare i luoghi in cui il 90% dello scambio comunicativo consiste nel darsi ragione a vicenda o nel ribattere ad minchiam pur di dire qualcosa che vada contro ciò che si ritiene contrario al proprio punto di vista.
      Di fronte ad argomentazioni del tipo “ciò che richiede più di due righe per essere scritto é fuffa” (o similari, non ricordo esattamente le parole) o “tu ritieni intellettualmente povere le mie argomentazioni quindi io ho tutto il diritto di offenderti” (anche in questo caso non ricordo esattamente le parole) crolla tutta la voglia di partecipare ad un qualsiasi scambio. A questo poi si aggiungono risposte con meno valore di quello che avrebbe lo “specchio riflesso”.
      In ogni caso, non mancano in questo abisso deprimente anche cose divertenti, come lo scambio:
      Ateo Vero (AV): “Sono anche più intelligente della media, come dimostrano i test del MENSA”.
      Io: “I test del MENSA accertano solo determinate capacità, non sono in grado di coprire l’intero campo che definiamo intelligenza”.
      AV: “E’ la risposta che danno tutti quelli che hanno brutti risultati nei test”.
      Io: “Secondo te io avrei avuto cattivi risultati nei test del MENSA? Evidentemente, nonostante la tua intelligenza, non hai intuito per le capacità logiche dei tuoi interlocutori”.
      AV: “Comunque, io non ho mai detto che i test del MENSA siano sufficienti a misurare l’intelligenza delle persone”.
      Io “…”
      PS Sulla filosofia del “troppo lungo non merita di essere letto” (tipica della cultura di alcuni tweeter o di chi si è impigrito tanto da non riuscire a degnare di attenzione ciò che non sia ridotto a mero slogan) penso che butterò giù un breve pezzo.
      em.il.

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