Le idee religiose, più uguali delle altre

Non stupiscono più di tanto i 150 fanatici religiosi che, martedì il 24 gennaio, con ceri accesi e preghiere, si sono radunati a Milano contro la rappresentazione del dramma di Romeo Castellucci “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”.
Certamente non progettano di tagliare teste o di emettere una fatwa di morte come quella contro il disegnatore delle vignette danesi su Maometto ma nel profondo i loro meccanismi mentali non sono molti diversi da quelli dei loro omologhi fondamentalisti musulmani.
Le religioni monoteiste, più di altre, in quanto “rivelate” e fondate su un Dio unico cui è stata attribuita la scrittura di un libro, hanno nel loro codice fondante la convinzione di essere le uniche detentrici della verità sull’uomo e sulla storia e la pretesa che il loro credo debba essere rispettato come tale da chiunque.
Hanno difficoltà ad ammettere, se non vi sono costrette da complessi processi storici e sociali, in pratica sino a quando non perdono il predominio, che gli enti e le manifestazioni divine in cui credono possano da altri essere valutate diversamente. Essere considerate interessanti o meritevoli di studio ma senza essere ritenute sacre, essere ignorate, giudicate un’invenzione o anche disprezzate. Anche se non sembra affatto quest’ultima l’intenzione dell’autore dell’opera teatrale presentata a Parigi e poi a Milano e disturbata da mobilitazioni a ridosso dei teatri.
Quello che sorprende non è l’esaltazione marginale di chi era in piazza ma il fatto, riportato dalla stampa, che 40 parlamentari del PDL, della Lega e dell’UDC abbiano firmato un appello al Ministero per i Beni Culturali per chiedere la sospensione, sì proprio la sospensione, della rappresentazione, senza alcun rispetto per la Costituzione e le leggi di cui dovrebbero essere i primi rappresentanti.
La censura non esiste più, né civile né religiosa e qualsiasi immagine o creazione che non offenda una determinata persona è solo manifestazione, piaccia o no, della libertà d’espressione tutelata dall’art. 21 della Costituzione.

Per fare un po’ di ordine bisognerebbe anche guardare il Codice penale. Nel 2000 è stato dichiarato incostituzionale, meglio tardi che mai, il reato di cui all’artt. 402, il “Vilipendio alla Religione di Stato” cioè, sino ad allora, la religione cattolica. Le legge n. 85 del febbraio 2006 stabilisce poi, anch’essa con molto ritardo, che oggetto della tutela non sono le fedi religiose, in sé o lo sono solo indirettamente mentre lo è, ed è cosa ben diversa, il diritto a praticare liberamente quella che si è scelta, non solo la cattolica, e il diritto dei singoli a non subire vilipendio a causa della propria appartenenza religiosa.
Così l’art 403 punisce con una multa chi offende chi professa una confessione o ne è Ministro di culto. In sostanza è vilipendio, e non solo ingiuria, dire a qualcuno” sei un criminale perché sei ebreo o musulmano “ o “sei un mascalzone come tutti i preti”.
L’art 404 punisce chi vilipende oggetti sacri in un luogo destinato al culto o in luogo pubblico e chi intenzionalmente li danneggia e l’art 405 colpisce, anche con la reclusione, chi impedisce o turba una funzione o una cerimonia religiosa. In concreto non si può entrare in una chiesa ingiuriando i fedeli o buttando a terra il crocifisso.
Si intende perciò, come è giusto, evitare gesti di intolleranza contro qualsiasi confessione e impedire offese a persone concrete – i fedeli – solo perché praticano una religione o con tale pretesto.
Tutto qui.
In sostanza, stando al Codice, non si può offendere Mosè, Gesù o Maometto, e neanche Brahama o il più tollerante Buddha, nemmeno volendo. Sono “idee”, non sono in sé oggetto di tutela giuridica.
E un teatro non è né una chiesa né una sinagoga e i cittadini vi entrano in quanto spettatori e non in quanto fedeli.
Nonostante ciò permane nel vissuto culturale di una parte della società e di chi la rappresenta, si ricordino i nostri 40 parlamentari, la convinzione, del tutto infondata razionalmente, che un’opinione se qualificata “religiosa” abbia diritto ad un rispetto molto maggiore di altre.
Nessuno infatti penserebbe di protestare o si scandalizzerebbe davanti a qualcuno che mostrasse in pubblico critica o anche violento disprezzo verso teorie nel campo della storia, della politica, della giustizia o della fisica. Non è certo sconveniente scrivere o dire che una certa idea filosofica scientifica, e con esse i loro fondatori, sono insensate e anche pericolose.
Anzi questa libertà di critica è considerato il terreno di cultura stesso della democrazia e del progresso dell’uomo.
Ma criticare in pubblico idee religiose deve restare un tabù assoluto anche per chi non le condivide. Si rischia, e qualche volta molto. Del resto è proprio per questa ragione che quando un kamikaze musulmano si fa esplodere uccidendo decine di innocenti perché crede ”molto” nella sua fede, l’incidenza di questa fede in quel gesto è in genere sminuita e si preferisce, prudentemente, richiamare motivazioni politiche o sociali.
Ci si può immaginare cosa succederebbe se qualcuno chiedesse di sospendere un’opera teatrale o ritirare un libro che reputi offensivo nei confronti di Marx, Freud, Darwin, Einstein o della fisica quantistica.
L’esposto non sarebbe nemmeno accettato e il suo autore sarebbe probabilmente consigliato dal funzionario di turno di consultare in buon medico, magari uno psichiatra.
In sintesi siamo a questo punto, per ora: tutte le idee sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

Guido Salvini

http://anarca-bolo.ch/a-rivista//370/16.htm

Pubblicato il 5 novembre 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo., Quote. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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