Dura lex, sed lex

Finalmente alcuni pensarono che la gravezza del peccato entrasse nella misura dei delitti. La fallacia di questa opinione risalterà agli occhi d’un indifferente esaminatore dei veri rapporti tra uomini e uomini, e tra uomini e Dio. I primi sono rapporti di uguaglianza. La sola necessità ha fatto nascere dall’urto delle passioni e dalle opposizioni degl’interessi l’idea della utilità comune, che è la base della giustizia umana; i secondi sono rapporti di dipendenza da un Essere perfetto e creatore, che si è riserbato a sé solo il diritto di essere legislatore e giudice nel medesimo tempo, perché egli solo può esserlo senza inconveniente. […] Potrebbono […] gli uomini punire quando Iddio perdona, e perdonare quando Iddio punisce. Se gli uomini possono essere in contradizione coll’Onnipossente nell’offenderlo, possono anche esserlo col punire.
da Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

Correva l’anno 1764 e un giovane illuminista milanese, Cesare Beccaria, pubblicava il, poi divenuto famigerato, “Dei delitti e delle pene”, proponendo l’abolizione della condanna a morte, distinguendo peccato e reato e finendo, per questa distinzione, nell’Index librorum prohibitorum . Fortunatamente, nonostante la condanna ricevuta dalla santa, cattolica ed apostolica Chiesa o anche grazie a questa, il libro ebbe grande successo nei circoli intellettuali dell’illuminismo francese e ricevette, in particolare, le lodi di Diderot e Voltaire.
Il delitto, secondo Beccaria, doveva essere valutato dalla giustizia temporale. Il peccato, in cambio, non avrebbe dovuto avere alcun impatto sulla legge civile.
E’ grazie a questa differenziazione, ad esempio, che, dopo circa due secoli dalla pubblicazione del testo, nel 1970 fu introdotta, nell’ordinamento giuridico italiano, l’istituzione del divorzio e che otto anni più tardi fu resa lecita la possibilità delle donne, in caso di serio pericolo per la loro salute fisica o psichica, di interrompere la gravidanza entro i primi 90 giorni.
In cambio, è, apparentemente, in deroga a questa differenziazione che la Cassazione (sentenza n. 28720 ud. 3 giugno 2008 – deposito del 10 luglio 2008) ha annullato una condanna per illecita detenzione di marijuana. La motivazione fondante dell’annullamento è stata che la condanna non teneva in considerazione il fatto che il soggetto apparteneva alla religione rastafariana; tale religione, secondo la Corte, prevedrebbe per i suoi adepti il consumo della suddetta sostanza sino a 10 grammi al giorno. Leggendo, possiamo notare che la motivazione addotta all’annullamento non stata è che un qualsiasi soggetto avrebbe la possibilità di detenere un quantitativo x di marijuana senza essere condannabile, in quanto chiunque avrebbe la facoltà di assumere fino 10 grammi di “maria” al giorno, ma che il quantitativo è reso lecito dall’appartenenza alla religione rastafariana. Or dunque, se io, ateo, fossi preso con lo stesso quantitativo di marijuana non mi sarebbe in alcuna maniera utile quella sentenza, poiché non ho una fede che prevede che sia una buona consuetudine assumere 10 grammi di marijuana al giorno.

Sembra inserirsi nello stesso contesto quanto fatto dal Tribunale di Cremona, che, con una sentenza del 2008, ha affermato che indossare il burqa, purché si sia disponibili dietro richiesta a mostrare il proprio volto, non costituisca reato; come affermato dall’avvocato difensore, cito quanto riportato su la Repubblica del 27 novembre 2008: “Un conto è entrare in Tribunale con il casco, cosa vietata dall’articolo 5 della legge 1975. Ma non è questo il caso della signora Mzoughi. Qui gli indumenti sono dettati dalla cultura e dalla religione di un paese diverso dal nostro”.
E’ necessario sapere che l’art. 5 della legge del 22 maggio 1975, n. 152 punisce con l’arresto da uno a due anni e l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro “l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”, nonché “l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino”. Pertanto, secondo quanto dice la nostra legge, io non posso, per mia scelta personale, entrare in un tribunale con un casco o con un passamontagna; in cambio, la signora Monia Mzoughi, moglie dell’imam Mourad Trabelsi componente della cellula islamica cremonese, arrestato nel 2003 e condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per terrorismo internazionale, è autorizzata a indossare nel medesimo tribunale un indumento che le copre completamente il viso.
Qualora qualcuno fondasse una religione dei “valentinorossisti”, sarebbero giustificati a presentarsi in tribunali con un casco integrale?
La questione mi pare grave. La decisione di un tribunale, che esemplificando pare dire possono infrangere la legge perché lo dice il loro credo e la loro cultura, dovrebbe far venire i brividi. In tale modo, una provenienza socio-culturale diverrebbe un “giustificato motivo” per contravvenire alle norme sociali del paese.

Chiariamoci: non è una questione di condivisione del contenuto delle leggi. Ad esempio, tornando al primo punto, per quanto concerne le droghe leggere, io sono pro-liberalizzazione; al riguardo è, dunque, bene chiarire che il discorso è ben altro.

Si tratta di una problematica particolarmente sensibile e delicata, ancor di più se si cerca di immaginare ciò che potrebbe venire fuori da prese di posizione come quelle di cui sopra.

Facendo una mera astrazione, pare si renda lecito o che si giustifichi, in alcuni casi e agendo in base agli usi della propria tradizione, l’infrazione delle regole dello Stato.
E’ bene fare molta attenzione prima di accettare qualcosa del genere. Riflettiamo. Questo non sarebbe, forse, un principio contrario all’eguaglianza di fronte alla legge? Accettiamo che ad un individuo sia concessa una cosa negata ad un altro solo sulla base di una distinzione religiosa e/o culturale?
Seguendo questa scia, un camorrista non dovrebbe essere condannato per un omicidio, considerato che per la sua cultura gli omicidi sono leciti. Oppure, lo stesso camorrista in fase di giudizio dovrebbe avere delle serie attenuanti fondate proprio sul suo appartenere a un sottostrato culturale criminale?

Facendo appello al saggio Beccarla, le leggi dello stato riguardano il rapporto tra gli uomini e non quello con presunte divinità o con i propri antenati o con gli esempi cui ci ispiriamo nel nostro agire. Non si può accettare che una convinzione religiosa, un uso tradizionale, peraltro appartenente a società straniere, o un punto di vista personale travalichi le leggi civili in essere. Se si è contrari a determinate leggi c’è uno specifico corso da seguire, se si infrangono le regole deve essere inflitta la pena stabilita.
Io non vorrei ritrovarmi in un paese in cui ognuno segue le leggi che più gli piacciono.
Dura lex, sed lex è l’unico principio che può funzionare in questi casi.

em.il.

Pubblicato il 31 ottobre 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SyncRonyA

Benvenuto nel mondo del fantastico, ti aspettano film, serie TV, libri e qualche dritta per gli scrittori

tiropoderoso

In fase di lavorazione...sempre e comunque

Io, ateo

La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità. (André Gide)

A Magical Place

Cinema, Serie TV, Fumetti, ed altro...

Il Trono di Spade

L'inverno sta arrivando.

librolandia

Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

brrrainblog

Così è, se vi pare.

Not A Blog

Così è, se vi pare.

Il Disinformatico

Così è, se vi pare.

Haramlik

Così è, se vi pare.

Fuffologia

Fuffari e creduloni: se li conosci non ti uccidono

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: