IL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA E I MIRACOLI

Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.
IL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA
Acta Apostolicæ Sedis, 1910, pp. 669-672

Semplice miracolo o “MIRACOLO, MIRACOLO!!!”?
Importante differenziazione che il grande Troisi, in compagnia del buon Arena, ricordava e al cui riguardo dibatteva per far ridere il pubblico.
La domanda, in realtà, avrebbe senso di esistere anche al di fuori di uno scambio tra comici: tutti i miracoli, in realtà, sono urlati da qualcuno, quindi come potremmo distinguere un ordine di grandezza tra miracoli?

Innanzitutto, è evidente che alcuni miracoli, dalla natura decisamente poco miracolosa, provocano un clamore sproporzionato. Si pensi alle levitazioni di Sai Baba, alla liquefazione del sangue di San Gennaro e alle molteplici statue piangenti. Di volta in volta, David Copperfield compie prodigi molto migliori di quelli di Sai Baba, le varie sostanze simili al sangue si sciolgono benissimo e statue e immagini sono truccate e contraffatte senza grossi problemi. Nonostante la semplicità con cui si dimostra costantemente la fattibilità “terrena” di questi presunti miracoli, le coscienze di coloro che in tali miracoli vogliono credere non si muovono di un passo, anzi spesso tendono a creare una sorta di corazza anti-razionale.
La risposta di chi ci pensa un secondo su e continua a crederci è che, sebbene il fatto possa accadere naturalmente, non è provato che il meccanismo naturale proposto sia esattamente applicabile a quanto successo. In pratica, con buona pace del famigerato rasoio, si dovrebbe provare che l’ipotesi più semplice e plausibile è migliore di quella più complessa e slegata dal buon senso. Un po’ come se un uomo, colto in una stanza con una pistola fumante in mano e un cadavere morto per un colpo di pistola dinanzi a lui, chiedesse di dimostrare che non sono stati degli alieni a sparare alla vittima.

A questo tipo di miracoli, io vado ad equiparare la gran parte di quelli contenuti nei testi sacri che circolano per il mondo. Le motivazioni sono banali: troppi degli eventi descritti mancano di adeguata documentazione, mentre affermazioni straordinarie, di eventi che violino completamente o parzialmente la naturale legge di causa – effetto, richiederebbero prove più robuste di un testo che, spesso e volentieri, riferisce di persone illetterate che avrebbero ascoltato delle storie da qualcuno che avrebbe visto determinati avvenimenti.

Ciononostante, in alcuni casi, nei testi sacri possono essere contenuti “miracoli”, fatti straordinari, che hanno natura storica, che potrebbero o sono effettivamente avvenuti; eppure, quanti attribuirebbero oggi un uragano o uno tsunami ad un intervento divino? Soprattutto, il fatto che in un testo si descriva un avvenimento realmente accaduto, non impone che sia veritiero il resto della narrazione, altrimenti i Promessi Sposi dovrebbero essere considerati un libro di storia.

Esistono, in cambio, alcuni fatti straordinari moderni veramente interessanti, per i quali non è stata ancora trovata una spiegazione.
Mi riferisco, in particolare, ad alcune guarigioni repentine. Nonostante la mia meraviglia di fronte a questi casi, non riesco a comprendere l’atteggiamento di alcuni verso questi fatti.
Vi sono, in particolare, tre atteggiamenti che condivido e due che non riesco ad approvare:
• Persone che si impegnano nello studio dei casi per comprendere il nesso causa-effetto che ha portato a determinati eventi.
• Persone lontane dallo studio dei casi specifici, che si occupano di altro e attendono che, chi si occupa del fatto e lavora nel campo specifico, sia in grado di dare una spiegazione.
• Persone che, sebbene non siano del campo, formulano delle ipotesi, sebbene siano consce dei propri limiti e di quelli delle ipotesi che formulano.
• Persone che inventano storie per spiegare l’accaduto e pretendono che siano le più plausibili o addirittura le uniche vere.
• Persone che credono alle storie inventate per spiegare l’accaduto.

Gli atteggiamenti che condivido sono i primi tre e, solitamente, io mi ritrovo tra la seconda e la terza posizione.
Per quanto riguarda alcune peculiari guarigioni non prevedibili, ad esempio, io credo sia probabile che le capacità di auto-guarigione del nostro organismo e le precise correlazioni tra pensiero e salute siano ancora sottovalutate. Questa, tuttavia, è solo una mia supposizione e non mi permetterei mai di scavalcare chi si occupa della materia, atteggiandomi a possessore di una verità assoluta: la mia supposizione è priva di valore scientifico .
E’ sulla base di esempi come questo che mi chiedo come si possa avere la presunzione della certezza di determinate opinioni che usualmente sono fattivamente infondate o fondate malissimo.
Anche ammettendo, per assurdo, che un evento sia stato causato da qualche forza sconosciuta all’uomo, in base a cosa si attribuisce l’intervento ad una creatura sconosciuta e immaginata piuttosto che a un’altra? Come scegliere tra Dio, Dracula, gli U.F.O. e Gorge W. Bush ? Non è una scelta di comodo attribuire determinati interventi alla propria divinità?

In ogni caso, non tutti i credenti si accodano necessariamente alla miracolistica interpretazione di determinati fatti straordinari. Mi vengono in mente, ad esempio, le parole di una lettera “confidenziale ad un amico professore di antropologia” che mi è capitato di leggere.
Ecco un passo di tale lettera:
“A noi non importa più di giungere a Dio attraverso le dimostrazioni della metafisica medioevale o sulla testimonianza del miracolo e delle profezie: fatti questi ultimi che urtano anziché meravigliare la coscienza contemporanea, e che sfuggono al controllo dell’esperienza”.

Sembra confermato che il testo fosse di Geroge Tyrrell, gesuita e teologo irlandese che riteneva di dover slegare la fede dai miracoli. Purtroppo per Tyrrell, la reazione della Chiesa allora fu particolarmente forte ed egli si trovò dalla parte sbagliata della barricata. Qualcosa di simile accadde a Salvatore Minocchi che, in Memorie di un modernista, scrisse:
“Noi abbiamo tentato conciliare la scienza e la filosofia con le dottrine della Chiesa: però siamo stati detti equilibristi, ritardatari, ipocriti. Noi vorremmo credere: in Dio e nella Chiesa; offrire l’anima e la vita per rinnovare quel Cattolicesimo in cui siam nati e in cui vorremmo morire. Ma son reputato un nemico della Chiesa. Ed avrò quello che mi aspetta. «Colpire i capi»… Su queste amare considerazioni discendeva la notte. Anche sull’anima”.

Su queste amare considerazioni, non posso che continuare a sperare che chi si impegna nella seria ricerca continui a farlo, aiutando tutti noi a progredire ed avanzare nella conoscenza del reale.

em.il.

Pubblicato il 22 ottobre 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Presumo che “miracoli e profezie”, cui si riferisce il giuramento, siano quelli contenuti e raccontati dalla Bibbia, non quelli accaduti dopo, a rivelazione chiusa

    • Probabile, anche in considerazione di alcune delle posizioni del modernismo teologico contro cui la Chiesa ebbe una reazione particolarmente ferma (con l’introduzione, ad opera di Pio X, del giuramento di cui all’articolo – abolito dopo la chiusura del Concilio Vaticano II e la scomunica, tra gli altri, di Ernesto Buonaiuti). Tra queste posizioni c’erano le seguenti:

      – la Rivelazione non è davvero parola di Dio e neppure di Gesù Cristo, ma un prodotto naturale della nostra sub-coscienza;
      – la Fede non è un fatto oggettivo ma dipende dal sentimento di ciascuno;
      – i Dogmi sono simboli dell’esperienza interiore di ciascuno; la loro formulazione è frutto di uno sviluppo storico;
      – i Sacramenti derivano dal bisogno del cuore umano di dare una forma sensibile alla propria esperienza religiosa, non furono istituiti da Gesù Cristo e servono soltanto a tener vivo negli uomini il pensiero della presenza del Creatore;
      – il Magistero della Chiesa non ci comunica affatto la verità proveniente da Dio;
      – la Bibbia è una raccolta di episodi mitici e/o simbolici, e comunque non si tratta di un libro divinamente ispirato;
      – gli interventi di Dio nella storia (quali miracoli e profezie) non sono altro che racconti trasfigurati di esperienze interiori personali;
      – il Cristo della Fede è diverso dal Gesù della storia; la divinità di Cristo non si ricava dai Vangeli canonici;
      – il valore espiatorio e redentivo della morte di Cristo è frutto della teologia della croce elaborata dall’apostolo Paolo.

      Trovo alquanto interessante questo ripensamento del messaggio cristiano in chiave modernista ed è un peccato che gli artefici dello stesso siano stati “sconfitti” dalla Chiesa.

      Cordialmente
      em.il.

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