Risposta all’introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger

Risposta a http://costanzamiriano.wordpress.com/2012/08/28/i-limiti-della-moderna-concezione-della-realta-parte-prima/

Sono un essere effimero e in continua modifica, attratto dall’illusorietà di un “self” che crea da secoli il fraintendimento dell’anima e che si dibatte nel mondo percepito, nei limiti delle proprie percezioni e del raziocinio relativo.

Il dubbio è l’unica certezza che ho ed è anche la mia ricchezza maggiore. Veniamo dal tempo dei peggiori “ismi”, le cui tremende azioni non sembrano sorgere dal dubbio, ma dalla certezza. Difficilmente potrei immaginare l’olocausto, la strage dei kulaki o l’attentato alle Torri Gemelle come un atto di persone ragionevoli e ricche di dubbi. L’ombra della certezza, mi si consenta, ha un aspetto molto più cupo di quella del dubbio. La zona buia della fede ha un volto ben più brutto di quello della ragionevolezza.

In questo contesto, parlare di conoscenza, intendendo con questo conoscenza assoluta, è un non-sense. La conoscenza è qualcosa di gradualmente vero, tanto quella della natura quanto quella dei manufatti: è in quest’ambito sfumato che l’uomo può “conoscere” ben più della propria opera.

Gli strumenti per giungere a questa conoscenza parziale devono essere in grado di correggere i propri errori e la fede non è in grado di soddisfare questo requisito, a differenza di quanto accade con la ragione. La ragione, in cambio, più indagare la realtà con l’utilizzo di tecniche che non si limitano a matematica (il miglior linguaggio che abbiamo a disposizione per descrivere la natura in maniera umanamente oggettiva) e storia; abbiamo, infatti, anche la linguistica, la sociologia e l’economia – con tutti i difetti di queste scienze in cui l’impatto umanistico ha una discreta rilevanza.

L’affermazione “matematica e storia divengono ora le discipline predominanti; anzi, la storia ingoia quasi l’intero cosmo delle scienze” diviene, pertanto, senza senso, giacché matematica e storia percorrono la propria strada come il resto delle scienze. Mischiare Darwin e la storia significa tentare di aggiungere munizioni a un fucile evidentemente scarico: a questo punto si potrebbe dire che la poesia domina tutto, poiché in genetica è fondamentale la metrica dell’essere.

Il mondo non è la stabile sede dell’essere né è un fabbricato dell’uomo, che resta una misera creatura e al contempo un discreto predatore che ne abita la superficie.

In cambio, l’uomo può oggi guardare ben oltre di se stesso, rendendosi conto di non essere né il centro del mondo, né quello dell’universo – cosa che, invece, affermava chi lo voleva come creatura “centrale” della creazione.

em.il.

Pubblicato il 28 agosto 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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