Scienza e religione possono convivere pacificamente?

L’ateismo non ha alcuna connessione con la scienza?
Benché sia possibile essere uno scienziato e credere in Dio – come pare alcuni scienziati facciano – non v’è dubbio che l’avvicinamento al pensiero scientifico tenda a erodere, piuttosto che a supportare, la fede religiosa. Prendiamo come esempio la popolazione statunitense: la maggior parte delle inchieste mostra che circa il 90% della collettività crede in un Dio personale; tuttavia, il 93% dei membri dell’Accademia Nazionale delle Scienze non credono in Dio. Ciò suggerisce che poche forme di pensiero sono meno congeniali alla fede religiosa della scienza.
Sam Harris

Riporto sinteticamente uno stralcio di un dialogo che mi è capitato con un credente dichiaratosi non cattolico:

Credente: Scienza e religione possono convivere pacificamente?
Io: Dipende dalla posizione dello scienziato e da quella del religioso.
Vi è la possibilità di una convivenza pacifica, questo è indubbio.
Difatti, il fatto che alcuni religiosi desiderino scontrarsi contro determinate teorie scientifiche e/o negare fatti evidenti non esclude la possibilità che scienza e religione possano convivere. Fu lo stesso Giovanni Paolo II a dire: “Per delimitare bene il campo del loro oggetto di studio, l’esegeta e il teologo devono tenersi informati circa i risultati ai quali conducono le scienze della natura” (Discorso alla Pontificia Commissione Biblica, 23 aprile 1993, che annunciava il documento su l’interpretazione della Bibbia nella Chiesa; AAS 86, 1994, pp. 232-243).
Inoltre, diversi scienziati sono credenti, Cabibbo è solo l’esempio moderno più lampante, insieme, sembra, a Rubbia e a Zichichi, sul quale, tuttavia, la comunità scientifica pare nutrire diversi dubbi. Ancora, certi uomini di scienza appartengono, persino, al clero.
Posto questo, sebbene sembri confermato dai dati statistici che l’abitudine al metodo scientifico tende ad allontanare dalla fede, questa, come detto, sembra essere una mera tendenza che non implica, in alcun modo, un’impossibile convivenza.

Credente: La scienza è parte integrante e fondamentale della nostra religione, di quella vera, però, non di quella che ci racconta la chiesa. Dio in persona, senza intermediari, si è rivolto all’uomo poche volte, e preferibilmente al suo unico figlio diretto, l’unico creato direttamente da lui, dal nulla: Adamo. A lui direttamente Dio, dopo aver creato tutto l’universo, diede un incarico preciso: dare il nome alle cose da lui create. Dare il nome alle cose… per dare il nome alle cose, le devi conoscere… conoscenza… Dio in persona, in un colloquio a tu per tu con Adamo, gli ha dato l’incarico di studiare, di apprendere, di scoprire quanto da lui creato, e di conoscere… La scienza come fonte della conoscenza del creato, è il primo e unico incarico che arriva all’uomo direttamente dal suo creatore. Senza intermediazione. Senza Papi, Vescovi, Preti e altri uomini ad interpretare le sue parole. Ne consegue, in maniera evidente, che non semplicemente la Scienza è compatibile con la religione, ma ne è addirittura parte integrante, dovere primario per ogni cattolico, figlio di Dio e discendente di Adamo, di cui siamo tenuti a raccogliere l’eredità.
Io: Innanzitutto, devo dire che quando si fanno certe affermazioni sarebbe meglio sottolineare il “secondo me”.
E’ interessante, dal punto di vista religioso, che la sua “vera religione” contenga come elemento fondamentale la scienza e che “Dio in persona si sia rivolto a pochi uomini per comunicarlo”.
Eppure, l’argomento, è totalmente estraneo al punto di vista scientifico, almeno per quella che è la scienza conosciuta oggi. La sua è metafisica, un’ipotesi non falsificabile applicata alla scienza, ma la scienza è un’analisi della realtà, un’analisi le cui teorie devono essere controllabili.
Da quanto dice, risulterebbe una scienza da apprezzare in quanto dono di una divinità. Il suo punto di vista, in fondo, è uguale, anche se apparentemente opposto, a quello di coloro i quali vorrebbero limitare la ricerca scientifica, in quanto tali limitazioni sarebbero volute da una presupposta divinità.
Non sarebbe il caso di lasciare gli argomenti sulle divinità, che lei e questi altri apprezzate, fuori del campo della scienza e della filosofia della scienza, che risulta già sufficientemente ampio?

Credente: Il problema della convivenza tra religione e scienza se lo può porre solo chi crede in Dio… se uno non ci crede, non ha senso che si ponga il problema… meglio che dedichi le sue risorse ad altre attività, sicuramente più proficue.
Se invece se lo pone, nonostante le sue dichiarazioni, forse in fondo in fondo ci crede…
Io: Mi rincresce, ma ancora una volta non sono d’accordo.
La convivenza pratica, quella nel mondo reale, tra religione e scienza è un problema che riguarda tanto gli adepti delle varie religioni e/o sette quanto coloro che non credono in alcuna divinità: nel momento in cui una persona, che crede in una divinità, sostiene che una ricerca scientifica non possa essere effettuata perché immorale per la sua religione, tale persona sta mischiando due campi che dovrebbero essere paralleli, ma che divengono tangenti.
Ciononostante, penso che si stia riferendo al problema di convivenza tra religione e scienza nella coscienza del singolo. Anche questo problema, tuttavia, è interessante anche per chi non crede in una divinità, poiché da questo potrebbe scaturire un interessante studio sulle modalità operative del nostro cervello.
Infine, queste affermazioni sono un chiaro sintomo di un’idea sbagliata sugli atei. Veniamo, infatti, immaginati come persone che non si pongono proprio il problema Dio, quando nella realtà accade l’esatto opposto: difatti, l’ateo è, solitamente, proprio una persona che si è posta il problema di Dio ed ha concluso che non è plausibile credere alla sua esistenza. La volontà, il desiderio di dialogo sul tema indicano l’interessamento al tema e non una credenza di fondo.
Il non credente moderno non è un semplice disinteressato, al contrario dovrebbe essere colui che tenta un’analisi critica e razionale delle cose. La gran parte degli atei non afferma l’inesistenza di Dio, in cambio non afferma la sua esistenza fino a prova contraria, ovvero non ci crederà finché non avrà prove sufficienti.
L’ateismo debole non è un credo. Può essere una posizione derivante da una scelta filosofica, ma non è una fede. Senza tenere in considerazione queste premesse si fa un dialogo tra sordi.

Credente: In senso stretto, la religione si riferisce al rapporto tra l’uomo e una o più divinità. In questo senso, la religione non ha necessità di interferire con la ricerca della conoscenza. Se invece per religione ci si riferisce alle persone che, attraverso un’organizzazione più o meno ramificata utilizzano la religione per ottenere potere sulla gente, il discorso si fa differente. Ma non stiamo più parlando di religione. La scienza non è “merito” ma “incarico”.
Io: Per la terza volta non sono d’accordo, la religione non si “riferisce” al rapporto tra l’uomo e una o più divinità. La religione, volendo generalizzare, si “riferisce” al rapporto dell’uomo con la “potenza”. Eppure, posto così il discorso è troppo semplicistico e riduttivo, dovremmo analizzare il concetto di potenza, quello di tabù e l’ulteriore concetto di sacralità.
In ogni caso, non posso che concordare sul fatto che la “religione” e la “scienza” non dovrebbero interferire; religione e scienza sono in sé stessi elementi neutri, astratti. Il discorso voleva riguardare gli atteggiamenti delle persone derivanti dal background religioso e/o scientifico che vanno a creare punti tangenti tra i due campi.

em.il.

Pubblicato il 28 agosto 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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