Donne e religione

La donna non doveva essere plasmata nella prima creazione delle cose. Dice, infatti, Aristotele nel De Generatione Animalium che la femmina è un maschio mancato. Ma niente di mancato e di difettoso vi doveva essere nella prima struttura delle cose. Dunque, in quella prima istituzione delle cose la donna non doveva essere prodotta.
dalla “Summa Theologiae” di Tommaso d’Aquino

“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione” . In questo modo affettuoso, il santissimo Paolo di Tarso, l’apostolo dei gentili, da alcuni considerato il principale missionario dei Vangeli, si rivolgeva alle donne che, avendo udito che la libertà cristiana emancipava il gentil sesso da uno stato di inferiorità e annunciava uno stato di eguaglianza metafisica di fronte a Dio, pensavano poco saggiamente che il cristianesimo riconoscesse anche una parità terrena tra i sessi: dimenticavano, povere loro, il marchio di infamia che gli scrittori e gli interpreti della Bibbia avevano posto sulle figlie di Eva.
Il buon Paolo, seguito poi dalla maggioranza dei cristiani, impose autoritariamente che l’attitudine femminile non divergesse da quanto stabilito dall’autorità religiosa. La predisposizione naturale, scandita dalla legge divina dettata dagli uomini e non dalla natura stessa, non doveva essere assolutamente verso la vita pubblica, ma verso un silenzio riservato. La disposizione della donna all’insegnamento, pertanto, veniva individuata come qualcosa di innaturale, di intimamente erroneo; quanto è evidente l’erroneità di questa affermazione agli occhi di chi è cresciuto considerando la professione di maestro un ruolo di quasi esclusiva competenza femminile? Ovviamente, anche la posizione opposta alla prima è erronea, la disposizione all’insegnamento dovrebbe essere verificata nei singoli, senza prerogative di genere.

Posti questi insegnamenti, estremamente caratterizzati dalla cultura antiquata piuttosto che da un’ispirazione divina, il retto Paolo ci spiega che la donna deve essere sottomessa e subordinata; assicura, dunque, che l’uguaglianza ci sarà sicuramente, ma per vederla bisognerà aspettare di trovarsi nell’alto dei cieli, davanti a Dio, in un mondo trascendente: assolutamente, per il santo, non si deve parlare di parificazione nel reale immanente.
Per trovare ulteriori appigli, San Paolo si rifà a Genesi 2 individuando, nel fatto che Adamo fu formato per primo, la prova che “il capo della donna è l’uomo” e che essa deve occupare una posizione subordinata nella famiglia e nella società. Sempre lo stesso evangelizzatore tiene a sottolineare, come se fosse una sorta di verità assoluta, che la donna sarebbe più semplicemente adescabile dalle attrattive del maligno e dalla disubbidienza. Posto che questa presunta verità non è tale ed è al massimo un’idea di uno dei tanti maschilisti che affollano la nostra storia, ci sarebbe anche da dibattere sul fatto che la disobbedienza venga considerata una sorta di male, quando spesso l’indocilità e l’insubordinazione sono stati gli unici strumenti a disposizione dei più deboli nella lotta per i propri diritti.
Tornando alle parole del sant’uomo, egli desiderava che il messaggio fosse chiaro a tutti, difatti, ai Corinzi che non avevano ricevuto indicazioni sul corretto atteggiamento delle donne durante le adunanze, impose:
“Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio” .
I Corinzi, a quanto pare, avevano tratto la conclusione che la condizione d’inferiorità sociale della donna fosse abolita dal Vangelo. Per questo Paolo considerò necessario sottolineare immediatamente che il regno del suo Dio era un regno ordinato dall’alto in basso e l’uomo era fatto per dirigere la donna: l’uguaglianza spirituale proclamata in Galati 3:28 non toglieva che, nella vita sociale, vi dovesse essere subordinazione della moglie al marito e qualora non fosse stato ancora sufficientemente chiaro aggiunse “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore” .

Questo è il Nuovo Testamento, quello che, non si capisce esattamente come, riabiliterebbe la donna.

Del resto, difficilmente tale raccolta avrebbe potuto tradire le proprie radici, ovvero quel Vecchio Testamento in cui è ricordato che è “meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno” e in cui Mosè, il capo dei profeti, l’uomo che vide Dio faccia a faccia, il liberatore del popolo d’Israele affermò: “Avete lasciato in vita tutte le femmine? Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l’infedeltà verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore” .

E’ un fatto che le grandi religioni monoteiste, al di là dei particolarismi confessionali, hanno fatto a gara nel mostrare mancanza di riguardo e biasimo verso la donna.

E’ l’evoluzione sociale che ha attenuato la legge maschilista e misogina e non un’illuminazione proveniente da un singolo esponente religioso. Non sono le parole spese riguardo la madre del Cristo ad aver emancipato la donna, è la promozione sociale della donna ad aver supportato il diffondersi del culto della Madonna. Spostando lo sguardo su altre società possiamo vedere l’importanza dello progresso sociale diffuso: in particolare è esemplare la funzione della donna in diverse regioni islamiche dove il colonialismo, i regimi dispotici e il degrado culturale hanno limitato fortemente il ruolo del gentil sesso nella società.
Ayaan Hirsi Ali ha messo in evidenza nei suoi testi la necessità di discutere oggi della condizione femminile, in particolare affermando, nel testo Non sottomessa, “A mio avviso c’è un elemento particolare che viene messo troppo poco in evidenza, ovvero la morale sessuale dell’islam: una morale tipica delle società tribali premoderne, santificata nel Corano e ulteriormente elaborata negli insegnamenti del Profeta”.

em.il.

Pubblicato il 23 agosto 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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