Medita sui santi, ma non uccidere tuo figlio!

Meditare sui santi dell’Antico Testamento – che hanno atteso Cristo, hanno preparato la Sua venuta, e si sono protesi con desiderio verso di Lui – non è più cosa abituale per i credenti del nostro tempo. Invece, nei primi secoli cristiani essi erano figure familiari e amate, dai piccoli e dai grandi, perché la loro storia e i loro esempi formavano l’oggetto di lunghe e approfondite narrazioni e di interi cicli di predicazione. […] ciò che Abramo rappresenta finisce per interessarci poco, se non si radica nell’esperienza di un uomo vero, in carne ed ossa.
da Abramo, Mosè, Elia di Antonio M. Sicari

Abramo, Abramo, chi era costui?
In tempi moderni, nella società occidentale in cui vivo, come sottolineava l’autore di cui sopra, si è effettivamente andato perdendo l’attaccamento ai primi personaggi del racconto biblico. Questo non è un bene poiché, a prescindere dalla propria appartenenza o meno ad una religione, i miti hanno un importante valore culturale e conoscerli accresce la propria istruzione, fornendo nuovi input all’approccio alla realtà circostante.
Ahimè, spesso si incontrano persone, anche cattoliche, che non hanno idea di chi sia Abramo, questo personaggio, mitico o storico che lo si consideri, di primo piano nel sapere umano: le maggiori religioni monoteiste non si chiamano abramitiche per caso.

Le concezioni riguardanti Abramo non sono esattamente le medesime nelle tre maggiori religioni dal Dio unico, difatti partendo dall’analisi del Concilio Vaticano II “i testi conciliari in realtà non si sbilanciano oltre a un puntuale richiamo alle concezioni islamo-coraniche su Abramo, che non possono essere omologate completamente in una corretta risignificazione cristiana” ; questa lieve dissonanza, tuttavia, non pare avere impatti rilevanti sulla natura del patriarca.

Tornando alla necessità di diffondere un po’ di conoscenza sul capostipite, senza alcuna pretesa di fornire informazioni nuove o storicamente adeguate, è necessario partire dal presupposto che sia chi afferma con certezza e semplicità disarmante “Abramo non è mai esistito”, sia chi sostiene fermamente e incautamente “è sicuramente esistito”, commette un errore, facendo asserzioni con scarso valore storico.

Come noto, la storia, con le sue fonti imperfette di informazione, deve sottostare a regole ferree per dare dignità a sé stessa. Per questo, al fine di appurare la veridicità dei fatti e verificare le connessioni tra gli stessi, è necessario avere a disposizione testimonianze indipendenti, testimonianze che, con riferimento ad Abramo, difettano.
Sarebbe imprudente utilizzare le colorite storie della Genesi come fonti storiche; queste narrazioni, infatti, sono giunte a noi attraverso una tradizione orale di secoli e, verosimilmente, l’attività di più autori.

Secondo l’interpretazione panbabilonica, espressa dalla scuola secondo cui la Bibbia deriverebbe dalla cultura e dalla mitologia babilonica, i patriarchi come altre parti importanti parti della Bibbia risentirono dell’influenza mitico-astrale.

Senza volere giungere a tanto, se Evemero affermò che dietro le divinità mitiche si potevano nascondere dei personaggi storici glorificati, non è opportuno scartare del tutto l’ipotesi dell’esistenza di un Abramo storico.

Il personaggio potrebbe anche celare ricordi dei primordi d’Israele, come Giacobbe e parte dei membri della genealogia di Abramo stesso. Tuttavia, mentre Giacobbe rappresentava tutto il popolo d’Israele e diversi nomi della genealogia abramitica sono diventati toponimi presso gli Amorriti dell’alto Eufrate, una tribù col nome di Abramo non è mai menzionata nella Bibbia . Ciononostante, l’origine del termine Abramo potrebbe essere individuabile nell’eponimo di una tribù di pastori della Palestina , il gruppo denominato Raham, da Banu Raham “i figli di Raham”, il cui progenitore mitico sarebbe stato chiamato Ab-Raham, dove Ab deriverebbe da Abū “padre”. Di questa tribù si è trovata menzione in una stele di Seti I trovata a Bet-She’an e risalente XIII secolo a.c.

Questo è quanto, documenti alla mano, si può dire con un minimo di evidenza riguardo Abramo che, secondo il mito, sarebbe stato il primo dei patriarchi, il fondatore della Mecca e il costruttore della Ka’ba, verso la quale i Musulmani si rivolgono pregando.

Volendo passare ad un’analisi fatta partendo dal presupposto che sia stato una persona fisica specifica, sebbene non sia vagliabile la sua storicità, le cose più plausibili sul suo conto sono che la sua famiglia sarebbe emigrata nel paese di Canaan da Ur, in Mesopotamia – la città attualmente denominata Tell el-Mukayyar, anche se, secondo alcuni studiosi, sarebbe da identificare in Urfa, città del sud-est dell’Anatolia – seguendo le migrazioni causate dalla forte pressione demografica dovuta ad una progressiva desertificazione dei terreni. “Abramo vive come nomade in una civiltà agricola che impedisce a lui e agli altri patriarchi di stabilire legami matrimoniali con le famiglie indigene. Abramo viene designato come “ebreo” (‘ivri), termine che non va considerato come sinonimo di israelita: infatti gli habiru dei testi cuneiformi mesopotamici e i ‘pwr dei testi egiziani, che vengono identificati come ebrei, più che un popolo sono uno strato sociale basso, formato da stranieri, nomadi o schiavi, il che non impedisce ad alcuni di loro di raggiungere posizioni di prestigio. Le primitive civiltà tribali bibliche erano impostate sulla poligamia e infatti Abramo, il cui nome significa “padre di molti popoli”, aveva diverse concubine; con la moglie Sara egli generò Isacco, padre di Esaù e di Giacobbe, il quale ultimo, chiamato in seguito Israele, viene considerato il capostipite diretto delle dodici tribù del popolo ebraico. Con la concubina egiziana Agar, invece, Abramo generò Ismaele, capostipite di dodici gruppi appartenenti a una federazione protobeduina che territorialmente si estendeva sull’intera Arabia settentrionale” .

Senza entrare troppo nel dettaglio di materie che altri hanno il compito di trattare adeguatamente, abbiamo stabilito, dunque, un primo punto su chi o cosa potesse essere Abramo.
Posto ciò, discorrendo del personaggio, non si può ignorare l’episodio della sua “vita” più complesso da interpretare, almeno a livello teologico: mi sto riferendo alla “questione Isacco”, che alcuni credenti definiscono una pietra troppo grossa da ingoiare.

Al riguardo è, probabilmente, meglio riepilogare la storia, riportando direttamente il racconto biblico:
Genesi 22:1 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». 3 Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. 4 Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. 5 Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». 6 Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme. 7 Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». 8 Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt’e due insieme; 9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. 10 Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 11 Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 12 L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio».

Alcuni cristiani, parlando dell’episodio, hanno l’abitudine o il vizio di soffermarsi sulla bontà del loro Dio che, anche tramite questa vicenda, avrebbe insegnato agli uomini che i sacrifici umani non sono giusti.
A prescindere da questa bizzarra spiegazione, focalizzandosi sul loro Dio serio e perbene, paiono dimenticare per strada il caro Abramo, disposto ad uccidere suo figlio senza spiegazione alcuna, solo perché la sua divinità generosa glielo avrebbe ordinato. Abramo sarebbe disposto ad uccidere il sangue del suo sangue di propria mano credendo in un Dio “giusto”, che gli avrebbe fatto molti doni!
Insomma, l’insegnamento del passo pare proprio essere: fa sempre ciò che Dio ti comanda, perché, anche se ti sembra la cosa più tremenda e assurda al mondo, è una cosa buona. Ecco, difatti, come ne parla un commentario “Chi, se non Abraamo, avrebbe potuto discutere con Dio? Tale sarebbe stato il pensiero di un cuore debole, ma Abraamo sapeva che aveva a che fare con Dio, Jehova. La fede non gli aveva insegnato a discutere ma ad obbedire. Egli è sicuro che tutto quello che Dio ordina è buono e che quello che egli promette non può essere vanificato. Nelle cose di Dio chi ragiona umanamente, secondo la carne e il sangue, non avrebbe mai offerto il suo Isacco a Dio”. Questo Dio non è molto simile a quello che ordinò a dei kamikaze di schiantarsi contro le Torri Gemelle?

“La fede non gli aveva insegnato a discutere ma ad obbedire”! Qualora Abramo avesse messo in discussione l’atroce e crudele ordine sarebbe stato un “cuore debole”! Ciò, a me, fa venire i brividi e non può che portare la mente agli estremismi che oggi tanto ci spaventano. Mi pare, leggendo quei versi, di fare un viaggio che coinvolge contemporaneamente il presente ed il passato del Medio Oriente, un viaggio tra gente che, convinta di essere nel giusto, è disposta a qualunque azione, subordinando il valore di una vita terrena e tangibile a quello dell’amore per un creatura indefinita e intangibile.

Opera secondo ragione e coscienza a prescindere da quello che dirà l’autorità costituita, si chiami essa Dio, scuola o società, questo è l’unico insegnamento che darei, se fossi nella posizione di darne uno e uno soltanto.
Non essere disposto ad uccidere tuo figlio, chiunque te lo ordini: è davvero necessario che lo si dica?

em.il.

Pubblicato il 22 agosto 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo.. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. siete fuori strada.

    a parte che non si capisce perché dovrebbe essere “bizzarro” un mito che vieta i sacrifici umani,
    non è in questione l’amore per i figli, ma la promessa e l’immagine di Dio.
    Isacco non solo il figlio amato, ma è il dono di Dio e la realizzazione delle sue promesse ad Abramo.
    Essere disposti a “restituirlo” è segno che lo si è accolto davvero come “dono” di grazia, su cui non si ha nessun diritto,
    Inoltre insegna a non chiudersi nell’immagine di Dio che ci siamo creati

    • Caro don Alberto, non è il mito in quanto tale a essere bizzarro (un mito che tratta ed esalta un padre disposto a uccidere il figlio per me è aggettivabile in modo diverso da “bizzarro”), quanto la spiegazione del medesimo.

      Eppure, come dicevo, lasciando da parte la spiegazione (al cui riguardo ci si potrebbe dilungare altrove) parlo dei fatti e i fatti sono un padre che intende togliere la vita al figlio perché “gliel’ha detto Dio”.

      Tu mi dici che il figlio è “il dono di Dio da restituire” e ho l’impressione che utilizzando questi termini tu tenda a dimenticare la natura umana di Isacco.

      L’essere disposto a “restituirlo”, come dici tu, significa che il padre era disposto a uccidere (assassinare) il figlio perché aveva sentito la voce del suo Dio che gli chiedeva di fare questa cosa e non gli sembrava per nulla strano compiere quel gesto e il Dio di cui parli non condanna in alcun modo quello stesso vergognoso gesto.

      Ripeto, è un insegnamento totalmente differente da qualsiasi valore io possa dire di avere.

      Chiunque mi avesse donato un figlio, ma anche un cane o un gatto, non avrebbe nessun diritto di chiedermi di uccidere quella creatura, anche se oltre a farmi quei doni mi avesse donato un milione di euro e la vita eterna.

      em.il.

      PS Non capisco il voi dell’inizio, sono solo io a scrivere.

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