… E L’UOMO CREO’ DIO A PROPRIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

[…] I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti, voce e figura come loro. Ma se i bovi e i cavalli e i leoni avessero le mani, o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei, e simili ai bovi il bove, e farebbero loro dei corpi come quelli che ha ciascuno di loro. Gli Etiopi dicono che i loro dèi hanno il naso camuso e son neri, i Traci che hanno gli occhi azzurri e i capelli rossi.
dalle Elegie di Senofane

Quanti sono pronti a sorridere dell’usanza pagana di immaginare le divinità come uomini, con l’aspetto, i pregi ed i difetti appartenenti all’umana specie? Gelosi, coraggiosi o perplessi che fossero, questi déi sono piombati nel mito, in quelle fantastiche narrazioni che molti confondono con favole e che favole assolutamente non sono.
Per quale motivo è semplice e scontato mettere in discussione questa personalizzazione del divino, tanto che in molti casi non è neanche necessario renderla esplicita? Perché quasi nessuno oggi penserebbe mai di credere a tali “fantasie”?
Probabilmente perché, attraverso l’utilizzo dell’immagine e, in parte, del carattere difettoso, risulta chiaro che le divinità umanamente rappresentate non possono che essere state create dagli uomini in base alla loro conoscenza del reale; in sintesi, gli uomini crearono gli déi a loro immagine e somiglianza. Risulta, così, apparente l’idolatria di un uomo che, attraverso la religione, si convince di adorare una divinità, mentre sta adorando la sua stessa natura.

E’, verosimilmente, da questa scontata evidenza che parte la critica del greco Senofane ad un antropomorfismo, che, tuttavia, è solo apparentemente rozzo e grossolano.
Senza voler indagare la differenza tra divinità del popolo e divinità delle élite intellettuali, ricerca da cui potrebbero sorgere interessanti dubbi sulle convinzioni diffuse circa il credo ellenico, sarei lieto se si potesse approfondire il discorso riguardante l’antropomorfismo e se una domanda, in particolare, si diffondesse: è sufficiente la rimozione della figura, ovvero della rappresentazione della divinità attraverso immagini, perché si possa evitare la personalizzazione del divino?
La risposta non dovrebbe che poter essere altro che, razionalmente, negativa. La rimozione della figura dovrebbe essere solo uno degli elementi necessari, ma non è affatto l’elemento sufficiente per essere certi del non antropomorfismo. In parole povere, anche non attribuendo una figura umana alla divinità possiamo attribuirgli caratteristiche umane.

L’amore è un concetto e un sentimento umano.
La bontà e la misericordia sono predicati i cui significati sono stati codificati, per quanto ne sappiamo, dalla specie umana. Non esiste in natura un oggetto che sia buono e misericordioso per sé.
La giustizia non è una qualità osservabile, oggettivamente, in natura. E’ una valutazione soggettiva dell’uomo, rendibile meno soggettiva solo attraverso la condivisione tra più uomini.

Posto ciò, anche la divinità non raffigurata ma descritta con significanti umani è antropomorfa, l’uomo bianco non immagina più una divinità bianca, o, almeno, non lo fa più in teoria, perché in pratica in molti sono ancora legati al Vecchio Canuto e Barbuto; eppure, dovendo rappresentare la sua divinità, la crea buona, amorevole e giusta, perché egli individua la bontà, l’amore e la giustizia come qualcosa di positivo. Si crea la miglior divinità per quanto l’umana mente possa immaginarla, dandole caratteristiche limitate a ciò che la stessa immaginazione umana può concepire.

L’unico reale ulteriore sforzo che compiono le religioni monoteiste diffuse, rispetto ai culti criticati da Senofane, è quello di operare una sottrazione ulteriore, la sottrazione di alcuni limiti peculiari: prendono l’amore e lo aggettivano come infinito, afferrano la misericordia e la rendono illimitata, si appropriano della capacità di fare qualcosa, della potenza, facendola divenire capacità di fare tutto, ovvero onnipotenza. Facendo ciò, non si rendono conto di giungere a proporre contraddizioni in termini come risulta essere la parola onnipotenza.

L’antitesi tra genere umano e genere divino passa dalla differenziazione dovuta all’immortalità, ottenuta attraverso la rimozione del limite temporale della vita, alla differenziazione dovuta alla rimozione di altri limiti, siano essi legati al potere, alla conoscenza o all’amore. Tale antitesi, tuttavia, non si realizza tra due soggetti reali, ma tra uno esistente e un altro immaginato. Il secondo, quello immaginato, risulta essere la bella copia del primo, liberata dai difetti che questi riconosce in sé stesso.

Pare che nella maggioranza dei casi, tuttavia, non basti una figura da porre nell’alto dei cieli per avere un credo sufficientemente forte. Le persone, soprattutto nel nostro occidente, sembrano necessitare di un volto a cui rivolgersi.
In parte, la forza del cristianesimo pare essere proprio questa: si fornisce alla gente un volto di Dio e tale volto appartiene ad un mito, ad una persona disposta a giungere al sacrificio estremo per difendere i propri ideali. Il viso antropomorfo, tuttavia, è anche il motivo per cui alcuni, pur senza rinnegare il valore previamente assegnato alla componente meramente umana del Cristo, si allontanano dal credo fermo e dogmatico del cattolicesimo. Tali persone avvertono la forzatura presente nella trinità; il Dio “umanizzato” in Cristo, difatti, a livello logico non è credibile più di quanto lo fosse Zeus “cuculizzato” o lo sia stato l’incarnazione di un grande avatar in Sai Baba. Ovviamente, l’impatto morale odierno in occidente delle tre “storie” è diverso, eppure questa differenza morale non dovrebbe avere ripercussioni sulla similare credibilità delle metamorfosi di cui si parla.
Purtroppo, assegnando la qualità divina ad un uomo, si precipita ancora di più nel vizio dell’antropomorfismo; pare che si torni a piè pari nei tempi per niente andati, quelli in cui il divino doveva essere parte del quotidiano, spiegazione per l’altrimenti spiegabile e conforto decidente da sostituire a leggi impersonali, nei momenti in cui il punto di controllo della vita era necessariamente esterno alle nostre scelte ed azioni.

L’unico modo per non ridurre il divino, per non ingabbiarlo direttamente o indirettamente tramite l’umana natura sarebbe caratterizzarlo in maniera esclusivamente negativa, evitando altresì di forzarlo ad inglobare una volontà, anch’essa caratteristica propria della mente umana.
Eppure, che senso avrebbe un soggetto privo di predicati? Un oggetto privo di qualità è un oggetto non immaginabile, effettivamente non esistente nella mente, se non a livello negativo.

Pare di essere giunti ad un dilemma in cui ci viene imposto di scegliere, qualora volessimo credere, tra una divinità limitata ed una priva di caratteristiche immaginabili. Con riferimento alla prima, l’essere umano, dovendo immaginare un Dio in un certo modo, non potrà che rifarsi ai suoi semplici e banali schemi di pensiero, descrivendo, in questo modo, la sua divinità come altrettanto semplice e banale: si potrebbe, in tal modo, giungere ad affermare che la prima regola voluta da un essere in grado di creare l’intero universo sarebbe stata qualcosa del tipo “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Con riferimento alla seconda, si passa rapidamente dal credo al “non credo”.

em.il.

Pubblicato il 25 gennaio 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SyncRonyA

Benvenuto nel mondo del fantastico, ti aspettano film, serie TV, libri e qualche dritta per gli scrittori

tiropoderoso

In fase di lavorazione...sempre e comunque

Io, ateo

La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità. (André Gide)

A Magical Place

Cinema, Serie TV, Fumetti, ed altro...

Il Trono di Spade

L'inverno sta arrivando.

librolandia

Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

brrrainblog

Così è, se vi pare.

Not A Blog

Così è, se vi pare.

Il Disinformatico

Così è, se vi pare.

Haramlik

Così è, se vi pare.

Fuffologia

Fuffari e creduloni: se li conosci non ti uccidono

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: