Sono ateo?

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
dal vangelo secondo Matteo (Mt 27, 46)

Sono ateo?
Non credo all’inesistenza di Dio, ovvero non ho la fondata certezza della sua non esistenza.
Tuttavia, non credo alla sua esistenza, in quanto non ho alcuna prova che ritengo plausibile a supporto della stessa.

Non sono agnostico, poiché non mi pongo in una posizione di dubbio sulla sua esistenza; quando mi si chiede se credo all’esistenza di Dio, la mia risposta non può che essere: No.

Dunque, sono evidentemente un ateo, sebbene o proprio perché l’inesistenza delle divinità assortite non sia per me una verità indiscussa e indiscutibile. Difatti, resto decisamente aperto a ragioni o fatti che supportino la veridicità dell’esistenza divina. In effetti, devo essere ateo semplicemente perché tutte le motivazioni che dovrebbero confermare la plausibilità dell’esistenza divina, analizzate fino ad oggi, mi fanno ritenere l’ipotesi infondata o superflua.

In molti casi, diffusi nel nostro occidente, la divinità appare come una mera eredità scomoda, lasciata dai nostri antenati: un’ipotesi di un ente supremo particolarmente antropomorfo, che si pone al di qua del limite di demarcazione che dovrebbe separare la scienza dalla metafisica. Il mio pensiero va ai tanti che credono in un dio che, sebbene non lanci fulmini, di volta in volta lancia segnali attraverso strani e dolorosi segni sul corpo della gente, interviene costantemente nelle vicende dei singoli individui, o provoca cataclismi naturali perché qualcuno pare non adorarla sufficientemente bene.
Verso questo grossolano concetto divino non posso che porre, sulla mia scala dell’attendibilità, la sua non esistenza ad un grado di verità talmente alto da non ritenere necessario il ricordare che sto parlando di una verità da inserire all’interno di una scala.
Non trovo la posizione di chi ci crede molto diversa da quella di chi crede che porti sfortuna un gatto nero che ti attraversa la strada o che, al contrario, toccare la schiena di un gobbo sia benaugurante.

Superando a piè pari le divinità/superstizioni, esistono altri tipi divini, molto più interessanti, che, tuttavia, risultano essere un’ipotesi semplicemente superflua. Si noti, ad esempio, come relazionandosi con la più famosa espressione concernente la divinità di natura panteista, la confutazione logica possa apparire piuttosto banale: se Dio è la natura, perché non limitarsi a definirla semplicemente natura eliminando il termine “Dio” che porta con sé uno strascico di significati improduttivi e fuori contesto?
Il panteismo, in effetti, sembra una sorta di corridoio sufficientemente affollato che porta dal teismo al bivio agnosticismo-ateismo. Questa visione pare effettuare una semplice ridefinizione del termine “Dio”, ancor di più se si elimina il carattere senziente dell’ente e ogni aspetto finalistico dell’esistenza.

Se la divinità panteista risulta, dunque, una ridefinizione priva di utilità, in quanto anziché chiarire un determinato termine pare intorbidirne diversi, esistono altri concetti divini molto fumosi, che trovano, spesso, le proprie fondamenta su di un errore ordinario: coloro che ci credono, nella maggior parte dei casi, paragonano l’universo ad un libro, ad una biblioteca o ad un programma e concludono che deve esistere un nume scrittore, bibliotecario o programmatore. Eppure, da un’ipotetica affermazione “Maria è leggera come una farfalla” non ci si sognerebbe mai di trarre la conclusione “Maria con un paio di ali volerebbe”. Questo perché similitudini e metafore sono magnifici strumenti dialettici e didattici, ma risultano essere mezzi scomodi da utilizzare nell’ambito di analisi che dovrebbero riguardare la logica. Per questo quegli incantevoli veicoli retorici portano frequentemente, come nei casi indicati, a conclusioni fuorvianti.
Il DNA non è un programma nel senso classico del termine, i pianeti non sono libri sugli scaffali dell’universo e la vita non è un testo da battere a macchina.

Posto che tutti si sia d’accordo sul fatto che sebbene Maria sia leggere come una farfalla, Maria non è una farfalla, si può passare ai credenti che, con coerenza, pongono la propria divinità, in tutto o in parte, nell’ambito del non attualmente dimostrabile, dell’attualmente metafisico. Eppure, queste divinità completamente o parzialmente metafisiche, nel momento in cui non rientrano nell’ambito delle credenze per fede del soggetto, hanno il medesimo valore di qualunque altra ipotesi, che si trovi al medesimo livello logico. Coloro che dicono di crederci, sovente, partono dall’affermazione che la natura risulterebbe assolutamente inspiegabile senza una divinità alle sue spalle. Costoro, francamente, paiono spiegare cose non ancora comprensibili, tirando in ballo una causa assolutamente imperscrutabile.
Allo stesso modo, partendo dal presupposto che causa ed effetto non paiono poter essere logicamente infinite, alcuni si appellano ad una causa infinita: cosa cambia, esattamente, tra una catena infinita di causa ed effetto e una causa senza fine?

Ciò detto, sarebbe spiacevole concludere questo discorso con la brevissima analisi di qualche punto di vista. Rimane, infatti, una domanda rilevante: considerato che è palese che non ci sia un argomento conclusivo circa l’inesistenza divina, posso considerarmi ateo sia a livello filosofico che pratico?
La mia personalissima risposta è sì; circa le domande per le quali non ho risposta affidabile sulla base dei miei canoni, non mi pongo in una posizione di credenza, poiché ritengo sia perfettamente inutile credere in qualcosa al riguardo. Circa le domande per le quali ho una risposta che ritengo credibile, non ho elementi per asserire di credere all’esistenza divina, al contrario ho diversi fattori che mi portano a ritenere non plausibili la gran parte dei particolari di molteplici divinità.

Pertanto, sebbene la definizione “ateo” sia un’etichettatura pensata da chi vedeva un mondo in bianco e nero e, nonostante mi renda conto del fantastico ordine universale, mi sento di poter dire che non credo all’esistenza di Dio, qualunque sia il suo nome; per questo sono innocentemente ateo, pur rimanendo ansioso di conoscere la divinità che non ho ancora incontrato o compreso.

E’ ovvio che, se il concetto di divino fosse socialmente e culturalmente morto, io non avrei alcuna necessità di chiarire che non credo in Dio e di spiegare il mio ateismo, poiché la mia posizione sarebbe scontata, implicita ad un eventuale silenzio circa le mie idee.
Tuttavia, ad oggi, divinità arcaiche sono particolarmente diffuse ed è per questo che sento la necessità di ribadire che non sono ateo perché il mio cuore è chiuso e insensibile o perché sono una persona malvagia; sono ateo perché con onestà intellettuale osservo il mondo con lo scrupolo che mi è possibile e non posso affermare di credere che esista un Dio.

em.il.

Pubblicato il 23 gennaio 2012 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SyncRonyA

Benvenuto nel mondo del fantastico, ti aspettano film, serie TV, libri e qualche dritta per gli scrittori

tiropoderoso

In fase di lavorazione...sempre e comunque

Io, ateo

La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità. (André Gide)

A Magical Place

Cinema, Serie TV, Fumetti, ed altro...

Il Trono di Spade

L'inverno sta arrivando.

librolandia

Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

brrrainblog

Così è, se vi pare.

Not A Blog

Così è, se vi pare.

Il Disinformatico

Così è, se vi pare.

Haramlik

Così è, se vi pare.

Fuffologia

Fuffari e creduloni: se li conosci non ti uccidono

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: