Intervista agli… ebrei

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative dirette a incoraggiare il dialogo interreligioso, ovvero la cooperazione tra persone appartenenti a diverse tradizioni religiose, tesa a implementare la reciproca comprensione e la mutua tolleranza.

In questo contesto, non avendo occasione di incontrare direttamente rappresentanti delle varie correnti religiose, ho deciso di sfruttare lo strumento dei forum per interfacciarmi con gli stessi, ponendo alcune domande.

Il primo “esperimento” al riguardo è stato da me compiuto attraverso il forum http://forumbiblico.forumfree.it

Quanto segue è una sintesi del risultato ottenuto, con piccole variazioni atte a ridurre la lunghezza delle risposte, che non credo ne abbiano modificato il senso:

D. Posto che “in quanto ai morti, non sono consci di nulla, né hanno più alcun salario, perché il ricordo d’essi è stato dimenticato” (Eccl.9:5), lasciando da parte la Resurrezione in cui credete, qual è la vostra posizione circa la vita dopo la morte, con particolare riferimento all’anima?
R. Non esiste una sola posizione ebraica sull’argomento. Nel Talmud la morte è un sonno profondo, sessanta volte più profondo del sonno normale, con cessazione delle funzioni vitali. Per quanto riguarda il destino dell’anima nel periodo fino alla resurrezione, essa ritorna a D-O ma il discorso è complicato perché dovremmo spiegare che cosa è l’anima per il pensiero ebraico.

D. Dunque, “dovremmo spiegare che cosa è l’anima per il pensiero ebraico”, è una spiegazione che mi interesserebbe molto.
R. L’Ebraismo crede che l’anima, una volta morto il corpo, torna a D-o, da intendersi in senso figurativo. Cioè torna nella mente di D-o per poi in futuro risuscitarla in un nuovo corpo.
Ci sono diversi termini che nella lingua italiana vengono tradotti “anima” e fra questi c’è anche “nefesh”. Nefesh è la creatura in se, anima e corpo, ma più precisamente è ciò che anima il corpo, ossia la vitalità, la vita stessa del corpo. Questa vitalità secondo la Torah è contenuta nel sangue, la nefesh è dunque il sangue.
L’anima invece intesa come la psiche viene designata in ebraico col termine “neshamà” ed essa proviene da D-o. Secondo qualche passo del Midrash, la Neshamà è qualcosa di materiale che viene estratta dal corpo al momento della morte. Spesso si confondono i termini “neshamà”(anima) con ruach (spirito,soffio), che è detto proviene direttamente da D-o. E’ da intendersi in senso figurativo che la neshamà parte da D-o viene nel mondo, fà la sua vita e poi torna di nuovo a D-o. L’anima torna a D-o, ossia figurativamente nella Mente di D-o, nel senso che Egli ne ricorda tutte le parti e nella resurrezione ricreerà il corpo e la psiche.
Bisogna cercare di intuire nel termine “ruach” (lo stesso che indica il vento, il soffio della bocca e lo spirito che sale a D-o) un significato figurativo che implica una forza, energia invisibile, di cui se ne sentono solo gli effetti, come appunto il vento e il soffio della bocca. Lo spirito non è altro che l’energia misteriosa che procede da D-o e che ci permette di vivere.

D. Ritenete che il messaggio cristiano sia stato conservato o alterato da Paolo di Tarso? Nel secondo caso, in che modo?
R. Paolo di Tarso è il “sistematizzatore” del cristianesimo. Il suo è un ebraismo ellenizzato e proprio delle credenze in demoni abitatori del cielo che governano gli uomini (Gesù stesso pare credere a questa cosa, che però è estranea all’ortodossia ebraica). Non è possibile dire che Paolo sia il primo cristiano, o che lo fossero Apostoli e Gesù, poiché il terminus cristiano è tardivo. Paolo fu un eretico all’interno dell’ebraismo, che ha creato una nuova religione che non ha nulla a che fare con l’ebraismo stesso.
I vangeli, all’occhio di chi conosce l’ebraico, le tradizioni ebraiche e le scritture in lingua ebraica, sono stati redatti da persone che conoscevano poco e male l’ebraismo.

D. Cosa pensate della figura della donna nella società moderna?
R. Il ruolo della donna nella società odierna è di interesse primario. Zipi Livni e fu, per breve tempo, anche capo del governo. Il capo del più grande partito dell’opposizione, i partito del lavoro è anche una donna Sheli Yechimovich e potenzialmente potrebbe essere eletta capo del governo. Non dimentichiamo Golda Meir, protagonista nella guerra di Kippur.
L’ebraicità è trasmessa in linea materna. Il rabbinato ha enorme considerazione del ruolo della donna nella società, e sono promesse iniziative a sostegno della dignità della donna, della sua inviolabilità (come di ogni persona). Purtroppo l’ebraismo è religione patriarcale, per cui il ruolo storico della donna è stato di subordinanza all’uomo.
La donna ha un ruolo fondamentale nella società odierna, paritario all’uomo ma con compiti e prerogative diversi. Ovviamente anche in questo caso vi sono compiti e funzioni che variano a seconda del pensiero dei vari ebrei, delle loro tradizioni di appartenenza ecc.
Ovviamente, ci sono ambienti ultraortodossi nei quali la donna resta nel ruolo antico.

D. Secondo alcuni, l’ebraismo quasi fin dalla sua origine prevedeva che le donne avessero diritti economici e la facoltà di accettare o rifiutare il loro matrimonio. Inoltre, nella tradizione ebrea ci sarebbero diverse donne che hanno svolto il ruolo di comandanti militari, profetesse o che hanno preso iniziative politiche e spirituali. Ciò detto, sembra che alcune tendenze “ultraortodosse” desiderino eliminare o quasi la presenza della donna dalla sfera pubblica. Questi giustificherebbero ciò in qualità di “sublimazione della supremazia spirituale della donna che non necessita di mimare gli uomini”. Tuttavia, l’impressione è che questa sia un banale tentativo di giustificare teoricamente una discriminazione pratica della donna, intendendo, ad esempio, proibire loro la possibilità di indossare pantaloni o abiti scollati.
R. Non esiste una sola posizione ebraica, ogni gruppo ha i suoi “minaghim”, cioè gli usi tramandati di generazione in generazione, a seconda delle appartenenze: tradizioni sefardite, askenazite ecc.
La donna storicamente, presso il Popolo d’Israele ha un ruolo fondamentale: educazione dei figli, sovraintendenza a tutte le regole ed esigenze della casa e della famiglia e aiuto e guida spirituale per il marito.
Nella tradizione ebraica è fatto divieto al marito di prendere decisioni indipendenti, relative all’ambito familiare, in cui la moglie non sia d’accordo.
Il ruolo della donna ebrea è cambiato rispetto a prima. La donna ebrea moderna ha voluto non solo prendere parte della difesa militare del paese, quindi si è posta come dovere nell’interesse della nazione, ma ha voluto anche dedicarsi all’attività sia nello studio, che nel lavoro e nella politica.
Conosco molte donne ortodosse e sposate che svolgono ruoli importanti nel mondo del lavoro, dell’arte, delle libere professioni, fuori casa. E vi sono anche ambienti ultraortodossi nei quali la donna resta nel ruolo antico, mentre ciò che avviene fuori casa rimane di pertinenza del marito, il quale storicamente si occupava della caccia, dell’agricoltura, del commercio o della difesa in guerra.
Tuttavia, è contro i precetti della Torah che una donna entri nell’esercito in qualità di soldato (non ci sono episodi nella Torah dove le donne vengano chiamate a combattere); secondo alcuni rabbini il problema delle donne nell’esercito sarebbe anche dovuto alla promiscuità con i soldati maschi, e al fatto che debbano indossare uniformi maschili (altra infrazione di un precetto della Torah).
Dunque le soldatesse israeliane sono da considerarsi generalmente non-praticanti.

D. Qual è il vostro rapporto con l’Islam e cosa pensate del Corano?
R. Molti ebrei considerano l’Islam una religione altamente evoluta. Ogni singolo ebreo ha dell’islam una propria idea personale; all’interno della strutture religione ebraismo, islam e cristianesimo percorrono un cammino di dialogo profondo, spesso ostacolato da particolarismi che sono propri della dialettica dialogica, particolarismi a volte superabili a volte meno. Il Corano è un testo religioso per il quale ebrei e cristiani hanno profondo rispetto.
Per quello che io ho letto, il Corano è un’opera che ha preso di qua e di là, allo scopo di creare il canone per una nuova religione antagonista a Ebraismo e Cristianesimo. Insomma una copia sincretica di vari concetti. Questo ovviamente non implica una diminuzione del mio rispetto per l’Islam.

D. Il tetragramma JHWH, oltre ad essere il nome di Dio, ha altri significati?
R. Il tetragramma Sacro è il Nome Divino, impronunciabile e di cui non si conosce nemmeno più l’esatta pronuncia.

D. Ritenete che si debba approfondire lo studio dei motivi per cui, secondo alcuni studiosi, nella Genesi erano presenti due nomi propri di Dio (JHWH e Elohim)?
R. La Genesi ha in se varie fonti: Javista Eloista mentre tutta la Scrittura le presenta ambedue in più essa ha la Deuteronomista e la Sacerdotale. In quella javista è usato appunto THWH per indicare Dio, nell’eloista si usa El – Elohim e nella sacerdotale raccoglie testi anche molto antichi, ma sviluppati in epoca post esilio. Riguarda essenzialmente norme liturgiche e rituali. È predominante soprattutto nel Levitico.

D. Alcuni sostengono che l’uso del termine Elohim sia un’evidenza della Trinità, voi come vi ponete al riguardo?
R. Il Nome Sacro è uno solo. Elohim non vuol dire D-o, ma vuol dire Legislatore supremo. Anche Mosè era EWlohim e lo erano anche Re terreni conme Davide. E’ un plurale di astrazione o un plurale di indefinibilità. E’ reso al plurale ma lo si intende al singolare, allo stesso modo di “maim”, acqua, “Shammaim” cielo, “zekunim” vecchiaia, “chaim”, vita ecc. La Trinità non c’entra nulla ed una interpretazione del genere può solo provenire da chi non conosce l’ebraico
Nel primo verso di genesi “Bereshit barà Elohim et hashammaim ve et haaretz” il verbo Bara è alla terza persona singolare (altrimenti sarebbe stato “barù”)
Elohim è il Legislatore supremo, non altro. e non ha nulla a che fare con chi proviene dal cielo Se il Tetragramma appare da solo, allora lo si rende con “HaShem” (Il Nome) o con Elohim” (Il legislatore supremo”) Se invece il Tetragramma è seguito da “Elohim”, allora per non ripetere due volte, si rende il primo il Tetragramma) con “Adonay (Il nostro Signore) Elohim”
E’ una bufala, probabilmente portata avanti dai complottisti degli extraterrestri. Non esiste infatti alcun termine ebraico col significato di “cielo” che somigli ad “eloah”. Cielo è Shammaim, shechakim, rakia’, marom.
Elohim deriva dalla radice “alàh” che significa: norma giuridica, giuramento, giudizio esecutivo.

D. Quali sono le ragioni specifiche che vi portano a non individuare il Messia nella figura di Gesù Cristo?
R. Semplicemente perché Gesù non ha nessuna caratteristica messianica (ma anche questo è di pertinenza dell’altro nostro forum):
– Il Mashiach d’Israel NON E’ D-O MA UOMO.
– Non nasce da una vergine, ma da genitori normali, dopo normale rapporto sessuale, da padre umano della discendenza di Davide (quindi non da “spirito santo” il quale non è di discendenza davidica, ovviamente).
– NON MUORE.
– Porta a termine la sua missione di riunificare le 10 tribù disperse.
– Ripristina la teocrazia e la pace nel mondo.
– Viene annunciato da un profeta e riconosciuto da dal Sinedrio e TUTTI lo riconoscono senza dubbi né eccezioni.
In che cosa Gesù risponde a queste cose? Quali tribù ha riunificato e che pace ha portato?

D. Qual è la vostra posizione circa la morte di Cristo? In particolare, ritenete che il racconto evangelico al riguardo sia storicamente accettabile?
R. Ci sono molte circostanze nel racconto della morte di Gesù che sono in contrasto con le norme ebraiche. In sintesi, la morte è plausibile, ma certamente non per mano ebraica. La crocifissione è una pena romana non Giudea e per giunta per crimini politici.

D. Come vi ponete verso il 552° e il 553° comandamento (della lista dei 613 mitzvòt di Maimonide)? Riporto per comodità di due comandamenti:
a. 552-310N – Il tribunale non lasci in vita lo stregone. – Es. 22:17;
b. 553-224P – Il tribunale infligga frustate al malfattore. – Es. 25:2.
R. Sono leggi valide solo in presenza del Sinedrio (Il Tribunale), quindi non in uso da 2000 anni, come non sono in vigore molte altre delle 613 mitzvot, legate alla presenza del Tempio.

D. Qualora il Sinedrio fosse presente e il Tempio ricostruito, riterresti condivisibili, oggi, tali leggi?
R. Per quanto riguarda la validità delle Leggi, allorché si ricostituirà il Sinedro e vi sarà il Tempio, saremo di fatto in un mondo perfetto e quindi il problema non si pone. Ciò che io penso non ha importanza, perché sono Leggi della Torah e quindi hanno valore eterno.

NOTA CONCLUSIVA: ho trovato molto interessante e proficuo lo scambio, l’ultima risposta, sinceramente, mi spaventa un po’, perché in nome del “ciò che penso io non ha importanza, le leggi del mio credo sono perfette” si sono viste compiere le peggiori atrocità. E’ sempre importante ciò che pensano i singoli.

Pubblicato il 16 dicembre 2011 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Articolo che mi è stato fatto notare:

    Il caso Aggredita dagli ultraortodossi perché «vestiva in modo immodesto». Il precedente della donna in autobus seduta su un posto riservato agli uomini
    Le maniche corte di una bimba agitano Israele
    La condanna Il premier Netanyahu: «Il nostro è uno Stato occidentale e liberale. Niente discriminazioni»
    Il caso Aggredita dagli ultraortodossi perché «vestiva in modo immodesto». Il precedente della donna in autobus seduta su un posto riservato agli uomini

    Le maniche corte di una bimba agitano Israele

    La condanna Il premier Netanyahu: «Il nostro è uno Stato occidentale e liberale. Niente discriminazioni»

    GERUSALEMME – Nemmeno le critiche di Hillary Clinton, segretario di Stato americano, poco più di tre settimane fa a Washington, sulla condizione femminile in Israele, avevano suscitato un tale putiferio: a poco più di 7 anni, Na’ama Margolese ha messo in questi giorni israeliani contro israeliani. Zeloti ortodossi contro laici, ma anche religiosi contro religiosi, polizia e troupe televisive contro integerrimi tutori della Torah, la legge ebraica.

    Non c’era riuscita dieci giorni fa nemmeno la 28enne Tanya Rosenblit, subito soprannominata la Rosa Parks israeliana e promossa a paladina dei diritti civili per aver rifiutato di sedersi in fondo a un autobus «mehadrin», quelli dove tuttora gli uomini viaggiano seduti nella metà anteriore e le donne in quella posteriore. Sebbene il 6 gennaio scorso l’Alta Corte israeliana abbia stabilito che la segregazione è illegale, dando un anno di tempo alle società di trasporti per mescolare i passeggeri.

    Il posto delle donne, non solamente sui mezzi pubblici, ma nella società israeliana più tradizionale e osservante, è una questione ricorrente e non troppo stuzzicata dal governo conservatore di Benjamin Netanyahu, che, però, domenica scorsa non ha potuto ignorare l’ondata di polemiche sollevata dalla questione: può l’abbigliamento di una bambina di nemmeno 8 anni rappresentare un oltraggio al pudore?
    Può, come ha documentato un servizio del secondo canale televisivo israeliano nella cittadina di Beit Shemesh, 80 mila anime, delle quali il 35% rigorosamente ortodosse, a nord ovest di Gerusalemme. Può, come ha urlato nel microfono dell’esterrefatto reporter, un automobilista sinceramente convinto che sia giusto e addirittura «sano» punire una femmina abbigliata in modo «immodesto», a 7 come a 70 anni. E Na’ama era stata punita con sputi, spintoni, insulti e qualche sassata, lungo il tragitto di 300 metri fra casa e scuola. Scuola religiosa, fra l’altro, come la famiglia di immigrati americani in cui è nata, come il guardaroba materno e come il suo, che in Europa sarebbe molto probabilmente giudicato da educanda.

    Una maglietta dalle maniche troppo corte, una gonna colorata che non ha coperto a sufficienza le ginocchia, un errore nello scegliere il marciapiede (la strada principale di Beit Shemesh è riservata su un lato agli uomini e sull’altro alle donne), hanno trasformato una scolaretta in una provocante «scostumata», agli occhi di alcuni zeloti, che hanno deciso di rimetterla al suo posto. Tanto che Na’ama ora non vuole più tornare a scuola, nemmeno scortata dalla mamma.

    Netanyahu ha alzato la voce, domenica: «Israele è uno Stato democratico, occidentale e liberale. La sfera pubblica è aperta e sicura per tutti, uomini e donne. Non c’è spazio per persecuzioni o discriminazioni». Il ministro dell’Interno, Eli Yishai, a una riunione del suo partito, Shas, il partito dei religiosi ultraortodossi, si è dichiarato «nauseato e disgustato»: «Aggredire una bambina è un atto contrario alla Torah» ha stabilito. Senza poter impedire che ieri, a Beit Shemesh, fossero accolti con lanci di pietre anche i poliziotti inviati a togliere la segnaletica stradale discriminatoria.
    Per l’amministrazione israeliana, già provata dallo scandalo di un presidente, Moshe Katsav, costretto alle dimissioni e condannato a 7 anni per violenza sessuale, le barricate misogine degli integralisti sono la risposta meno appropriata ai dubbi di Hillary Clinton. Inquietata dalle direttive dei rabbini più estremisti, che aborriscono perfino il canto femminile nelle cerimonie militari, il segretario di Stato americano aveva commentato: «Sembra di stare a Teheran». Ma le sue parole non avevano fatto breccia quanto le lacrime di Na’ama.

    Elisabetta Rosaspina
    27 dicembre 2011 | 8:00

    http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_27/maniche-corte-di-una-bimba-agitano-Israele-Rosaspina_4aff0572-3058-11e1-8f40-f15d26f90444.shtml

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