Legge contro i lettori

E’ entrata in vigore la Legge Levi sul libro. Se cercherete la notizia in qualche prima pagina, difficilmente la troverete.

Detta legge prevede che chi vende non potrà scontare i libri di una percentuale superiore al 15%, tranne che in occasioni particolari.

La nuova legge sullo sconto sembra tutelare, in particolare, le grandi catene librarie, come Mondadori, atterrite dagli sconti applicati da Amazon.it.

Levi, che sente “in prima persona la responsabilità della legge appena approvata” afferma che “(…) gli sconti (…) lungi dall’essere vietati, continueranno ad essere possibili e in misura tutt’altro che irrilevante. I librai (…) avranno tutta la libertà (…) vendendo i libri con sconti fino al 15 per cento sui prezzi di copertina, con sconti, cioè, persino superiori a quel 10 per cento che costituisce oggi la riduzione abituale sul prezzo offerta dalle librerie ai loro clienti migliori”. La dichiarazione chiarisce quanto poco costui sia avvezzo all’acquisto di libri on-line o quanto sia distorto il suo modo di concepire il problema: le persone non si lamentano perché gli sconti sugli acquisti in libreria sono limitati, ma perché gli sconti sugli acquisti on-line vengono castrati dal suo provvedimento. E’ come se qualcuno gli avesse detto “le persone non possono prendere il gelato al cioccolato” e lui avesse risposto “non è vero, possono acquistare tranquillamente il gelato al pistacchio”.

In cambio, non rendendosi conto della martellata inflittasi e dimostrando che il suo interesse è tutelare quelli che, oltre ad avere grandi catene librarie, sono anche editori, il Levi sottolinea: “gli editori, dal canto loro, potranno continuare a sostenere le vendite delle loro pubblicazioni offrendoli in campagne promozionali con sconti fino al 25 per cento”. Chi viene in mente quando si pensa a un gruppo editoriale con grandi catene librarie, se non Mondadori?

Il vero problema è che i politici, anche non volendo mettere in dubbio la loro integrità e senza tirare in ballo termini come plutocrazia, vivono in un mondo diverso dal nostro; il pubblico se n’è accorto quando ha sentito Berlusconi parlare di “Gogol” o quando ha letto l’analisi che diceva che i nostri parlamentari sono i più vecchi e i meno istruiti d’Europa.

“In libreria lo sconto massimo, normalmente, è del 10%”: non capiscono neanche che non si sta parlando di librerie tradizionali; alcuni di questi, probabilmente, non sono neanche in grado di accendere un PC.

Questo li porta a tagliare con l’ascia il burro, senza distinguere le tipologie di libro e di vendita e le date di edizione; non pensano al fatto che moltissime persone scoprono i classici grazie a particolari politiche di sconto. Io non capisco, in cambio, perché il diritto a stabilire quale sia lo sconto da applicare debba essere maggiore per gli editori – malignamente si potrebbe pensare che gli editori italiani non hanno paura di farsi la guerra tra di loro, in cambio, però, le grandi case di distribuzione hanno il terrore di dover competere contro i colossi internazionali.

La domanda cui questi signori dovrebbero rispondere è: dove sono i vantaggi per i lettori e le loro famiglie?

em.il.

Pubblicato il 1 settembre 2011 su Non solo politica..., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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