Sei ciechi e un elefante – secondo me.

C’era una volta, in un paese molto lontano un re, che stava seduto a un tavolo con i suoi distinti cavalieri. I cavalieri stavano litigando su un argomento, quando fu portato al re, come dono da un nobile amico, un animale gigantesco e molto strano. L’ambasciatore, che aveva portato lo strambo omaggio, riferì che il nome dell’animale era “elefante”. Il re, un saggio burlone, decise che la discussione tra i cavalieri non sarebbe ripresa e ordinò a un paggio di radunare in piazza tutti quelli che erano ciechi fin dalla nascita.


Dopo che i sei ciechi del paese furono radunati, il re giunse con i suoi cavalieri e l’elefante. Fece, dunque, toccare a ognuno dei ciechi, una parte dell’animale. Il primo toccò una gamba, il secondo la coda, il terzo la proboscide e così via; ad ognuno fu detto “questo è l’elefante”.

Quando l’esperimento fu terminato, il re chiese: “Avete toccato l’elefante?”
Tutti i ciechi risposero di sì. Il re chiese loro, dunque, com’era fatto; il primo disse che somigliava a una colonna, il secondo affermò che pareva uno scacciamosche, il terzo che rassomigliava a un manico e così via, finché il sesto, che aveva toccato un orecchio, disse: “Maestà, un elefante assomiglia a un ventaglio “.
I ciechi, singolarmente convinti di essere nel giusto, principiarono a discutere tra di loro; poi la discussione degenerò e questi giunsero ad azzuffarsi.
La rissa, inizialmente, fece divertire il re, che, tuttavia, dopo un po’ se ne stancò e li fece smettere.

Rivolgendo lo sguardo ai suoi cavalieri, il re disse:
“Non avete torto, ma nessuno di voi ha ragione. Fate tutti delle affermazioni differenti, semplicemente perché ognuno ha toccato una parte diversa dell’elefante. In verità vi dico che l’elefante ha tutte le caratteristiche dette, ma non si limita a nessuna di esse. Solo toccando il più possibile con i sensi a nostra disposizione, dicendo la verità e accumulando il sapere di ognuno, tutti noi potremo avvicinarci sempre più ad una conoscenza corretta dell’elefante. Non ascoltare l’altro e litigare stupidamente sono cose che non conducono a nulla di buono”.

em.il.

Pubblicato il 23 giugno 2011 su Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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