Toh, la sinistra ha imparato la lezione di populismo?

14.06.2011 – Marcello Veneziani, di fronte alla volontà popolare espressa, trova che l’argomento da trattare sia: “Toh, la sinistra ha imparato la lezione di populismo”. Ovviamente, come si nota già dal titolo, a Veneziani non interessa affatto spiegare ai suoi lettori che non esiste un’unica e ben determinata “sinistra”; non gli interessa neanche chiarire cosa sia il “populismo”: probabilmente queste cose non destano la sua attenzione perché svuoterebbero il suo articolo del valore che egli presume abbia.

Sarebbe, infatti, un male per gli spot del Giornale scoprire che non esiste una sola Sinistra Comunista; pensando al titolo di cui sopra, infatti, cosa accadrebbe se a “sinistra” sostituissimo “Tizio e Caio appartenenti al partito X si sono macchiati di populismo, alla stessa maniera di Berlusconi”? L’impatto sarebbe differente: il lettore si ritroverebbe a dare una scorsa alla verità e non a una mera propaganda tesa a creare fratture, inscenando una realtà dualistica, che nei fatti ha molte più sfumature.

Ancora più arduo sarebbe, per il nostro articolista, se si andasse a indagare il senso del termine populismo. E’ molto probabile che egli lo intendesse, tuttavia, come sinonimo di “demagogia”.
Partendo da questa ipotesi, per il nostro articolista, la vittoria dei “Sì” al referendum sarebbe la vittoria della demagogia e non della volontà popolare. In pratica, Veneziani trasforma la maggioranza degli italiani in una sorta di gregge belante, ammaestrato da un addestratore che egli denomina “sinistra”.

Evidentemente, noi, che facciamo parte di quel “Sì”, non possiamo aver votato perché ci pareva che calare la mannaia bruta del 40% sui servizi idrici fosse una svendita di un patrimonio pubblico oppure perché pensavamo da tempi insospettabili che le scelte progettuali sul nucleare fossero sbagliate nei modi e nelle forme o, ancora, perché semplicemente non eravamo d’accordo con il contenuto del famigerato “legittimo impedimento”.
No, secondo lui “gli argomenti usati in favore del referendum sono stati schiettamente populisti (…) è normale che la reazione della gente sia di votare in quel modo”: noi, dunque, saremmo una massa indistinta di caproni indottrinati, raggirabili tramite proposte propagandistiche e argomenti demagogici. Il nostro voto sarebbe stato “un voto populista, emotivo e contro la politica”.

Tutta questa serie d’improperi che, in realtà, colpiscono tutte le persone raziocinanti che hanno votato “Sì” per ragioni fondate e non perché un’indistinta “sinistra” le avrebbe raggirate con false promesse, raggiunge un punto di non ritorno quando il bravo Veneziani sostiene “se non ci ha scandalizzato finora il populismo berlusconiano, la democrazia dei sondaggi e la sua legittimazione popolare – il popolo è con me – non può ora indignare il populismo opposto”. La frittata è, in questo modo, bellamente ribaltata: e possiamo leggere “accusano Berlusconi di demagogia, ma loro si comportano allo stesso modo, ricordatelo”.

La vittoria dei “Sì” pare avere spaventato questi personaggi, tanto quanto il fatto che a Napoli e Milano non abbiano vinto esponenti scelti dai due Partiti, tanto quanto il fatto che per le proposte di Grillo siano state raccolte 350.000 firme. Questa non è antipolitica, è democrazia partecipativa; è normale che le macchine di potere e di clientela, che sono i partiti, si sentano minacciate da tutto questo.

em.il.

Pubblicato il 14 giugno 2011 su Non solo politica..., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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