Problemi reali

Un breve sunto, una serie di stralci su dei dati che ben rappresentano i maggiori problemi del nostro paese. Problemi che la nostra classe politica sembra non avere intenzione o non essere in grado di affrontare.

(…) Secondo la classifica stilata dall’ong Transparency International, elaborata analizzando 178 Paesi e presentata stamane, l’Italia scivola al 67esimo posto nell’indice sulla corruzione. Il nostro Paese è arretrato di quattro posizioni rispetto al 2009 e di ben 12 sul 2008.

Il Corruption Perceptions Index (CPI) è considerato la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico. (…) Meglio di noi fanno il Ruanda e Samoa. (…)

http://www.repubblica.it/economia/2010/10/26/news/corruzione_l_italia_sempre_peggio_per_transparency_international_al_67mo_posto-8442331/

MILANO – Una medaglia di bronzo che tutti gli italiani avrebbero preferito non avere. È quella della pressione fiscale più alta al mondo, che nella classifica dei Paesi più tartassati vede l’Italia nel 2009 raggiungere il terzo posto scavalcando il Belgio che ci precedeva e ora vede le prime due posizioni, occupate però saldamente da Danimarca e Svezia. Lo riferisce l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nelle stime preliminari relative all’anno scorso contenute in Revenue Statistics.

(…) LAVORO GIOVANILE – Situzione diamentralmente opposta per quanto riguarda il lavoro giovanile. Secondo i dati Ocse, l’Italia è al penultimo posto tra i 33 Paesi membri per quanto riguarda il tasso dell’occupazione giovanile. In Italia solo il 21,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è occupato, contro una media Ocse del 40,2%. Dietro l’Italia c’è solo l’Ungheria con il 18,1%. L’Italia ha anche il minor tasso di occupati tra i giovani laureati e la maggior percentuale di giovani «falsi autonomi»: infatti nel 2008 circa il 10% dei giovani occupati italiani risultava autonomo ma senza dipendenti, contro una media del 3% nell’Ue. Tra gli occupati inoltre, riporta ancora lo studio, il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora part time. Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo, e il 15,9% non studiano né lavorano: tra questi ultimi 6,7 milioni sono in cerca di un impiego mentre altri 10 milioni hanno smesso di cercare.

http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_15/fisco-italia-alto_45f3dc34-083f-11e0-b759-00144f02aabc.shtml

ROMA – Non c’è più un’università italiana tra le migliori duecento del mondo. Fuori classifica, fuori da ogni considerazione. Anche gli ultimi due atenei sopravvissuti nella considerazione internazionale – l’Università di Bologna e La Sapienza di Roma – non rientrano nei ranking più prestigiosi. In questi giorni il settimanale inglese “The” (Times higher education, nato da una costola del quotidiano “The Times” e quindi diventato rivista autonoma) ha pubblicato una classifica globale rivedendo l’intero apparato di selezione che negli ultimi sei anni aveva permesso di stilare questo tipo di valutazioni.

Si scopre, allora, che tra i primi duecento atenei del mondo non è menzionato neppure una volta un sito italiano. Di più, delle ottantanove università europee selezionate, neppure una è nostra. Débacle completa. Nel ranking ci sono scuole di ultima formazione di tredici paesi europei, le nostre mai. Ecco le inglesi Cambridge e Oxford (seste a pari merito nella nuova classifica mondiale), lo svizzero Federal Institute of Technology di Zurigo, la francese Scuola del Politecnico, università tedesche come Gottingen e Monaco, irlandesi come il Trinity College, finlandesi come Helsinki, olandesi come la Tecnologica di Eindhoven (la piccola Olanda ha dieci istituti menzionati) e poi l’Università cattolica di Leuven in Belgio, la Technical University in Danimarca, la spagnola Barcellona. Nella classifica, al 135° posto, c’è addirittura l’Università di Bergen (Norvegia), 250 mila abitanti. E due atenei austriaci: Innsbruck e Vienna. Ma nulla del nostro paese. I 78 atenei italiani (privati compresi) sono tutti abbondantemente sotto la sufficienza (l’ultima quotata nel The ranking, la “Sweden agricultural science”, ha preso infatti una valutazione di 46,2 su 100).

La situazione si fa oltremodo cupa se si riallarga il mirino sul globo. In classifica ci sono istituti cinesi (dieci citazioni) e giapponesi, ma anche di Taiwan, Hong Kong, Singapore e Corea del Sud. Per sette volte si cita il Canada, per due volte si individua l’Australia e nella Top 200 sono entrate l’Università egiziana di Alessandria, la Bilkent University in Turchia, Cape Town in Sudafrica e Auckland in Nuova Zelanda.

http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/08/news/classifica_atenei-8891510/

NEW YORK – L’Italia è l’unico Paese europeo a essere retrocesso nell’ultimo anno dalla categoria dei «Paesi con stampa libera» a quella dei Paesi dove la libertà di stampa è «parziale». (…) Nell’annuale classifica di Freedom House, l’Italia va indietro come i gamberi, insieme a Israele, Taiwan e Hong Kong. «Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà», ha commentato Arch Puddington, direttore di ricerca per Freedom House. Su un punteggio che va da 0 (i Paesi più liberi) a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 voti: unico Paese occidentale con una pagella così bassa. (…)

http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_30/stampa_liberta_italia_ca7191e6-35c7-11de-92cb-00144f02aabc.shtml

Pubblicato il 16 febbraio 2011 su Quote. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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