Rom e ragionamenti realistici

Qualcuno penserà immediatamente al razzismo nel leggere questo articolo, qualcun altro al nazismo. Ebbene, questi due termini non hanno nulla a che fare con quanto andrò scrivendo e saranno richiamati alla mente solo da una pseudo-propaganda che ignora i veri problemi del paese e si esprime tramite slogan che distorcono il senso dei termini e delle affermazioni.

Quanto scriverò riguarda i rom.

Il primo passo che intendo fare è analizzare gli elementi che caratterizzano la cultura della maggioranza di questi e che risultano contrari al vivere civile ammesso nel nostro paese:

a. La maggior parte dei rom rifiuta la scolarizzazione, ovvero nega ai propri figli il diritto all’istruzione.
Al riguardo abbiamo diverse testimonianze molto interessanti: la prima è costituita dal comunicato stampa di Stefano Erbaggi, consigliere PDL del XX Municipio del Comune di Roma, relativo ad un progetto che la Polizia Municipale stabilì essere non definibile fallimentare “Si vuole continuare ad ignorare che i genitori di questi bambini consentono la frequenza scolastica ad alcuni piccoli solo per la scuola materna ed elementare e non dopo (solo il 6,35% di frequenza!), quando i minori sono avviati all’attività dell’accattonaggio ed a delinquere, come documentato anche in diversi servizi televisivi. E soprattutto perché l’ARCI non collabora con gli uffici NAE della Polizia Municipale, consentendogli di intervenire presso le famiglie togliendo la patria potestà a quei genitori rom responsabili di tale sfruttamento?”

Secondo i dati raccolti da Bruno Vespa, 3,6 milioni di euro vengono destinati alla scolarizzazione dei bambini rom, senza alcun risultato. Dei 257 bambini Rom iscritti alla scuola di Castel Romano “i bambini rom che frequentano le lezioni scolastiche tra i 144 e i 180 giorni sono appena 3, 73 entrano a scuola per meno di due mesi e ben 82 ignorano i banchi”. Se l’importo destinato al campo di Tor de’ Cenci venisse diviso per i 23 alunni che frequentano per almeno cento giorni all’anno sui 180/200 regolamentari, il costo individuale sarebbe pari a 9000 euro all’anno.

Per comprendere il rapporto tra rom e scolarizzazione basta pensare alla 19enne che non aveva intenzione di vivere di scippi o taccheggi, ma che voleva studiare e che, per questo, è stata segregata dalla sua famiglia e ha subito violenze che andavano dalle botte alle cinghiate: “L’intero clan familiare, padre, madre e zie, si è mosso – scrive il gip di Milano, Guido Salvini – come un’entità compatta, realizzando una schiavitù familiare espressione di una vera sub-cultura nel senso sociologico del termine”.

b. Un numero eccessivo di rom vive di furti e di elemosina, rifiutando di lavorare, ovvero di guadagnarsi onestamente e col “sudore” il pane quotidiano;

Beppe Sevegnini sul Corriere della Sera del 9 dicembre 2010 affermava “(…) Trovo rischioso, però, rifiutare l’evidenza che alcune minoranze commettono, proporzionalmente, più reati di altre. La reticenza produce, infatti, fastidio; il fastidio diventa rabbia; la rabbia produce intolleranza; e l’intolleranza trova, prima o poi, un partito che le dà voce. Meglio essere franchi e ammetterlo: troppi rom, purtroppo, vivono di espedienti e furti (…)”.

Altro interessante stralcio: “il furto ai danni dei sedentari, i gadjé, non costituisce, secondo i loro valori e le loro norme, un reato: i gadjé sono ricchi, i rom poveri; e se i rom ‘rubano’ qualcosa ai primi è soltanto per poter vivere, senza che questo renda poveri i gadjé” Mancini, I rom tra cultura e devianza, in Dir. pen. proc., 1998, 772.

c. La maggioranza dei rom, secondo quanto affermato da diversi assistenti sociali, all’interno delle comunità dedicate, compie crimini gravissimi che vanno dalla violenza sessuale all’omicidio.

A tutto questo va aggiunto che i rom che si incontrano, generalmente, non paiono avere alcuna intenzione di integrarsi.

Dall’analisi dei fatti, le soluzioni dovrebbero andare sempre trovate nelle best practices maggiormente allineate ai casi in questione. Esiste in Italia, a Bari un campo Rom (presso Japigia) che risulta funzionare in maniera adeguata. Il leader del campo si chiama Daniel Tomescu, un rifugiato politico romeno di 43 anni, con cinque figli, che ha imposto diverse regole: turni per la pulizia dei bagni, coprifuoco alle 11 di sera, i bambini devono andare a scuola tutte le mattine e non si devono commettere furti, chi sgarra paga.

Qui di seguito le dichiarazioni del leader della comunità: “Non siamo nomadi, ma rom baresi. Cittadini italiani con diritto di voto. Tutti per Emiliano. Se io dovessi morire so che i miei figli avrebbero un altro padre. Il vecchio sindaco di destra ci fece sgomberare da un campo privato che un cittadino ci aveva concesso. Ci volevano lontano da qui. Emiliano promise di darci una sistemazione ed eccoci qua. Il Comune ci ha dato un posto e ci fornisce luce e acqua. Ma l’accordo è che dal 2011 saremo completamente autonomi. Dalla Regione, Nichi Vendola ci ha concesso un finanziamento di 20mila euro con cui abbiamo costituito la cooperativa Artezian, abbiamo acquistato un camion, attrezzi agricoli e idropulitrici. Facciamo trasporti, pulizie, giardinaggio. Lavoro non ce n’è tanto, ma il passaparola funziona, siamo onesti e affidabili; ce la faremo”.

A quanto pare, la regola è sempre banale, comunicare con le comunità attraverso i loro leader riconosciuti, tendere loro una mano per consentirgli di uscire dal baratro con le loro forze e stabilire regole chiare.

Come qualcuno spiegava, regalando un pesce a qualcuno gli si consente di mangiare a pranzo e lo si rende dipendente da noi, insegnandogli a pescare gli dà la facoltà di auto-sostentarsi. L’unica vera integrazione si può avere facendo rispettare ai rom le medesime regole che rispettiamo noi, comprendendo la loro struttura sociale e comunicando tenendo in considerazione la stessa.

em.il.

Pubblicato il 15 febbraio 2011 su Non solo politica..., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. concordo su tutto.Ottima analisi e ben documentata.
    Daniele

  2. Ho apprezzato moltissimo il tuo articolo, ben scritto ovviamente :-), ben documentato ed equilibrato, e non è facile su un tema che spesso porta a reazioni più emotive che razionali.

    Valentina

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