Risposta a 10 miti e 10 verità sull’ateismo

Il link in cui trovare il testo di Harris:

http://www.samharris.org/site/full_text/10-myths-and-10-truths-about-atheism1/

La traduzione italiana dell’UAAR:

http://www.uaar.it/uaar/documenti/156.html

Mi piacerebbe dedicare qualche riga ai “10 myths and 10 truths about atheism” di Sam Harris, persona che io apprezzo molto e trovo particolarmente sagace. Prima di dedicarsi ai vari punti, tuttavia, è utile sottolineare che la fede negli Stati Uniti è diversa da quella diffusa in Italia e che, per questo, gli atei italiani dovrebbero avere approcci differenti da quelli statunitensi.

La scarsa diffusione dell’ateismo in politica, che Harris premette ai suoi dieci punti, è, ahimè, un problema che affligge anche la nostra nazione. Addirittura, forse, da questo punto di vista stiamo messi peggio degli USA, difatti non ricordo un solo politico che abbia dichiarato di essere ateo: da noi persino i comunisti paiono “credenti”. L’unica forza politica, che forza non è e di politica non pare essersi mai occupata, è la giovane Democrazia Atea, che fin dal suo nome pare più una presa in giro della Democrazia Cristiana che un partito serio, ma sulla serietà politica italiana ci sarebbe molto da discutere.

1) Atheists believe that life is meaningless.
In questo punto Harris sostiene che gli atei, in quanto consci dell’unicità della vita, tendono a riempirla di significati vivendola pienamente.
L’esperienza ci insegna che, senza dati statistici alla mano, è meglio lasciare perdere le tendenze e concentrarsi sulle evidenze. Posto che si consideri l’ateo una persona che non crede all’esistenza di una divinità né a quella di una vita dopo la morte, è chiaro che per questa persona l’eventuale senso della vita possa raggiungersi solo attraverso l’unica vita a disposizione. Il compimento, l’essenza del significato, pertanto, non è trasferibile ad una fase vitale ultraterrena.
Eppure, il senso può essere anche slegato dalla mera vita individuale ed individuato nella costruzione di un presente ed un futuro che non si limiti necessariamente al singolo, ma possa riguardare i propri eredi o la collettività. Ovviamente, anche in questo caso, il senso rimarrebbe legato alla propria azione immanente ed a quanto fatto nella e per la vita terrena. E’ per questo che, anche senza credere all’aldilà, si può improntare la propria vita ad un significato che vada oltre la stessa.
Tuttavia, pure senza ragioni particolarmente ampie o complesse, ad esempio perseguendo il proprio semplice piacere, la vita ha il suo significato. Su queste ovvie e scontate basi, risulta evidente che la vita non è necessariamente priva di significato se slegata da un suo proseguimento ultraterreno e che l’esistenza ha il senso che ognuno decide di darle. Per questa ragione, sostenere che la vita di un ateo, in quanto non credente, sia priva di senso non ha senso.

2) Atheism is responsible for the greatest crimes in human history.
Harris tenta qui di esaminare velocemente una delle più frequenti critiche che vengono mosse agli atei, le critiche di natura storica che legano l’ateismo, tra gli altri, a Hitler, Stalin e Mao.
L’autore sottolinea che i regimi di costoro erano di natura dogmatica, di carattere personalistico e, dunque, simili alle religioni più che all’ateismo.
Nessuno degli elementi necessariamente legati all’ateismo, tuttavia, impone che l’ateo non possa accettare dogmi. Essere ateo significa solamente non credere all’esistenza di alcuna divinità o credere alla loro inesistenza; ognuno può giungere a queste posizioni nel modo che preferisce e le modalità in cui ci si perviene non inficiano il risultato.
Stalin e Hitler, se chiamati in causa, dimostrano semplicemente che non è necessario essere credenti per commettere atrocità. I cristiani, che in un discorso affermano che l’ateismo sia la base dei più grandi crimini commessi, ignorano che il fondamento delle guerre umane, nella maggior parte dei casi, è la ricerca di potere.
Il dio Potere ed il suo figlioccio Denaro sono quelli che spingono gli uomini alle azioni più tremende. La fede e le varie ragioni per andare in guerra, normalmente, sono solo una maschera utilizzata per celare la vera natura delle logiche di chi detiene il potere. Tanto le crociate quanto la strage degli ebrei avevano, nella mente di chi le decise, ben poche ragioni pure o ideali; i motivi religiosi e la purezza della razza erano, plausibilmente, solo un cumulo di paglia posto su di una montagna di sterco.
Ciò non toglie che le stragi, le barbarie e gli orrori compiuti dai personaggi di cui sopra restano una vergogna per tutta l’umanità, a prescindere dai motivi di fondo. Un’infamia che non deve essere dimenticata, a meno che non si voglia rischiare di ripetere gli stessi tremendi ed atroci errori.

3) Atheism is dogmatic.
Harris qui afferma che l’ateo non è dogmatico, ma è una persona che ha preso in considerazione le affermazioni di ebrei, cristiani e musulmani, ha letto i loro libri sacri e ha trovato le loro pretese ridicole.
Sebbene sia molto simpatica la citazione di un’affermazione che avrebbe fatto Stephen Henry Roberts “I contend that we are both atheists. I just believe in one fewer god than you do. When you understand why you dismiss all the other possible gods, you will understand why I dismiss yours” e l’argomento utilizzato possa rivelarsi utile nel supposto confronto col cristiano comune, non posso condividere in pieno le affermazioni al riguardo.
L’ateismo non è dogmatico, ma non per i modi in cui i singoli atei sono diventati tali, bensì per il fatto che l’ateismo non è una posizione univoca, non è una sorta di religione occidentale, cui si aderisce credendo per fede in alcuni dogmi e non è uno schieramento in un ambito dualistico, anche se alcuni lo dimenticano. Inoltre, non credere al Dio abramitico, sia esso uno o trino, non dovrebbe essere sufficiente per dichiararsi atei, tranne nel caso in cui ci si rifaccia alla distorsione cristiana del concetto oggi diffuso nella comunità atea.
Per quanto detto, è vero che l’ateismo non è dogmatico, ma non perché l’ateo ha letto la Bibbia e si è reso conto che non può essere la parola di una divinità.

4) Atheists think everything in the universe arose by chance.
Qui Harris delinea brevemente banali problematiche circa le conoscenze sulla nascita dell’universo e, giustamente, sottolinea che nessuno sa con certezza come l’universo sia venuto alla luce.
Fatto ciò, l’autore accenna all’evoluzione ed al funzionamento della stessa, riferendosi a Dawkins.
La risposta corretta, tuttavia, dovrebbe partire da una precisazione al titolo, in quanto più che accadere per caso, sarebbe corretto dire che secondo gli “atei” (anche se non concordo pienamente con la definizione allargata del termine) le cose non hanno un progetto prestabilito. Come tra parentesi, anche in questo caso si allarga il concetto di ateo, mischiandolo parzialmente a quello di razionalista.
Sebbene la posizione teleologica abbia chiari e frequenti legami con quella teista, non è alla luce del razionalismo e non a quella dell’ateismo che essa perde valore, in quanto non risulta razionalmente fondata. Difatti, il finalismo si basa frequentemente su distorsioni delle argomentazioni scientifiche, colme di errori di natura logica (i.e. probabilità calcolate senza campione adeguato e utilizzo dell’argumentum ad ignorantiam).
Pertanto, eliminata dal campo la teleologia, tra “atei” rimane l’interessante discussione tra determinismo e indeterminismo. Ovvero le idee per le quali:

– Determinismo – tutto accade in modo causale e univoco seguendo una catena consequenziale di causa-effetto;
– Indeterminismo – negazione della cogenza assoluta e ammissione del concetto di caso.
Heisenberg, sostenendo la seconda posizione, affermò che nell’ambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono ad una completa determinazione di ciò che accade e l’accadere sarebbe dunque stabilito dall’accidente. D’altro canto si potrebbe affermare che l’indeterminazione apparente sia causata da una mancanza di dati sufficienti dovuti ad una nostra inadeguatezza tecnica e teorica.

In ogni caso, qualunque sia la risposta, caso, casualità o entrambe, le affermazioni certe paiono non essere qui in un campo loro adatto ed il metodo dei gradi di verità, l’analisi di ciò che è più o meno probabile, appare fondamentale nell’analisi di una realtà talmente complessa.

5) Atheism has no connection to science.
Harris qui si rifà ad una statistica secondo cui il 90% della popolazione statunitense crede in un Dio personale, mentre il 93% dei membri dell’Accademia Nazionale delle Scienze non ci crede.
Su questa base, suggerisce che la conoscenza scientifica non è congeniale alla fede religiosa.
Purtroppo, i difetti delle affermazioni di Harris, in questo caso, sono diversi.
Rifarsi ad una sola indagine statistica per affermare un concetto così ampio è fuorviante. Sarebbe, quantomeno, necessario estendere l’indagine al campo internazionale, per verificare se vi possa essere una componente della cultura nazionale statunitense ad influenzare il dato. Inoltre, il dato potrebbe essere legato alle modalità di accesso all’Accademia. Lo stesso autore ha utilizzato prima la percentuale relativa agli atei presenti in politica come dato per dimostrare che vi sono dei preconcetti diffusi che rendono difficile la carriera politica di un ateo, su questa base le sue stesse affermazioni potrebbero essere ribaltate per affermare che la percentuale di credenti di cui sopra dimostra che vi sono dei preconcetti diffusi che rendono maggiormente difficoltoso, per un cattolico, ebreo o musulmano, entrare nell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense.
Ancora, Harris compie un salto logico: non credere in una divinità personale non implica il non avere una fede religiosa. L’autore, difatti, pare individuare come “religione” la mera “religione abramitica”. Questo errore è lo stesso che ha portato alcuni a definire Einstein ateo: sebbene il famigerato Albert rifiutasse del tutto l’idea di una divinità personale e considerasse la parola Dio un prodotto dell’umana debolezza, egli affermò chiaramente di non essere ateo e di sentirsi come un bambino di fronte ad una biblioteca colma di libri, un bambino che, anche non conoscendone l’ordine esatto, sapeva che qualcuno li aveva scritti.
Infine, sebbene la statistica sia interessante, il discorso sarebbe da approfondire: qualora fosse appurato questo dato, quale è il principio di causa-effetto che rende la posizione dell’ateo difficilmente associabile a quella di un credente in un Dio personale?

6) Atheists are arrogant.
Il discorso di Harris pare mischiare scienza, positivismo, razionalismo e ateismo. L’ateo non necessariamente basa le sue opinioni sulla scienza e, in ogni caso, immanente e trascendente, fisica e metafisica si dovrebbero trovare su due campi paralleli.
Per questo motivo la risposta di Harris pare riferita a coloro che mischiano indiscriminatamente immanente e trascendente ed avrebbe poca utilità, ad esempio, nel replicare alle affermazioni “religiose” di Einstein.
La non arroganza dell’ateo non è fondata esclusivamente sul fatto che egli derivi le sue idee dal campo scientifico. La non arroganza dell’ateo è una posizione individuale, una caratteristica personale. La risposta al punto anche in questo caso pare banale, esistono atei arroganti e atei non arroganti, allo stesso modo in cui esistono credenti presuntuosi e credenti non presuntuosi.

7) Atheists are closed to spiritual experience.
L’argomento utilizzato da Harris non pare rispondere al titolo che egli dà al punto. Infatti, il titolo non pare riguardare il fatto che l’esperienza spirituale possa provare che Gesù Cristo sia nato da una vergine e sia il figlio di sé stesso in forma divina; la questione, da quanto si evince dal titolo, dovrebbe essere l’apertura degli atei alle esperienza spirituali.
Il problema da cui partire è: cosa si intende per esperienza spirituale?
La meditazione buddista, che può essere praticata anche dagli atei, può portare all’esperienza spirituale, che consiste nella presa di coscienza del proprio essere. Non è necessario, dunque, credere in alcuna divinità per avere un’esperienza spirituale.
Dunque, l’affermazione dell’impossibilità degli atei di avere esperienze spirituali è soltanto sbagliata, contraria alla realtà dei fatti.

8 ) Atheists believe that there is nothing beyond human life and human understanding.
L’affermazione di Harris in questo caso è solo e semplicemente corretta, prescindendo dal fatto che l’autore sembra concentrarsi sempre e solo sulle religioni abramitiche, come egli afferma: gli atei sono assolutamente liberi di ammettere i limiti della comprensione umana.
Ammettere che la comprensione umana abbia dei limiti non dovrebbe dare il via libera all’invenzione di ipotesi infondate su cose a cui la mente umana non giunge. Perlomeno, qualora si decida di inventare ipotesi fantasiose, sarebbe il caso di sottolineare la loro natura e di non affermarle come verità certe e assolute.

9) Atheists ignore the fact that religion is extremely beneficial to society.
Anche in questo caso non si può che concordare con Harris sul fatto che gli effetti benefici non dimostrino l’esistenza divina.
E’ necessario, tuttavia, sottolineare che non è affatto necessario che un ateo ignori gli effetti benefici che la religione può avere.
Proprio pensando a “effetti positivi” della religione ci si collega inevitabilmente a casi di persone che facevano una vita estremamente sregolata e che convertendosi ad un credo religioso hanno trovato la loro strada, Legrottaglie e Brosio mi paiono i casi italiani più significativi. L’assoluta libertà morale, purtroppo, non pare essere per tutti. Alcune persone paiono non riuscire ad individuare la causa reale dei loro problemi.
Drogarsi e bere eccessivamente sono sintomi di un male di vivere e la religione è solo un palliativo. Sono contento che questi abbiano trovato il modo di dare una regolata alle loro vite, che vivano meglio, ma vorrei che credessero in Dio perché ne sono convinti e non perché senza questo non si riescono a dare delle regole per il loro stesso benessere.

10) Atheism provides no basis for morality.
Infine, anche sulla questione morale concordo con Harris. E’ ovvio che l’ateismo non ha e non fornisce basi morali. Mi preoccuperebbe il contrario.

by em.il.

Pubblicato il 27 gennaio 2011 su Non solo ateismo... quello che resta di un ateo., Pensieri brevi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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