Benpensanti

I giorno di lavoro – Il diploma, la laurea, gli stages un sudatissimo colloquio ed, infine, sono arrivato al mio primo posto di lavoro. Lo stipendio è da fame, l’orario è semplicemente illegale, ma è il mio primo lavoro serio.

Sono nelle risorse umane, ho fatto il colloquio con un tizio all’apparenza simpatico, pochi capelli in testa, esile ma con un po’ di pancetta da impiegato e abbastanza bassoccio: è lui ad accogliermi al mio arrivo, si chiama Fabio. Mi indica una scrivania dove sedermi e mi dà alcune cose da leggere. In ufficio per ora ci sono solo io.

Gli uffici sono chiusi da vetrate e da ogni ufficio si riescono a vedere gli altri. Tra le 8:00 e le 8:30 arrivano i colleghi che si presentano.

Dopo due minuti, Fabio mi porta un foglio con sopra riportati degli orari accanto a dei cognomi, da quel foglio devo verificare quanto straordinario hanno fatto gli operai approssimando le mezzore.

Alla fine dei calcoli, porto il compitino. Fabio mi invita a sedermi e dopo aver dato un rapido sguardo agli orari mi dice: “Vedo che qui con 18 minuti di straordinario hai segnalato mezzora”.

“Già, come mi avevi detto ho approssimato alla mezzora”.

“Va bene, allora, partiamo dalla base: l’approssimazione è sempre per difetto”.

“Ah, va bene, allora vado a rifare i calcoli”.

“Aspetta, tieni comunque presente che dobbiamo approssimare per difetto anche il calcolo totale. Vedi qui?” indica un operaio il cui straordinario totale è 6,5 ore “Qui, per esempio, approssimiamo a 5 ore. Se hai capito il concetto, rifai i calcoli e taglia un po’. Ti semplifico la cosa sottolineandoti col rosso gli orari degli operai che dobbiamo approssimare con maggior forza”.

In sintesi, imbrogliare degli operai. Giusto o no, gli altri lo avrebbero fatto molto volentieri a me e qualcun altro lo avrebbe fatto al posto mio, quindi carta e penna e giù ad “approssimare”.

… in molti casi siamo noi
a far promesse senza mantenerle mai
se non per calcolo,
il fine è solo l’utile,
il mezzo ogni possibile,
la posta in gioco è massima,
l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro,
nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili
perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili…

XXVII giorno di lavoro – Alla scadenza del mese, il primo faccia a faccia con gli operai che vengono a protestare per il taglio dello straordinario. “E’ semplice, ti faccio vedere io come si fa” dice Fabio “loro sono ignoranti, basta propinargli un paio di calcoli che perdono la bussola”. Fa entrare il primo operaio, un uomo molto grasso, con capelli solo ai lati della testa e ancora sporco di olio. “Questo è Mario, il peggiore” mi viene detto ad alta voce in modo che possa sentire anche lui.

“Dottò” l’operaio rivolgendosi a Fabio “prima quando c’eravate voi a fare i conti eravate un caino, ma questo nuovo che avete preso è peggio di voi” risata grassa.

“Li scegliamo di proposito, altrimenti non potrebbero fare questo mestiere” sorriso “allora, qual è il problema, Mario?”

“Dottò, mi avete dato 30 ore, mentre io ne ho fatte 38” stavolta il tono di Mario si faceva seccato.

“Eh Mario, ogni mese è la stessa storia, sempre qui a lamentarti, vediamo un po’ qual è il problema” preso il foglietto bisunto su cui Mario aveva fatto i conti (esatti) e quello compilato dai guardiani su cui facevamo i conti noi prosegue “Mario, tu lo sai, vero, che se rimani meno di mezz’ora non te la paghiamo?”

“Sì”.

“E sai che per entrare prima devi essere autorizzato per iscritto dall’ingegnere, altrimenti non ti possiamo pagare lo straordinario per l’entrata anticipata?”

“Sì, dottò, io quelli li ho già tolti, ma non mi trovo”.

A questo punto tra un “qui la mezz’ora non è completa”, un “qui non c’era motivo per rimanere” e un “qui non ci troviamo con l’orario che hai segnato tu” la questione Mario era chiusa dandogli qualche euro pro-manibus.

Uscito Mario, Fabio mi dice “ora è il tuo turno” ed anch’io me la cavo con un “qui la mezz’ora non è completa”, un “qui non c’era motivo per rimanere” e un “qui non ci troviamo con l’orario che hai segnato tu”, ma il mio cliente era evidentemente più semplice.

… Sono tanti arroganti coi più deboli,
zerbini coi potenti,
sono replicanti,
sono tutti identici guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere.
Come lucertole si arrampicano
e se poi perdon la coda la ricomprano…

I giorno del II anno di lavoro – Ormai è da due anni che sono qui, lo stipendio, che prima era da miseria, è aumentato molto, ma l’orario è rimasto lo stesso.

Continuo a ricevere Mario e gli altri tutti i mesi, ormai faccio qualche variazione sul tema, ma continuo a tagliare, tagliare e tagliare.

Con i soldi che guadagno ho comprato una macchina. Niente di eccezionale, ma è nuova e full-optional.

…e come le supposte
abitano in blisters full-optional,
con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland,
vivon col timore di poter sembrare poveri,
quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano,
poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono:
parton dal pratino e vanno fino in cielo,
han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo…

I giorno del V anno di lavoro – Non ce la faccio più a fare questa vita, vorrei che mi togliessero questa grana degli operai e del calcolo del loro straordinario. Ormai le mie mansioni sono diventate ben maggiori, eppure devo sempre, ogni mese, tagliare e inventare balle.

Ora c’è anche la scusa della crisi. Mi chiedo come faccia Mario a resistere. L’altro giorno è venuto da me e mi ha detto “guarda che tanto anche tu, come me, sei un dipendente. Domani, se ti vogliono fare il culo, tu credi che non te lo facciano?”

Caro Mario, avrei voluto rispondergli, conosco bene la mia situazione, ma ti sembra che abbia altre possibilità?

Non posso che continuare ad essere un caino, a meno che non decida di trovarmi un altro lavoro: ma il lavoro dov’è? I miei amici sono tutti alla ricerca. I più fortunati lavorano su degli studi per pochi euro o fanno lavori occasionali.

Io, ora, ho la possibilità di sposarmi, ho deciso di comprare una casa. Ne ho già vista una: una bellissima villetta in campagna dove non essere disturbato da nessuno. Una casa che, ad oggi, nessun mio amico si può permettere.

Farò venire Don Stefano a farla benedire, dicono che porta sfortuna non far benedire la casa, io non ci credo, ma non vedo motivo per rischiare. Ho già in mente come arredarla, l’unico problema è che il posto è piuttosto isolato. Ho deciso per questo di prendere un paio di alani.

… e sono quelli che di sabato
lavano automobili che alla sera sfrecciano
tra l’asfalto e i pargoli,
medi come i ceti cui appartengono,
terra-terra come i missili cui assomigliano…

Un giorno del VI anno – Oggi ho dovuto licenziare Mario ed altre 30 persone: cosa faranno? Avevano quasi tutti più di 40 anni e nessuna qualifica particolare. Credo che più di un paio di loro torneranno, semplicemente, in strada a rubare. Alcuni si trasferiranno al nord. Altri non so.

L’azienda sta subendo una ristrutturazione. Il mio compito è spalare questa merda. Se non la spalassi io lo farebbe qualcun altro.

Sono solo una ruota dell’ingranaggio e se mi difettassi non creerei più problemi del tasto dell’accendisigaro che mi si è guastato ieri.

… Ognun per sé, Dio per sé,
mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica,
mani ipocrite,
mani che fan cose che non si raccontano
altrimenti le altre mani chissà cosa pensano,
si scandalizzano.
Mani che poi firman petizioni per lo sgombero,
mani lisce come olio di ricino,
mani che brandiscon manganelli,
che farciscono gioielli,
che si alzano alle spalle dei fratelli…

Ancora nel VI anno – Non dovrò più occuparmi di quegli straordinari, sono diventato un dirigente. C’è un ragazzo che fa quel compito al mio posto, ho una segretaria che mette a posto tutto ciò che lascio in disordine ed il mio stipendio è diventato da top-manager.

Tutto questo grazie alla mia discreta gestione dell’operazione di ristrutturazione. I sindacati, adeguatamente sovvenzionati, non hanno creato grossi problemi e non ci sono stati scioperi o manifestazioni di altra sorta.

Devo ammettere che faccio proprio bene il mio lavoro, credo di poter dire che non sia un caso che io sia diventato dirigente, mentre gli altri sguazzano ancora nella loro mediocrità.

… Quelli che la notte non si può girare più,
quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la TV, che fanno i boss,
che compran Class,
che son sofisticati da chiamare i NAS incubi di plastica,
che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara,
ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera,
quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera…

L’ultimo giorno dell’VIII anno – Gli obiettivi non sono stati raggiunti. L’azienda ha deciso di licenziarmi.

Em.il.

Pubblicato il 23 marzo 2010 su Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Bel racconto… ma più che racconto mi sembra verità.
    Il mondo è pieno di Fabio, di Mario e di dirigenti… tutti dentro il loro schifo… una dannata guerra tra poveri!
    Ciao e complimenti!

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