Nemesi – i frutti della vendetta

120px-usa_09815_grand_canyon_luca_galuzzi_2007Era una sera d’inizio ottobre, un cielo nuvoloso svettava sulla triste città avvolta da un’anomala foschia. I pochi lampioni rimasti intatti illuminavano stancamente la strada, mentre l’aura chiara delle insegne tentava inutilmente di diffondersi nell’atmosfera piovigginosa.

Aletto, l’ispettore Aletto, con la fronte corrugata e lo sguardo assente guidava verso casa.

D’un tratto, scivolando lento lungo la strada, vide una donna, all’apparenza giovane, avvolta in uno splendido vestito bianco dai riflessi brillanti. Accendendo i fendinebbia, si rese conto che stava facendo l’autostop.

Dopo un attimo d’indecisione, decise di darle un passaggio: sarebbe stato spregevole lasciare una signora abbandonata su quella strada deserta.

Non appena la vide salire in macchina rimase affascinato dalla bellezza candida della donna dai lunghi capelli rossi.

Quando le chiese cosa ci faceva, sola in quella strada, rispose:
“Mi trovo qui da alcuni giorni, da quando, ritornando da un concerto, presi il pullman per tornare a casa. Giunta nei pressi di questa fermata un poliziotto, che sedeva al mio fianco, mi fissò chiedendomi poi, gentilmente, se potessi mostrargli i documenti. Quando glieli porsi, mi chiese di seguirlo in commissariato, poiché assomigliavo ad una persona scomparsa da qualche giorno. Cercai di convincerlo che si sbagliava, ma lui aggiunse che si trattava solo di un semplice controllo, di una formalità e che mi avrebbe accompagnato lui stesso, se lo avessi desiderato, a casa con la macchina d’ordinanza”.

“Dopo un breve controllo mi lasciò libera, libera di andarmene, ma non per molto. Uscita dal commissariato due uomini mi trascinarono a forza in un vicolo buio, mentre, inutilmente, continuavo a gridare: non c’era nessuno a sentirmi. Prima mi picchiarono, poi, mentre uno mi teneva le mani, l’altro mi imbavagliò; infine, cominciarono a violentarmi a turno”.
Dopo aver sentito queste parole l’ispettore le disse che le avrebbe offerto il suo aiuto, ma lei lo interruppe: “Oramai sarebbe inutile, quei due dopo avermi violentato mi hanno uccisa”. Al sentire queste parole l’ispettore si voltò di colpo, ma non vide più la figura della donna, era da solo in macchina.

Tornò a casa forzandosi a non avere reazioni sconsiderate e riuscì a convincersi che fosse tutto un parto della sua fantasia, causato da stress e stanchezza da lavoro.

Cercando di non pensare a nulla, steso al buio nella sua stanza da letto gli si aprì la mente e ricordò, a poco a poco, che un collega gli aveva parlato di un caso che stava seguendo: “Una bella donna, davvero bella, coi capelli rossi, la carnagione chiara e gli occhi azzurri, è stata trovata morta, per ora sembra che l’abbiano uccisa dopo averla violentata, mi chiedo come ci si dovrebbe comportare con gente del genere…” Ora sapeva anche cosa aveva fecondato la sua fantasia.
Non rimaneva che cercare di dormire il più profondamente e tranquillamente possibile.

La sveglia suonò alle 7 e 45, alle 8 e 15 era in strada, alle 8 e 30 leggeva il giornale in commissariato mentre sorseggiava un caffè.
“Castro cade, si teme per la sua salute” fu la notizia che più lo colpì, così decise di dare un occhio ai bollettini informativi delle ultime ore: Castro stava bene.

Presto, tuttavia, il peso di un altro caso gli sarebbe piombato sulle spalle. Un uomo era stato ucciso proprio nel suo quartiere.
A quell’ora già vi erano alcuni agenti sul posto e, alle 9 e 15, vi era anche l’ispettore Aletto.

Nonostante fosse abituato ad avere a che fare con crimini efferati, la scena che si trovò di fronte lo turbò.

La vittima non aveva vestiti indosso, gli avevano tagliato la gola, era stato privato della zona inguinale ed il suo volto era divenuto un unico livido. I colleghi lo informarono che, apparentemente, non aveva altre ferrite sul resto del corpo, ma gli era stata amputata la lingua. Il delitto sembrava essere stato compiuto con un coltellaccio.

L’uomo non era stato identificato, non aveva con se un documento d’identità, ma un agente lo aveva già visto, lo riconobbe dagli indumenti, dai capelli rossicci e dalla mancanza degli incisivi, era uno storpio che viveva di espedienti, un pregiudicato che dormiva in stazione.

Tornato in commissariato raccontò ad un collega il caso e la strana allucinazione che aveva avuto la sera precedente. “Tu lavori troppo” gli rispose “prendila con più calma. Quel tizio è morto? Beh, fin quando si fanno fuori tra loro…”

Non era così per Aletto, nessuno poteva farsi giustizia da sé, altrimenti sarebbero venute a cadere tutti i suoi principi, quelli del diritto e della giustizia.

Verso le 13, nonostante fosse completamente preso dal lavoro, fu improvvisamente colto una stanchezza anomala.

Tornato a casa in anticipo, si assopì all’istante, risvegliandosi alle 6 del mattino ancora stanco.

Prendersi qualche giorno di ferie? Certo avrebbe potuto, sarebbe stato comodo, ma come poteva farlo ora con un presumibile serial killer che si aggirava per la sua città?

Andò a lavoro come era giusto che fosse, solito orario, stavolta, però, appena arrivato giunse una telefonata:

“Un altro omicidio, sembra compiuto con la stessa tecnica di quello di ieri, vieni il prima possibile”.

Accorse sul luogo del delitto e sì: la tecnica era la stessa o quasi. L’uomo dalla faccia tumefatta che giaceva nudo, senza vita, privo di mani ed inguine, sembrava essere un tossicomane, a giudicare dai buchi sulle braccia.

In commissariato si affannò per trovare una possibile soluzione al caso, ma gli indizi erano troppo vaghi e, verso le sette, decise che per lui quella giornata di lavoro era finita. Salutò sbadatamente i colleghi e prima ancora che se ne rendesse conto il suo corpo si trovava in macchina e la macchina scorreva veloce lungo la strada.

Mentre cambiava stazione alla radio, sentì una carezza sulla mano, la
rivide con la sua chioma rossa e, in quel preciso momento, cominciarono a scorrergli delle immagini dinnanzi agli occhi.

Vide dapprima i due cadaveri, rinvenuti devastati, ancora vivi e con tutti i pezzi a posto, che la violentavano e si sentì impotente, incapace di muoversi, mentre quelle due bestie abusavano di lei; soltanto dopo essersi sentito partecipe di quelle scene tremende, poté dare un occhio alla verità, quella su cui indagava, ma che non desiderava incontrare: si guardò mentre spiava lo storpio dal colorito pallido giù in stazione, si osservò fumare con un ghigno insieme al drogato dagli occhi piccoli e del tono tranquillo; infine, si rivide ucciderli e mutilarli con un coltellaccio da macellaio.

Cominciò a parlare con se stesso: “Era giusto che fossero morti così, era giusto per la sofferenza che avevano provocato, per la vita che avevano spento, per il male che avevano fatto!”
“Certo, se c’erano delle morti, delle uccisioni giustificate quelle lo erano! Meritavano di morire!” si ripeteva, cercando di mettere a tacere l’urlo stridulo dello zoppo che gli rompeva i timpani.

A poco a poco, però, quel urlo si fece voce, la voce straziante del tossico che cominciò a parlargli:
“E’ giusto così, è vero, la nostra morte è la giusta punizione per ciò che abbiamo fatto”. La morte li avrebbe mondati dai loro peccati. Girò lo specchietto per guardare il suo volto, ma non si riconosceva più, gli occhi gli si erano fatti più piccoli, la carnagione era divenuto smorta. La voce del drogato ora non gli parlava più, era il suo stesso pensiero: “Morire, l’unica soluzione, l’unica giusta condanna per chi violenta e ammazza”. Ormai, la sua macchina aveva sfondato il guard-rail, mentre precipitava nel vuoto Aletto sentì una mano sulla spalla ed una voce pacata e rassicurante dirgli: “Non temere stiamo solo pagando i nostri debiti”.

Em.il.

Pubblicato il 19 aprile 2009 su Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SyncRonyA

Benvenuto nel mondo del fantastico, ti aspettano film, serie TV, libri e qualche dritta per gli scrittori

tiropoderoso

In fase di lavorazione...sempre e comunque

Io, ateo

La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità. (André Gide)

A Magical Place

Cinema, Serie TV, Fumetti, ed altro...

Il Trono di Spade

L'inverno sta arrivando.

librolandia

Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

brrrainblog

Così è, se vi pare.

Not A Blog

Così è, se vi pare.

Il Disinformatico

Così è, se vi pare.

Haramlik

Così è, se vi pare.

Fuffologia

Fuffari e creduloni: se li conosci non ti uccidono

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: