Bruto il deforme

“Fratello mio, finalmente di ritorno!”
“Fratello, Re caro, vi prego di darmi l’occasione di ringraziarvi in privato per la possibilità che mi è stata concessa di brillare in battaglia”
“Fratello sono io a ringraziarvi per il vostro coraggio. Guardate al balcone, questa gente è qui per voi. Per applaudire la vostra furia battagliera che ancora una volta ha consentito al nostro esercito di trionfare”
“Vi ringrazio, ma questa gente non dovrebbe applaudire me, essa dovrebbe fare un plauso alle vostre doti ed alla vostra saggezza che mi hanno permesso di sconfiggere il nemico. Solo un grande ed illuminato Re saprebbe gestire la guerra del suo esercito e la pace del suo popolo come fate voi”
“Allora permettiamo loro di vederci insieme, affacciamoci al balcone e salutiamoli con l’affetto che meritano”.

Al balcone della reggia comparvero Fulgore IV e Bruto: il popolo applaudì il suo sovrano ed il suo comandante.

Vederli uno di fianco all’altro metteva ancora più in risalto la diversità tra i due fratellastri: entrambi erano figli di Gloria la Peccatrice, ma mentre Fulgore IV era figlio legittimo di Prospero V il Coraggioso, Bruto si suppone fosse figlio di un elfo incontrato dalla regina durante una passeggiata in un bosco. Mentre Fulgore, nonostante il suo aspetto fosse cambiato ultimamente, il viso si fosse fatto più scavato e gli occhi parevano aver perso brillantezza, era alto con capelli ricci e neri ed un viso mascolino, Bruto era piuttosto basso e fin troppo magro, i suoi capelli erano argentati ed i tratti del suo viso parevano velati.

Bruto sorrideva al pubblico dal suo balcone, ma si rendeva conto che quelle persone non l’avrebbero mai amato come amavano suo fratello. Lui era diverso e mentre le persone si inchinavano davanti a suo fratello per rispetto e per reverenza, quando vedevano lui abbassavano lo sguardo per timore.

Il fratello, Fulgore IV, era l’unico ad apprezzarlo per come era e ben sapeva che solo grazie ai suoi poteri ed alla sua forza aveva la speranza di continuare a sconfiggere gli elfi e allargare, così, il suo dominio su tutte le Highlands. D’altro canto, se ci fosse stato qualcun altro al posto del fratello, probabilmente Bruto sarebbe stato impiccato o esiliato per la sua natura di diverso.

Rientrati dal balcone, Fulgore disse tossendo “Fratello vi devo parlare di una cosa importante e il vostro voler scansare la folla e gli allori mi convince sempre più che siate voi la persona giusta”.
“Cosa succede?”
“Fratello ho un male che mi agita il corpo e l’animo. Purtroppo sto per morire e ho bisogno del vostro aiuto”.
“Come? Voi stareste per morire? Siete l’uomo più in salute che io conosca! Non fatevi spaventare da un colpo di tosse” disse Bruto cercando di rassicurare il fratello.
“Sfortunatamente, le mie non sono fantasie e questo colpo di tosse e il sintomo di un misterioso male che sta mangiando il mio corpo dall’interno. In ogni caso, non è di questo che vi volevo parlare. Ho bisogno di qualcuno che traghetti il mio regno finché i miei figli non saranno maggiorenni ed abbastanza forti da difendersi autonomamente da falsi amici e nemici fin troppo reali. Da domani vi nominerò Custode del Trono, in maniera che nessuno possa mettere in dubbio la vostra legittimità”.
“Vi ringrazio per la fiducia che mi dimostrate e prometto che difenderò i vostri figli a qualunque costo, ma continuo a pensare…” mentre Bruto diceva queste parole Fulgore ebbe un violento attacco di tosse che lo scaraventò al suolo.

Fulgore non si alzò più da quel pavimento, se non quando lo alzarono per adagiarlo dove avrebbe riposato per sempre.

Bruto era sconvolto: Prospero ed Ercole, i figli di Fulgore a breve sarebbero stati in viaggio verso il castello, ma qualcuno avrebbe potuto far loro del male. Chiunque, lo stesso Ercole Senza Terra, fratello di Fulgore, avrebbe potuto assassinarli. Bruto doveva mantenere la sua promessa e contattò tre dei suoi ufficiali più fidati.

Suomi Sota, Oikeus Murha e Pattivangin Ottaminen erano i migliori e più leali guerrieri che avesse mai incontrato. Bruto li aveva trovati per caso durante l’attacco alle regioni del Golfo di Botnia, quando Fulgore non aveva ancora deciso di limitare il suo dominio diretto alle Highlands. Durante quella guerra, l’esercito avversario aveva deciso di ritirarsi lasciando il deserto alle proprie spalle, sperando di convincere le armate comandate da Bruto a fare dietrofront. Fu in uno dei villaggi bruciati che Bruto trovò questi tre bambini, decidendo di farli crescere a corte.

I tre ufficiali risposero alla chiamata del loro comandante e giunsero a corte in poco meno di un’ora. “Possibile che si debba aspettare così tanto per incontrarvi? Quando i nani di Tolosa ci attaccheranno la vostra lentezza ci porterà alla sconfitta!” disse Bruto.
“Ci scusi comandante”.
“In ogni caso, ho bisogno di voi per un’operazione della massima urgenza, di cui mi occuperei io stesso, se non fossi costretto a rimanere qui in palazzo”.
“Ai suoi ordini comandante”.
“Ci sono tre cavalli che vi aspettano nelle scuderie. Prendeteli e recatevi agli appartamenti reali di Donnol. Lì troverete delle guardie, dovrete consegnar loro questa pergamena e informandoli che da oggi Bruto, fratello del defunto Fulgore IV, è il Custode del Trono e che quindi i figli del Re sono sotto la mia garanzia. In un modo o nell’altro dovrete portare i principi Prospero ed Ercole qui, dove troveranno una sistemazione adeguata e sicura. Ricordate che chiunque opponga resistenza è da considerarsi un traditore e comportatevi di conseguenza”.

Sota, Murha e Ottaminen giunsero al palazzo in un baleno, i loro cavalli parevano avere le ali agli zoccoli. Giunti, scesero dai loro destrieri e si avvicinarono a due guardie in tunica bianca.
“Salve guardia” disse Sota “siamo qui per consegnare una comunicazione della massima urgenza”.
La guardia, con fare impassibile, rispose “Straniero, forse non conosci le nostre leggi. Non puoi avvicinarti ad una guardia reale. Se hai una comunicazione urgente da fare, vai giù in paese, troverai un ufficio e li potrai fare tutte le comunicazioni che vorrai. Soltanto dopo essere stata valutata e pesata, la tua notizia, eventualmente, giungerà al palazzo reale”.
“Guardia, io non sono uno straniero, combatto per l’esercito del Re da quando ero in fasce”.
“Non posso che complimentarmi con te di questo, anche se trovo spiacevole che, combattendo per il nostro Re da tanto tempo, ti siano sconosciute le nostre usanze” disse la guardia scuotendo la testa.
“Forse non siamo stati chiari” intervenne Murha “quindi cercherò di spiegarti meglio la situazione. Ora devi prendere questa pergamena leggerla e seguire le istruzioni che ci sono scritte sopra, dopodiché valuteremo se spiegarti il resto o agire in maniera differente”.
La guardia appoggiò la mano sull’elsa del suo gladio “Ora credo vi convenga andar via” disse freddamente.
Ottaminen si mosse come un fulmine e, in un attimo, era già alle spalle della guardia, puntandogli un coltello al collo. L’altra guardia estrasse il gladio puntandolo contro Murha, ma questi ne afferrò la lama e glielo strappò da mano. “Ora spero ci vogliate degnare della vostra attenzione” disse Sota e rivolgendosi ad Ottaminen “lascialo, non credo sia così stupido da tentare qualche azione contro noi”.
La guardia libera dalla minaccia del coltello chiese “Ma chi siete?”
“Come ho provato a dirti prima siamo dei guerrieri del Re e dobbiamo consegnare questa pergamena. Sareste così gentile da controllarne il contenuto?”
La guardia lesse attentamente la pergamena “Mi spiace, ma non posso. Prospero sta per divenire il nostro regnante e questo sarebbe un colpo di stato”.
“No guardia, vi sbagliate. Prospero diverrà il nostro regnante, ma qualcuno dovrà proteggerlo per ora e non crediamo voi siate adatti a questo ruolo”.
“Signore voi volete rapire il nostro futuro monarca e prendervi gioco della Guardia Reale, mi spiace ma non posso permettervelo” detto questo estrasse il gladio “Ora non mi coglierete di sorpresa, difendetevi”.
“Allora sei stupido” Murha si avvicinò lentamente all’uomo e, quando questi cercò di colpirlo, parò il colpo col braccio coperto dall’armatura, dopodiché gli afferrò il capo e gli spezzò il collo “Tu che fine vuoi fare?” chiese all’altra guardia.
“Morire di vecchiaia” disse questi, scappando a gambe levate.
I tre giunsero senza problemi negli appartamenti dei principi uccidendo o lasciando scappare le altre guardie che, in realtà non erano mai state preparate contro un’aggressione ed in un’occasione del genere erano utili a difendere la corona tanto quanto le damigelle di corte. Stranamente nessuno rimaneva al suo posto accettando semplicemente il loro passaggio: o si ribellavano o scappavano di corsa.
Quando furono nelle stanze reali, Prospero ed Ercole si ribellarono ed i guerrieri, ormai stanchi, presero i principi in braccio, senza troppi complimenti, e li portarono con loro.

Nei sotterranei del palazzo, illuminati scarsamente da poche torce alle pareti, tra il tanfo ed i topi che tentavano impunemente di mangiargli gli stivali, stava Bruto. Di fronte a lui la centenaria megera dal volto tumefatto e gli occhi bianchi scavava tra le viscere di un gallo, cercando le risposte alle domande di Bruto.
Il mezzo elfo sapeva che solo lei avrebbe potuto aiutarlo nella sua ricerca dei traditori, sarebbe stata quella strega ad indicargli chi possedeva ambizioni di potere, chi desiderava porsi la corona sul capo.
A breve Bruto avrebbe potuto ripulire le Highlands dai falsi amici del Re e già pregustava il sapore forte della sua vittoria sui nemici infidi.
Più le mani della megera rovistavano tra le interiora più la pergamena si riempiva di nomi scritti con il sangue, nomi di morti che non sapevano ancora di esserlo.

Passarono un paio di giorni e Bruto si trovò ad essere invitato ad una cena a cui erano presenti tutti gli appartenenti alla famiglia reale, tra cui Ercole Senza Terra, i nobili delle più importanti famiglie del regno ed i cortigiani appartenenti al consiglio reale. Bruto si sedette a capotavola e si scusò per l’assenza del futuro regnante che, a suo dire, “aveva accusato un malore”.
Giunti a metà cena Bruto si alzò col calice in mano “Voglio brindare al… Curling!” tutti risero e alzarono le coppe “ma prima voglio spiegarvi il perché del mio brindisi al nostro sport nazionale; Murha passami una pietra” questi gliela passò e Bruto parve non avere alcun problema a tenere in mano una pietra da curling da 20 kg mentre girava intorno al tavolo “Secondo voi, perché siamo i migliori giocatori di curling?”
Tutti corsero a dare una risposta:
“Perché lo abbiamo inventato e nessuno lo conosce meglio di noi”
“Perché abbiamo i migliori giocatori al mondo”
“Perché conosciamo il ghiaccio come nessun altro”
Bruto interruppe quel dilagare di risposte “Tutte buone supposizioni, ma non è così. Siamo i migliori nel curling perché sappiamo cosa significa gioco di squadra. Forse i nani di Tolosa hanno dei lanciatori migliori, ma noi facciamo sì che le nostre pietre abbiano dentro di sé il nostro stesso spirito di gruppo. Allora vi chiedo: se il nostro spirito venisse a mancare, se qualcuno di noi ritenesse di primaria importanza il suo successo personale che fine faremmo? Ovviamente, non c’è bisogno che rispondiate: sappiamo tutti che la nostra intera civiltà andrebbe allo sfacelo! Allora dico alziamo i calici e brindiamo perché il nostro modo di vivere e di pensare possa trionfare!”
Tutti brindarono e bevvero, esaltati dal discorso di Bruto. Quando i calici furono svuotati Bruto, che non si era ancora seduto, aggiunse “Sono lieto che abbiate brindato tutti con grande entusiasmo, poiché è per salvaguardare il nostro paese che mi sono trovato costretto a fare delle scelte. Il vino che vi è stato versato da quella persona che vedete ancora in fondo alla sala e il cui nome è Ottaminen, era drogato. Purtroppo, alcuni di voi cominciano a perdere i sensi già in questo momento” tutti gli invitati si sentivano inebetiti ed alcuni cominciarono a crollare delle proprie sedie “come potete vedere. Quelli che non sono ancora crollati, comunque, hanno la fortuna di sapere che stanno morendo per la patria, per evitare che chiunque possa pensare di espropriare la corona al futuro legittimo regnante”.

Alla cosiddetta “Cena Nera”, durante la quale Bruto riuscì in qualche maniera a far servire a tavola del vino avvelenato a tutti gli ospiti, condannando così a morte chiunque fosse troppo vicino alla corona, seguirono anni di prosperità sotto il governo del Custode e della sua compagna Gertrude. In questi anni Prospero ed Ercole crebbero e divennero colti, forti e saggi.

Bruto pensava che fosse giunto il momento per Prospero di prendere l’eredità di suo padre e divenire, finalmente, un sovrano a tutti gli effetti ed aveva deciso di informare di questo il ragazzo.

“Comandante sembra che gli elfi abbiano attaccato il palazzo dove si trovava Gertrude rapendola e portandola nel loro rifugio a Macchia…” Bruto non lo lasciò terminare la frase, scese immediatamente e montò a cavallo imbracciando la sua spada. Sota che gli aveva dato la notizia corse a chiamare Murha e Ottaminen ed i tre a cavallo cercarono di raggiungere il Custode.

Prima che i suoi fidi lo raggiungessero, mentre attraversava il vallo di Shame, Bruto fu assalito da una trentina di elfi. Le loro fila ad un tratto si allargarono per permettere il passaggio di due giovani a cavallo, Bruto li riconobbe dopo qualche secondo, erano Prospero ed Ercole.

Fu Prospero a prendere la parola “Traditore, credevi che le tue azioni non avrebbero avuto conseguenze? Credevi che la morte di mio padre non sarebbe stata vendicata?”

Bruto con la mano sull’elsa e ancora scioccato rispose “Figliolo non so che cosa stia succedendo, ma, ti prego, fammi spazio: ho un grosso problema in questo momento e non posso dedicarti più tempo di quanto non ne abbia già perso”.

“Allora non capisci!” rise Ercole “Non hai nessun luogo in cui correre, la notizia di Gertrude è falsa, i tuoi scagnozzi sono stati ingannati, per fortuna molti dei cortigiani sono ancora fedeli ai legittimi regnanti”.

“Cosa volete da me?” disse Bruto ancora più disorientato.

“Vogliamo vendetta: vendetta per nostro padre, da te avvelenato!”

“Io non ho ucciso vostro padre!” cacciò la spada e la puntò verso Ercole “Tu non puoi permetterti di dire una cosa del genere! Abbi il coraggio di sfidarmi in duello sciocco moccioso e Dio sarà testimone di chi di noi due mente! Se sei ancora vivo è solo perché io ti ho salvato e l’ho fatto per rispetto di tuo padre, rispetto che a quanto pare tu non meriti”.

Ercole sorrise “Non sarei mai tanto stupido da sfidarti a duello, so che batteresti facilmente me ed altri dieci, forse venti come me: per questo ho portato qui questo piccolo esercito di elfi che mi aiuterà ad ucciderti prima che i tuoi fidi giungano”.

“Come puoi farmi una cosa del genere? A breve ti avrei ceduto del tutto il governo del paese, sai che il potere che ho detenuto fino ad oggi è stato un peso, un peso sostenuto per mantenere la parola data a tuo padre” disse Bruto.

“Certo, come no: le ultime parole di mio padre, vero? Quelle che hai usato per imporre al nostro popolo la tua dittatura illegittima! Tu, assassino, hai avvelenato tutta la mia famiglia e ci hai tenuti imprigionati, credendo che le nostre guardie sarebbero rimaste fedeli a te per sempre. Per nostra fortuna, ti sbagliavi” urlò Ercole.

“Ho avvelenato solo chi avrebbe voluto uccidervi, ho ucciso per difendere la corona! Io non vi ho mai imprigionato, eravate liberi di imparare, di studiare e di muovervi purché lo faceste in maniera sicura: non vi ho fatto mai mancare niente!”

“Basta, è inutile tentare di fuorviarci con le tue bugie, sappiamo che ci hai tenuto in vita solo perché sapevi che uccidendo noi sarebbe venuto a crollare tutto il castello di sabbia da te creato sulle presunte Ultime Parole del Re e sulla Salvaguardia dei Futuri Regnanti” e in quel esatto momento gli elfi si lanciarono su Bruto. La lotta era serrata, il mezzo elfo si difendeva, anche se con difficoltà ed estremo sforzo, dagli attacchi fisici e magici. Una pugnalata di Prospero colpì il destriero alla gola, facendolo vacillare e cadere. Ormai a terra, Bruto continuava a difendersi, ma diversi colpi ora andavano a segno.

Sota, Murha e Ottaminen videro un gruppo di individui che si allontanava in lontananza. Giunti al vallo di Shame trovarono il loro comandante steso al suolo Sota gli si avvicinò e gli mise una mano sul petto, con la voce ridotta ad un soffio Bruto gli chiese “Allontanami da questo luogo di infamia, portatemi lontano dalle Highlands”.

Em.il.

Pubblicato il 19 aprile 2009 su Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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