God communication

Mi chiamo Mario Rosso ed ho un problema da risolvere. Purtroppo, devo ammettere di essere io la causa di questo problema ed ho moltissimi dubbi circa la sua soluzione. Ho deciso di mettere tutto per iscritto perché credo che rileggere la storia possa essermi di aiuto o magari potreste essere voi a darmi qualche suggerimento.

Circa tre anni fa ho creato, su un computer quantistico a mia disposizione per ragioni lavorative, un programma, che secondo le mie aspettative, sarebbe stato in grado di superare il test di Turing.

Giunto ad una versione accettabile del programma, ho deciso di collaudarlo inserendolo in una realtà virtuale condivisa. Il mio programma, “homo”, ha superato in modo egregio il test della realtà virtuale: nessuno pareva cogliere la sua natura artificiale. Con mia grande sorpresa, inoltre, il programma è riuscito ad implementarsi autonomamente.

Ho pensato, allora, dopo aver disconnesso e ripristinato il programma, di studiare la sua evoluzione all’interno di un ambiente in cui non vi fosse nessuna intelligenza, ma solo altri programmi il cui sviluppo non aveva come target l’imitazione dell’intelligenza: creai l’ambiente “garden” e stetti a guardare.

In questo ambiente “homo” non si implementava, anzi tendeva a ridurre le sue funzioni.

Deluso, rimasi con un dubbio: cosa sarebbe successo al programma se fosse stato in un ambiente con un altro programma dello stesso tipo? Introdussi nell’ambiente un altro sviluppo del programma “homo” simile ma complementare al primo.

I due “homo”, imitazioni dell’intelligenza che cominciai a considerare vere e proprie intelligenze artificiali, si fusero all’interno dell’ambiente, pur rimanendo in qualche maniera separate, e cominciarono a sviluppare algoritmi distanti dalla mia comprensione. Impaurito dalla mia creatura, decisi di riavvolgere il nastro.

Ripristinai i due sviluppi del programma “homo” e li inserii in un nuovo ambiente, più ostile all’auto-implementazione, che chiamai “earth”.

E’ passato circa un anno da quando ho creato “earth”, i programmi hanno subito uno sviluppo piuttosto particolare: i primi due sviluppi di “homo” hanno creato autonomamente altri programmi e questi ne hanno, a loro volta, generati di nuovi, mentre i vecchi programmi andavano scomparendo.

E’ da un po’ che gli sviluppi di “homo” hanno raggiunto una complessità algoritmica che è estranea alle mie conoscenze. Ho il timore che l’imitazione dell’intelligenza che ho creato mi sia sfuggita dalle mani ed ho anche l’impressione che abbia raggiunto uno stato di coscienza.

E’ per questo che oggi ho deciso di entrare in “earth” e di chiedere direttamente a voi: cosa mi consigliate di fare?

Em.il.

Pubblicato il 1 aprile 2009 su Racconti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Sono affascinato da questo racconto 🙂

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