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Socrate incontra Gesù

di Prometheus

Socrate:
Buon giorno, Gesù, mi hanno detto dei tuoi meravigliosi insegnamenti. Io sono un modesto filosofo qui ad Atene. Mi hanno detto che hai una grande saggezza e questo è certamente dimostrato dalla folla di ammiratori che ti segue per le strade. Se hai qualche istante da dedicarmi, mi piacerebbe che mi illuminassi con le risposte ai complessi dilemmi con cui ho combattuto per tutta la vita.

Gesù:
Sono un pescatore di uomini alla ricerca di seguaci. Porto la verità di Dio a tutti gli uomini. Cerca e troverai, chiedi e ti sarà risposto, bussa e ti sarà aperto.

Socrate:
C’è un problema di base che ha sempre occupato la mia mente in modo predominante. Sebbene sia stato per me sempre un ostacolo insormontabile nella ricerca della verità e del significato delle cose, sono sicuro che con la tua conoscenza lo troverai semplice e penserai che io sia un vecchio stupido. Ho sempre desiderato vivere nobilmente e onorevolmente, ma sembra che abbia semplicemente attraversato la mia vita senza neanche sapere cosa fosse onorevole e nobile. Con la mia limitata capacità di capire, mi sembra spesso che la vita, anche con tutto il suo rumore e la sua furia, non abbia un reale significato. Per favore dimmi: Come dovrebbe vivere un uomo, qual è lo scopo della vita.

Gesù:
Servire e venerare Dio.

Socrate:
Quale Dio?

Gesù:
C’è un solo Dio.

Socrate:
Oh. Dovresti vivere ad Atene. Noi ne abbiamo diversi tra cui scegliere.

Gesù:
C’è un solo vero Dio.

Socrate:
Certo. E qual è il vero Dio?

Gesù:
Il vero dio è il Signore Dio tuo.

Socrate:
Si. Ma chi è il Signore Dio tuo? O cosa è?

Gesù:
è l’infinita saggezza, amore, compassione, pace e misericordia. è il creatore del cielo e della terra e di tutte le cose nell’universo.

Socrate:
Di tutte le cose?

Gesù:
Si, tutte le cose. Egli è onnipotente. è il padrone e controllore e costruttore di tutte le cose. è onnipresente. Niente può succedere che lui non sappia in anticipo.

Socrate:
Ha creato le pestilenze, la guerra, la morte, la sofferenza e il male?

Gesù:
No. Queste cose e tutti gli altri mali e tragedie vengono dal Diavolo, il principe dell’oscurità, o dalla umana debolezza e natura malvagia. Dio è tutta bontà ed è libero dal male. Solo bene può venire da Dio.

Socrate:
E di grazia, chi sarebbe il diavolo? Sicuramente deve essere un dio per essere in grado di mandare queste potenti calamità all’umanità eppure hai appena detto che c’è un solo Dio. Hai anche detto che tutto ciò che esiste deriva da Dio: e ora dici che solo il bene viene da Dio e tutto il male viene da qualcuno chiamato “il diavolo”. Questa sembra una contraddizione. Ho paura che la tua religione sia troppo complessa da capire per questo vecchio. Eppure io sarei uno studente entusiasta e cercherei in tutti i modi di capire, se mi aiuterai. Per favore, spiega: chi è il diavolo e come è possibile che tutte le cose vengano da Dio eppure non vengano da Dio?

Gesù:
Il Diavolo è un angelo caduto, ambizioso. Si è ribellato contro Dio e vuole pervertire la sua opera.

Socrate:
Nel nome di Zeus, cos’è un angelo?

Gesù:
Un angelo è un angelo.

Socrate:
è chiaro: è un’identità. Socrate è Socrate. Ma, vedi, non vuol dire niente per me, che sono senza esperienza della vostra religione. Nonostante sia sicuramente vero, non si riallaccia a niente che io possa capire. Paragonalo a qualcosa che mi sia familiare.

Gesù:
Un angelo è un angelo.

Socrate:
Per favore, perdona la mia stolida ignoranza. Non sono un’autorità come te. Non ho mai visto, nè sentito di un angelo. Mi hanno detto che tu hai avuto tante strane visioni quando hai vagato nel deserto 40 giorni senza mangiare. Ti prego, dimmi, a cosa somigliano questi angeli?

Gesù:
Hanno delle ali.

Socrate:
Anche i tafani. Puoi essere un po’ più specifico?

Gesù:
Somigliano alle persone, ma hanno delle ali.

Socrate:
Cos’altro? Possono volare, presumo.

Gesù:
Sì, le ali servono a quello.

Socrate:
Certo… avrei dovuto saperlo. Dici che sono come gli uomini. In cosa sono differenti dagli uomini?

Gesù:
Sono molto migliori degli uomini e non muoiono.

Socrate:
Quanto meglio degli uomini?

Gesù:
Più virtuosi e più potenti. Molto più potenti.

Socrate:
Quindi sono superumani.

Gesù:
Sì, assolutamente.

Socrate:
Quindi sono superumani e immortali. Noi ad Atene chiamiamo questi esseri “dei”.

Gesù:
No! Dio è più potente di loro.

Socrate:
Anche Zeus per noi è più potente degli altri dei dell’Olimpo, ma gli altri sono ancora dei per definizione. Come definiresti il termine “Dio”?

Gesù:
Dio è il creatore di tutto. è onnipotenza, conoscenza, saggezza ed è l’epitome della giustizia, pietà, compassione, bene e pace.

Socrate:
Queste qualità però non sono necessariamente consistenti. Non è possibile per una persona essere giusta, pacifica e pietosa, tutto insieme o in una sola situazione. Se una persona o una nazione meritano una punizione per le regole della giustizia, devi punirla o fargli guerra, ma questa sarebbe una violazione della regola della pace e della misericordia. Nessun essere può avere tutte queste qualità, perché si contraddicono l’un l’altra. Non possono esistere insieme nella stessa persona allo stesso tempo. è come se un uomo girasse a destra e a sinistra allo stesso incrocio, allo stesso tempo, restando però intero e unitario.

Gesù:
Dio lavora in modi meravigliosi e misteriosi.

Socrate:
Sembra che tu abbia tanti dei come noi ad Atene, solo che tu non li chiami dei.

Gesù:
No! Dio è onnipotente.

Socrate:
Quindi la sola differenza è la quantità di potenza?

Gesù:
No. Dio è migliore e più virtuoso di loro. Il peccato è impossibile per lui.

Socrate:
Cos’è il peccato?

Gesù:
è un atto di disobbedienza a Dio.

Socrate:
Capisco come questo Dio non possa peccare, perché non può disobbedire a se stesso. Ma siccome il peccato è impossibile per lui, non è più una grande conquista per lui essere libero dal peccato, non più che per una roccia essere impossibilitata a muoversi. è solo un problema di definizioni. Cosa fanno questi angeli?

Gesù:
Fanno commissioni per Dio.

Socrate:
Perché, se Dio è onnipotente, ha bisogno di altri che facciano commissioni per lui?

Gesù:
Così gli piace.

Socrate:
Quindi sono suoi schiavi?

Gesù:
No, lo servono volontariamente.

Socrate:
Cosa succede se non lo servono volontariamente?

Gesù:
Ci furono diversi angeli guidati da Satana, il diavolo, che si ribellarono contro Dio e furono cacciati dal paradiso per un tormento e una punizione eterna.

Socrate:
Cosa è il paradiso?

Gesù:
è un posto meraviglioso nell’alto dei cieli. Le strade sono lastricate d’oro. Tutto è pacifico e bello là. Dio vive lì e tutti coloro che credono in Dio vanno là quando muoiono. Gli uomini hanno la vita eterna e gli vengono date delle ali e adorano Dio e suonano arpe in beatitudine e felicità eterna. è lo scopo e il fine di tutta la vita umana quello di andare in paradiso quando si muore.

Socrate:
Ricorda molto i racconti di quelli che hanno mangiato i fiori di loto. Se è questo lo scopo della vita, non potremmo semplicemente intossicarci di vino o droghe e sentirci così sempre, come i mendicanti e gli ubriaconi che vediamo dall’altra parte della città?

Gesù:
La Bibbia dice: tu non berrai vino o altre bevande forti.

Socrate:
Se l’unico scopo della vita di un uomo è quello di andare in paradiso, perché semplicemente non ci si uccide per andare lì?

Gesù:
Tu non ti ucciderai.

Socrate:
Se Dio avesse voluto che l’uomo andasse in paradiso, perché mettere l’uomo sulla terra? Perch´ non ha semplicemente messo l’uomo in paradiso fin dall’inizio?Trovo difficile da credere che l’uomo con tutte le sue capacità, desideri e complessità sia stato creato semplicemente per sedere e inchinarsi, riverire e adorare. Certamente non c’è, e neanche ci fu, un tiranno così vano e orgoglioso da volere che quelli a lui soggetti si inchinino e lo riveriscano ossequiosamente e servilmente dall’alba al tramonto, per non parlare di tutta l’eternità. Posso capire sicuramente perché Satana volle ribellarsi contro una società così statica, irregimentata, oppressiva e noiosa. Da quello che mi hai detto fin’ora, sarei stato al fianco di Satana nella rivolta, perché sebbene consideri me stesso un umile umano tra gli umani, non potrei inchinarmi e riverire e cantare lodi tutto il giorno ad un essere che minaccia di punirmi in eterno tormento se io non lo facessi.

Gesù:
Il Signore Dio tuo è un dio geloso e tu non avrai altro dio all’infuori di lui.

Socrate:
Perché Satana si ribellò? Sapeva che Dio era potente come lo descrivi e che sarebbe stato sicuramente sconfitto?

Gesù:
Satana si ribellò perché era orgoglioso e voleva regnare in paradiso. Conosceva in parte il grande potere di Dio (che era più grande del suo), ma voleva il potere così tanto da accettare qualsiasi rischio.

Socrate:
Satana fu certamente molto coraggioso allora, da combattere un nemico che non poteva sconfiggere.

Gesù:
Peccò perché disobbedì al volere di Dio.

Socrate:
A me sembra che l’unica differenza tra Satana e Dio sia la quantità di potere.

Gesù:
Dio è perfetto. Egli è onnipotente, conosce tutto ed è senza peccato.

Socrate:
Certo. Per definizione è senza peccato, perché non può disobbedire a se stesso. L’unica differenza reale tra i due è il grado di potenza. Perciò Satana non sbagliò o commise peccato nel ribellarsi contro Dio, ciò che fece di male fu perdere la guerra. Perché se avesse vinto, Dio sarebbe stato il peccatore: perché Dio sarebbe stato disobbediente verso Satana, che sarebbe stato migliore di Dio o degli altri angeli, perché non avrebbe potuto peccare contro se stesso, cioè, essere disobbediente verso se stesso, e avrebbe provato di essere onnipotente. Se Satana avesse vinto, sarebbe diventato Dio, secondo la tua definizione, perché sarebbe stato onnipotente e senza peccato. Chi sa se questo non sia successo? Dalla tua descrizione di Dio, comincio a sospettare a questo punto che sia successo.

Gesù:
Dio è più che semplice potere e virtuosa mancanza di peccato: è infinita giustizia, pietà, pace e compassione, e perdono. Satana è maligno, egoista, distruttivo, e malvagio.

Socrate:
Cosa successe a Satana dopo la cacciata dal paradiso?

Gesù:
Fu mandato all’Inferno da Dio e fu tormentato e torturato per tutta l’eternità.

Socrate:
Cosa è l’Inferno e perché Satana rimase là se è così doloroso e spiacevole?

Gesù:
Dio lo chiuse nell’Inferno e non gli fu permesso di andare via. Dio creò l’Inferno come posto per punire Satana e tutti gli uomini che non avevano fede in Dio. è un rogo che brucia per l’eternità, tortura, agonia, e tormento: tutti i peccatori che non hanno chiesto perdono a Dio e non hanno fede in lui vanno là per tutta l’eternità, per essere torturati dal diavolo.

Socrate:
Se Dio fosse giusto o misericordioso, come potrebbe fare questo ad un nemico che lo ha combattuto in battaglia? Perché Dio semplicemente non perdonò Satana dopo la sconfitta come fanno di solito gli uomini con le nazioni vinte dopo averle sconfitte? L’umanità sembra più compassionevole di Dio nella vittoria, perché non propina al vinto questi terribili tormenti per tutta la vita e tanto meno per l’eternità. Perché Dio non mostra le qualità che tu descrivi come la sua giustizia, pietà, compassione e perdono verso Satana? Certamente la natura guerriera di Dio è in marcato contrasto con la tua definizione di Dio come essere pacifico, benigno e che tutto perdona.

Gesù:
Dio lavora in modi misteriosi, per realizzare le sue meraviglie.

Socrate:
Se Satana è chiuso nell’Inferno, come può portare pestilenze e tormenti all’umanità e perché Dio lo permette se è onnipotente e bene infinito? Se Dio è onnipotente, com’è che permette a questo malvagio Satana di sopravvivere? Perché non lo distrugge? Anche se a questo punto comincio a domandarmi se non sia meglio l’opposto.

Gesù:
Dio permette a Satana di essere libero di portare pestilenze e tormenti all’umanità per punire l’uomo per il suo peccato nel Giardino dell’Eden.

Socrate:
Cos’è il Giardino dell’Eden?

Gesù:
Quando Dio creò il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva, li mise nel Giardino dell’Eden. Quando furono creati erano puri e senza peccato. Così è come Dio li creò. Il Giardino dell’Eden era un paradiso meraviglioso che forniva ad Adamo ed Eva tutto ciò di cui avessero bisogno. Non dovevano lavorare, ma semplicemente cogliere la frutta dai rami degli alberi lussureggianti. Erano innocenti e senza problemi come bambini e non sapevano niente dell’amore carnale. Si facevano compagnia e adoravano e veneravano Dio, che li visitava di tanto in tanto.

Socrate:
Perché Dio creò l’umanità?

Gesù:
Era solo.

Socrate:
Perché non ha creato semplicemente altri angeli che erano più suoi eguali, piuttosto che questa forma di vita inferiore, l’Uomo? Potrebbe essere che lui volesse schiavi ossequiosi a cui avrebbe potuto guardare dall’alto e che avrebbero avuto paura di lui e l’avrebbero riverito e adorato?

Gesù:
Siccome è il nostro creatore, gli dobbiamo la nostra adorazione, reverenza e obbedienza.

Socrate:
Il figlio di un criminale è obbligato ad essere obbediente al padre, o ha il diritto e l’obbligo di giudicare da sè cos’è bene e male? Quale peccato, quale atto di disobbedienza commise l’uomo nel Giardino dell’Eden?

Gesù:
Al centro del Giardino dell’Eden Dio mise l’albero della conoscenza. Dio disse ad Adamo ed Eva che non dovevano mangiare il frutto di quell’albero. Satana venne nel Giardino camuffato da serpente e disse ad Eva che avrebbe guadagnato una grande conoscenza se avesse mangiato il frutto. Satana disse che Dio gli aveva detto di non mangiare il frutto, perché aveva paura che se lo avessero fatto sarebbero diventati grandi come lui. Eva convinse Adamo a mangiare il frutto. Dopo che l’ebbero mangiato, conobbero l’amore sessuale. Quella fu l’origine del peccato.

Socrate:
La conoscenza è malvagia, visto che Dio vuole tenercela nascosta? Perché Dio vuole impedirci di arrivare alla conoscenza? Ci vuole tenere come schiavi servili che giacciono sotto il suo piede? Mi sembra che dobbiamo ringraziare Satana e venerarlo per l’aiuto che ci ha dato. Satana sembra come il titano Prometeo, che disobbedendo agli ordini degli dei, portò all’uomo la conoscenza del fuoco. Per questo dono all’uomo, Prometeo come Satana fu soggetto a tormento e tortura per tutta l’eternità. Certamente la vita umana sulla terra sarebbe valsa molto meno senza amore, fuoco e conoscenza.

Gesù:
Ma Satana stava mentendo ad Eva, perché non saremmo diventati grandi come Dio mangiando il frutto. Ci stava mentendo semplicemente perché voleva distruggere il lavoro di Dio.

Socrate:
Se Dio è onnipotente, perché permise a Satana di entrare nel Giardino e tentare Eva? Se Dio non voleva che l’uomo mangiasse il frutto, perché mise l’albero nel Giardino? Se Dio non voleva che l’uomo conoscesse l’amore sessuale, perché l’ha fatto con gli organi necessari a questo? Se Dio non voleva che gli uomini commettessero il peccato originale, perché ha dato agli uomini il desiderio di conoscenza, esperienza, avventura e amore carnale?

Gesù:
Dio mise l’albero nel Giardino e permise a Satana di entrare, perché voleva mettere alla prova l’umanità.

Socrate:
Hai detto che Dio è onnisciente: sa tutto ciò che succede prima che avvenga. Certamente Dio sapeva già come l’uomo si sarebbe comportato in qualsiasi situazione.

Gesù:
Dio diede all’uomo il libero arbitrio. Per l’uomo era egualmente possibile essere virtuoso e obbedire a Dio, come peccare e disobbedire alla parola di Dio.

Socrate:
Dio sapeva che l’uomo avrebbe peccato?

Gesù:
Sapeva che l’uomo avrebbe peccato, ma permise all’uomo di avere il libero arbitrio per fare la sua scelta.

Socrate:
Dio avrebbe potuto creare l’uomo in modo che non avesse potuto peccare? Dio avrebbe potuto creare l’uomo così che non avesse peccato in questa situazione particolare?

Gesù:
Si, perché Dio è onnipotente avrebbe potuto farlo, ma non voleva che gli uomini fossero semplici pupazzi: voleva che gli uomini avessero libero arbitrio.

Socrate:
Dio avrebbe potuto creare l’uomo con due teste e tre gambe o in qualsiasi altro modo, se avesse voluto?

Gesù:
Dio avrebbe potuto creare l’uomo in qualsiasi modo avesse voluto.

Socrate:
Dio creò l’uomo nel modo in cui voleva? Dio voleva che l’uomo avesse una testa, due gambe e che sembrasse esattamente come appare oggi?

Gesù:
Naturalmente: Dio è perfetto e onnipotente: non può fare errori.

Socrate:
Allora Dio non fece un errore e creò l’uomo esattamente come lo voleva?

Gesù:
Sì.

Socrate:
Allora tu ed io siamo stati creati esattamente come Dio intendeva che fossimo? E Adamo ed Eva furono creati esattamente come Dio intendeva che loro fossero?

Gesù:
Sì. è come ti ho detto.

Socrate:
Tutto ciò che è parte dell’uomo viene da Dio?

Gesù:
Sì: Dio è padrone e controllore e creatore di tutto.

Socrate:
Il diavolo o qualsiasi altra forza creò una parte dell’uomo?

Gesù:
No. Dio è il solo creatore di tutto.

Socrate:
Allora se Dio ha creato gli occhi dell’uomo, le gambe e la mente, ha anche creato i desideri dell’uomo. Tutti i suoi desideri, anche il desiderio di conoscenza e del sesso. Perché l’uomo ha peccato?

Gesù:
Ha peccato per le sue debolezze e per la sua natura malvagia.

Socrate:
La natura dell’uomo è parte dell’uomo, proprio come le mani e i piedi sono parte dell’uomo?

Gesù:
Sì. La natura dell’uomo è parte dell’uomo.

Socrate:
Chi ha creato l’uomo?

Gesù:
Dio.

Socrate:
Chi ha creato le mani e i piedi dell’uomo?

Gesù:
Dio.

Socrate:
Chi ha dato all’uomo due mani e due piedi e l’ha creato esattamente come è oggi e esattamente come era ai tempi di Adamo ed Eva?

Gesù:
Dio.

Socrate:
Chi ha creato la natura dell’uomo?

Gesù:
Dio.

Socrate:
Chi ha dato all’uomo la sua natura malvagia e le debolezze? Dio, perché ogni cosa che è parte dell’uomo venne da Dio e da Dio solo.

Gesù:
Dio diede all’uomo il libero arbitrio.

Socrate:
Chi ha voluto che l’uomo avesse due mani, il diavolo?

Gesù:
No. Dio ha voluto che l’uomo avesse due mani.

Socrate:
Chi ha voluto che l’uomo avesse debolezze e una natura malvagia, il diavolo? No. Dio volle che l’uomo avesse debolezze e una natura malvagia. Se l’umanità ha difetti o è malvagia o debole, è perché Dio mise i difetti o le debolezze e voleva che ci fossero. Lascia che ti racconti un’altra parabola. Hai mai visto un uccello uccidere un pesce in mare? Chi ha portato quel pesce volante nelle grinfie dell’uccello e l’ha ucciso? Chi è da condannare, amico, quando il giudice stesso è portato alla sbarra?

Gesù:
L’uomo ha libero arbitrio. Dio non l’ha costretto a peccare. Gli ha semplicemente dato l’opportunità di essere virtuoso o peccatore. L’uomo non avrebbe valore per Dio se l’avesse fatto come un semplice pupazzo che non possa fare altro che bene. Voleva dare all’uomo la possibilità di essere buono o malvagio per suo merito e scelta.

Socrate:
è assurdo per Dio punire l’uomo dopo averlo creato. è come se Omero avesse scritto un’ode su un maiale e poi frustato e sferzato le pagine o l’abbia scagliata verso un fuoco eterno che non si consuma mai, perché non gli piacciono le qualità di quell’animale. O come se uno scultore abbia fatto una statua perfetta di un maiale e poi l’abbia frustata per tutta l’eternità perché non gli piacciono le caratteristiche di questo animale.

Gesù:
Dio non ha creato l’uomo con una natura malvagia che ha predeterminato il suo peccato.

Socrate:
Allora chi l’ha fatto?

Gesù:
Dio creò l’uomo per essere innocente e naturalmente buono. Dio mise l’uomo in un paradiso, il Giardino dell’Eden. Diede all’uomo il libero arbitrio e permise a Satana di entrare nel Giardino dell’Eden per mettere alla prova l’umanità. Dio non predeterminò il peccato dell’uomo.

Socrate:
Ma Dio creò tutto ciò che entrò in questa combinazione, situazione e ambiente. Quando creò ognuno degli elementi o ingredienti di questa situazione, sapeva esattamente come ognuno avrebbe reagito con gli altri in ogni circostanza; perché è onnisciente. Voleva che ogni elemento fosse esattamente così com’era, perché era onnipotente e non poteva fare errori. è come se uno scienziato o un medico combini diversi ingredienti in una medicina, che sebbene innoqui in sè, quando combinati diventano un potente veleno e poi la somministri ad un paziente, negando ogni responsabilità della sua morte. Proprio in questo modo Dio combinò le cose: un uomo innocente, un albero della conoscenza, un bel giardino e un angelo.

Gesù:
Tutti hanno peccato e sono indegni della gloria di Dio.

Socrate:
Mi sembra che il tuo Signore Dio abbia semplicemente creato l’uomo per guardarlo soffrire. Questo affare di Satana, del Giardino dell’Eden e del libero arbitrio è semplicemente una facciata. Dio ha semplicemente voluto una scusa per importunare, perseguitare, tormentare e opprimere l’umanità. Se un essere onnipotente e onnisciente crea ogni cosa e permette alle sue creature di agire in un certo modo, vuole esattamente che queste agiscano nel modo determinato ed è il solo responsabile dei risultati.

Gesù:
Ti avverto, Dio non deve essere deriso. Non parlare in questo modo o sarai buttato in una fornace infocata dove striderai i denti, in tormento e tortura eterni.

Socrate:
Pensavo che i dei dell’Olimpo fossero cattivi e irragionevoli, ma sembrano veri e propri agnelli misericordiosi e tolleranti al confronto di questo tuo Dio, che ti tormenta e ti tortura per tutta l’eternità per aver fatto ciò in cui egli ti forza a causa di come ha fatto te e il tuo ambiente.

Gesù:
Oh, rendiamo grazie al Signore perché è buono e la sua misericordia è eterna.

Socrate:
Perché, se è un dio di pace e misericordia, tormenta l’umanità e permette, addirittura incoraggia e chiede, spargimento di sangue sulla terra e permette, addirittura incoraggia Satana a tentare e torturare l’umanità: perché hai detto che niente succede che lui non solo sappia, ma che voglia che accada? Un essere onnipotente che sa tutto e ha creato tutto, determina tutto, perché sa in che modo la sua creazione si comporterà.

Gesù:
Dio diede all’uomo il libero arbitrio, perché non voleva che fosse un semplice pupazzo. Dio non voleva che l’uomo peccasse. Dio era molto contrariato che l’uomo avesse peccato.

Socrate:
Non è possibile che Dio provi disappunto, perché conosce la natura dell’uomo e di tutto il resto che ha creato. Perché è onnipotente, voleva che l’uomo peccasse. Infatti ha forzato l’uomo a peccare creandolo con certi desideri e debolezze.

Gesù:
Ciò che dici è blasfemo. Dio creò il mondo e tutte le piante e gli animali per il piacere dell’uomo. Guarda la bellezza del mondo intorno a te. Come puoi dire cose così terribili su Dio, dopo che ti ha dato così tanto?

Socrate:
Certamente non credo a questo. Come avrebbe potuto un dio così malvagio, sadico e pieno di odio, creare un mondo di tale bellezza? Anche uomini che a volte mostrano grande malvagità, in altri momenti mostrano incredibile forza, spirito di sacrificio e lealtà, e gradi di qualità conflittuali come misericordia e giustizia. Il tuo Dio non ha nessuna di queste qualità. Sicuramente non c’è mai stato un uomo per quanto vile che abbia fatto ad un altro uomo ciò che tu dici che Dio fa a quelli che non lo rispettano: tortura per tutta l’etermità. Qualsiasi uomo, non importa quanto malamente sia stato storpiato, torturato e ucciso — come Priamo cui l’intera stripe fu uccisa da Agamennone, che fu a sua volta ucciso da sua moglie e dal suo amante — alla fine si oddolcirebbe dopo aver torturato il suo nemico per anni o secoli.

Gesù:
Io sono la via, la verità e la luce. Nessuno è venuto dal Padre eccetto me. Credi in me e avrai la vita eterna in paradiso; negami e soffrirai la tortura eterna in Inferno.

Socrate:
Se accettassi il tuo sistema, preferirei schierarmi con Satana contro il tuo Dio, anche sapendo di essere tormentato e torturato per sempre. L’ingiustizia e malvagità del tuo Dio è spaventosa. Ho sentito di terribili racconti di sacrifici umani da parte di selvaggi su coste distanti. Ho sentito racconti spaventosi di mostri, ciclopi, gorgoni e meduse, ma questi mostri sono mansueti e gentili come agnelli, paragonati a quelli descritti nel tuo libro della Rivelazione. E tu mi parli della natura pacifica, misericordiosa e infinitamente clemente del Signore Dio.

Gesù:
Siamo tutti figli di Dio. Dio è il nostro padre e non vuole che noi pecchiamo, ma deve punirci quando lo facciamo. è giusto e misericordioso e manda noi, suoi figli, all’Inferno, dannazione ed eterno tormento solo se abbiamo peccato. Quando pecchiamo e desideriamo il sesso come Adamo ed Eva, egli non ha scelta e deve punirci, torturandoci nel fuoco eterno per sempre.

Socrate:
Dici che siamo figli di Dio. è proprio un mostro per tormentare i propri figli per avere gli occhi, le gambe e i desideri che lui diede loro. Che questi demoni manipolatori non siano più creduti, perché ci ingannano con doppi sensi e mentre mantengono le promesse fatte al nostro orecchio le rompono nella nostra speranza. Non vedo scopo, nè ragione, nè verità, nè misericordia, nè giustizia; nulla se non capriccioso e nudo potere. Infatti gli esseri umani, con tutti i loro capricci, egoismi e debolezze, sembrano avere più qualità del tuo Dio. Il tuo Dio è un demone sadico e psicotico.

Gesù:
Noi siamo semplici umani e non possiamo capire gli infiniti misteri di Dio. è nostro dovere essere fedeli, credere e seguirlo. Non è per noi il ragionare sul perché, ma fare e morire.

Socrate:
Non ragionare? Ma perché ci ha dato delle menti? Come possiamo determinare come vivere e qual è lo scopo della vita? Cosa stiamo facendo ora mentre discutiamo? Perché hai passato tutta la vita insegnando alla gente? Perch´ hai rischiato la vita disobbedendo agli ordini dei romani?

Gesù:
Veniamo salvati dalla fede, l’uomo non sia orgoglioso.

Socrate:
Fede. Cosa vuol dire fede?

Gesù:
Dobbiamo credere senza chiedere prove. Non dobbiamo dubitare come Tommaso. Se crediamo in Dio saremo ricompensati per tutte le prove e tribolazioni migliaia di volte, quando arriveremo in paradiso.

Socrate:
Dici che dobbiamo credere a qualsiasi cosa ci venga detta, senza investigarla o esaminarla; dobbiamo essere creduloni? Se facessi questo, darei la mia borsa ad ogni uomo in strada che mi prometta di rendermela moltiplicata per mille. Sarei stupido a fare come dici. E qui non mi stai chiedendo di darti semplicemente dei soldi, ma di dedicare la mia intera vita ad un fine e uno scopo, senza considerare il valore dell’impegno. Un ladro ti chiede i soldi minacciandoti la vita. Tu mi chiedi la vita minacciandomi con la tortura e promettendomi il paradiso. Non sono uno stupido credulone e docile da portare dove mi sia detto, con vuote promesse e minacce.

Gesù:
I miti erediteranno la terra.

Socrate:
I miti vengono uccisi e fatti schiavi come le donne e i bambini di una nazione sconfitta.

Gesù:
Non devi questionare Dio!

Socrate:
Non ho mai incontrato questa persona, e perciò non posso questionarla. Sto questionando te, che dici di rappresentarlo, per determinare se o meno tu lo rappresenti realmente.

Gesù:
Devi credere nella Bibbia, la Scrittura, la Parola di Dio. Per fede, senza aspettarti di essere in grado di capire e senza chiedere prove.

Socrate:
è impossibile per un uomo non scegliere. Sai che ci sono svariate migliaia di religioni al mondo? Se credessimo per fede, dovremmo accettarle tutte, eppure sono tutte diverse, e quindi sarebbe impossibile. Sarebbe come credere che il mondo sia sferico e piatto allo stesso tempo. Sicuramente non pratichi quello che predichi, perché altrimenti avresti creduto che la religione ebraica e nel Vecchio Testamento fossero giusti e non avresti iniziato a predicare questa tua nuova eresia. O ieri quando i sacerdoti di Atena ti ammonivano in strada di smettere di predicare la tua eresia, avresti dovuto credere nella religione greca degli Dei olimpici perché esisteva prima e tu dovresti credere a quella per fede perché ti è stato detto che era vera.

Gesù:
Veniamo salvati dalla fede, l’uomo non sia orgoglioso.

Socrate:
Lascia che ti faccia un esempio specifico. Supponiamo che l’oracolo di Delfi mi dica che una certa persona sia colpevole di aver violentato e ucciso mia moglie e che dovrei ucciderlo altrimenti lui mi ucciderà, avendo paura che io scopra il suo crimine e lo uccida. Tu mi dici “Non uccidere”. Mi dici che dovrei credere per fede a qualsiasi cosa mi si dica. Se seguo la tua esortazione io devo uccidere quell’uomo, per via della mia fede nell’oracolo di Delfi e non devo uccidere quell’uomo per la mia fede nel Signore Dio. Ma non posso contemporaneamente uccidere e non uccidere quell’uomo, perché è una contraddizione. Perciò non posso credere nell’oracolo di Delfi e nel Signore Dio. Perciò è impossibile per me credere a qualcosa per sola fede. C’è una scelta intellettuale che tu ed io e tutti gli esseri umani facciamo, che sia volontaria o meno, per scegliere a cosa credere. Cosa preferiresti fare: fare la tua scelta pensando, discutendo e considerando tutti gli aspetti del problema o negando ciecamente che ci sia necessità di scelta? Questa scelta è la più importante nella vita di un uomo, perché la risposta alla domanda “Qual è lo scopo della vita?” determina l’intero corso della vita di un uomo. Se un uomo deve dirigere ogni sua mossa secondo la sua religione, come tu proponi, allora certamente dovrà mettere molto impegno nella scelta della religione. Lascia che ti racconti una parabola: se dovessi andare da una città ad un altra per una faccenda che coinvolge la tua intera vita, non sarebbe saggio considerare tutti i percorsi, se alcuni di questi sono frequentati da rapinatori, se per caso non ci sia una citta più vicina o più sicura in cui andare, o anche, se là c’è poi una città dopo tutto?

Gesù:
Se tu onestamente vuoi sapere la verità su Dio, la creazione e lo scopo della vita, c’è un modo molto semplice per scoprire questa verità. Tutto ciò che devi fare è chiedere a Dio di entrare nel tuo cuore. Se vuoi sinceramente conoscere la verità su Dio, lo spirito santo scenderà sul tuo essere e diventerai uno con Dio. In quel momento guadagnerai una conoscenza paradisiaca e la pace e quando morirai, andrai in paradiso e vivrai per sempre in felicità e contentezza.

Socrate:
Desidero ardentemente conoscere la verità. Cos’è che devo fare e dire per guadagnare questa conoscenza e saggezza? Come mi devo rivolgere a lui?

Gesù:
Dì, “Signore vieni nel mio cuore e dammi la saggezza per comprendere la verità”.

Socrate:
Dici che semplicemente ripetendo questo avrò la conoscenza dello scopo della vita?

Gesù:
Si. Cerca il Signore e troverai, chiedi e ti sarà risposto, bussa e ti sarà aperto. Dio ha promesso di mostrare la verità a chiunque lo chieda.

Socrate:
Signore vieni nel mio cuore e dammi la saggezza per comprendere la verità.

Gesù:
Ecco, vedi. Ora ringrazia il Signore per averti dato la vita eterna.

Socrate:
Non è successo niente. Non so più di quanto non sapessi prima sullo scopo della vita.

Gesù:
Allora non eri sincero. Non volevi veramente che Dio venisse nel tuo cuore per mostrarti la verità. Non hai avuto fede che venisse nel tuo cuore.

Socrate:
Veramente desideravo conoscere la verità. Ho dedicato tutta la mia vita allo studio della filosofia e della ragione. Desidero conoscere lo scopo della vita più della vita stessa. è una risposta che cerco da quando ho visto il sole la prima volta. Se non la trovo la continuerò a cercare fino al giorno della mia morte. Forse non mi ha sentito. Devo chiederlo più forte?

Gesù:
Non hai trovato la risposta perché non hai la fede. Se un uomo ha una fede delle dimensioni di un grano di senape, può muovere una montagna e tutto ciò che vuole arriva.

Socrate:
Questo è impossibile. Una qualsiasi delle persone che ti hanno seguito qui oggi ha mai avuto un parente o un amico malato e sul punto di morte? Certamente se fossero stati buoni cristiani avrebbero desiderato che quel parente o amico non fosse malato o in fin di vita. Certamente nessuno è così insensibile da dire che non abbia mai voluto che un amico vivesse. Perciò ne segue che nessun cristiano in tutti i secoli ha mai avuto fede in Dio, o che Dio stava mentendo.

Gesù:
Il Signore dà e il Signore prende, benedetto sia il nome del Signore.

Socrate:
Ti presenterò una parabola per provare che non ci su mai un cristiano o un giudeo che abbia avuto fede e per provare che Dio stava mentendo quando promise di venire nel cuore dell’uomo per insegnargli lo scopo della vita. Prima, saresti d’accordo che l’Inferno è peggio di qualsiasi possibile sventura terrena?

Gesù:
Sì. Certamente.

Socrate:
E, non hai detto che tutti gli uomini sono peccatori e sono venuti a mancare alla gloria di Dio?

Gesù:
Sì.

Socrate:
Tutti i cristiani e i giudei che hanno fede credono che andranno all’Inferno se peccheranno. Permettimi di presentarti questa parabola. Ogni cristiano è come un uomo in piedi sulla cima di una scogliera: sa che se commette un peccato, cadrà verso la morte, o peggio, verso l’eterno tormento. Hai detto che l’Inferno è peggio di qualsiasi possibile sventura terrena. Non importa quanto severe siano le sue disgrazie terrene o i suoi desideri, nessun uomo che sia un cristiano fedele, commetterebbe un peccato, cioè salterebbe giù dalla scogliera del tormento eterno. Hai detto che tutti gli uomini, inclusi i fedeli cristiani e i giudei, sono peccatori. Ne segue che nessun cristiano o giudeo dall’inizio del tempo ha mai realmente creduto che sarebbe andato all’inferno. Perch´ se lo avesse creduto, non avrebbe peccato: non sarebbe saltato giù dalla scogliera se avesse creduto che l’Inferno e il tormento eterno lo avrebbero aspettato laggiù. Tutti gli uomini saltano giù dalla scogliera, tutti gli uomini peccano. Perciò non uno in questi secoli ha veramente creduto in te. Perciò Dio non ha diritto di aspettarsi che si comportino in modo cristiano o che abbiano fede in lui. Perciò Dio non ha diritto di punirli o di mandarli all’Inferno. Perciò il tuo Dio non è giusto. Perciò il tuo Dio non è Dio.

Gesù:
Guarda il mondo intorno a te. Non prova che Dio esista? Guarda la natura bella e benevola che ti fa forte e sano e ti fornisce il sole per il calore e la foresta e i campi per il cibo. Non dovresti adorare Dio per tutto ciò che ha fatto per te?

Socrate:
So che la natura è tutta buona e benevola, ma di chi era quella grandinata che mi ha rotto la finestra?

Gesù:
Semplicemente perché c’è del male nel mondo, questo non nega il bene: devi ringraziare Dio per questo. Dio deve esistere perché, da dove sarebbe nato il mondo se lui non l’avesse creato?

Socrate:
Non è necessariamente il tuo Dio ad aver creato il mondo. Ci sono migliaia di altri preti che dichiarano che il loro Dio l’abbia fatto. Solo perché non ho la risposta, non vuol dire che io debba accettare la tua senza esaminarla. Potrei chiedere logicamente che tu creda che Zeus abbia creato il mondo. Anche se fossi d’accordo che Dio abbia creato il mondo, questa è la fine della definizione delle qualità di Dio e non possiamo logicamente procedere da lì ad assumere che gli altri aspetti della tua definizione di Dio siano corretti.

Gesù:
Aspetta, non andartene! Devi salvare la tua anima dalla dannazione eterna. Accetta Dio nel tuo cuore. Non me ne andrò finché non mi dirai di sì.

Socrate:
Sì. Questi sono solo pensieri oziosi di un vecchio. Tu hai sicuramente ragione, perché hai tanti seguaci. E chi sono io, un vecchio noioso, per anteporre ragione e filosofia alle voci della moltitudine.

Gesù:
Ringraziamo Dio per averti dato la vita eterna.

Socrate se ne va.

Copyright© 1997 – James L. Hart – PO Box 72 – New Concord, KY 42076
For additional, printed and bound copies mailed in the U.S., please send $2.00 US to this address. For additional copies mailed outside the U.S., please send $3.00 US.
To John Milton and Dante to Justify the ways of man to God.

http://www.uaar.it/ateismo/contributi/21.html

Riporto di seguito il testo che criticavo qui:

http://martinedentree.wordpress.com/2011/01/27/risposta-a-10-miti-e-10-verita-sullateismo/#respond

Dieci miti e dieci verità sull’ateismo

di Sam Harris (traduzione a cura di Marco Bortolato)

Diverse indagini statistiche indicano che il termine “ateismo” ha acquisito negli Stati Uniti uno stigma sociale talmente straordinario che essere ateo è ormai un completo ostacolo alla carriera politica (ancor più che essere neri, musulmani o omosessuali). Secondo un recente sondaggio di Newsweek solo il 37% degli americani eleggerebbero presidente qualcuno che si qualificasse ateo. Gli atei sono spesso immaginati come intolleranti, immorali, depressi, ciechi alla bellezza della natura e dogmaticamente chiusi all’evidenza del soprannaturale. Persino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo «non dovesse affatto essere tollerato» perché «promesse, patti e giuramenti, che sono i legami delle società umane, non possono avere alcuna presa su un ateo». Ciò accadeva più di 300 anni fa. Ma, negli Stati Uniti attuali, poco sembra essere cambiato. Ben l’87% della popolazione afferma di “non aver mai dubitato” dell’esistenza di Dio; meno del 10% si qualifica atea e pare che la sua reputazione stia sempre più deteriorandosi. Visto che è noto che gli atei sono spesso tra gli individui più intelligenti e scientificamente preparati di una società, sembra importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più importante nel nostro contesto nazionale.

1. Gli atei credono che la vita sia priva di significato

Al contrario, sono le persone religiose che spesso si preoccupano che la vita sia priva di significato e immaginano che possa essere solo redenta dalla promessa della felicità eterna oltre la tomba. In generale, gli atei sono piuttosto convinti che la vita sia preziosa. Si carica la vita di significato vivendola davvero e pienamente. Le nostre relazioni con coloro che amiamo sono ricche di significato adesso; non hanno bisogno di durare per sempre per diventare significative. Gli atei tendono a considerare questa paura di mancanza di senso… beh… priva di senso.

2. L’ateismo è responsabile dei i più grandi crimini della storia dell’uomo

Le persone di fede spesso affermano che i crimini di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot erano l’inevitabile prodotto della mancanza di fede. Il problema del fascismo e del comunismo, tuttavia, non risiede in una loro eccessiva critica della religione; semmai, è che sono troppo simili alle religioni stesse. Questi regimi sono profondamente dogmatici, e generalmente danno origine a culti della personalità che sono indistinguibili dai culti di venerazione di un qualsiasi eroe religioso. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio non sono esempî di ciò che accade quando gli esseri umani rigettano il dogma religioso; sono altresì effetti di dogmi politici, razziali e nazionalistici senza controllo. Non esiste società nella storia dell’uomo che abbia mai sofferto perché il suo popolo è divenuto troppo ragionevole.

3. L’ateismo è dogmatico

Ebrei, cristiani e musulmani affermano che le loro scritture hanno una conoscenza dei bisogni dell’umanità talmente approfondita che potrebbero solo essere state scritte sotto la direzione di una divinità onnisciente. Un ateo è semplicemente una persona che ha preso in considerazione tale affermazione, ha letto i libri e ha trovato l’affermazione stessa ridicola. Non c’è bisogno di prendere tutto per fede, o essere in alternativa dogmatici, per rigettare credenze religiose ingiustificate. Come disse una volta lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71): «Io sostengo che siamo entrambi atei, solo che io credo in un dio di meno rispetto a voi. Quando capirete perché rifiutate tutti gli altri possibili dèi, capirete anche perché io rifiuto il vostro».

4. Gli atei pensano che ogni cosa nell’universo si origini per caso

Nessuno sa perché l’Universo si sia originato. In effetti, non è neppure del tutto scontato che si possa financo parlare coerentemente dell’“inizio” o della “creazione” dell’universo, dato che queste idee si richiamano al concetto di tempo, ed ecco che ci ritroviamo a parlare dell’origine dello stesso spazio-tempo. Il concetto che gli atei credano che tutto si sia creato per caso è anche utilizzato regolarmente come critica dell’evoluzione darwiniana. Come Richard Dawkins spiega nel suo splendido libro L’Illusione di Dio, ciò rappresenta un completo fraintendimento della teoria dell’evoluzione. Benché non sappiamo precisamente come la chimica primigenia terrestre abbia prodotto la biologia, sappiamo che la diversità e la complessità che vediamo nel mondo vivente non è un prodotto del puro caso. L’evoluzione è infatti una combinazione di mutazioni accidentali e di selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione naturale” per analogia con la “selezione artificiale” operata dagli allevatori di bestiame. In entrambi i casi, la selezione esercita un effetto espressamente non casuale sullo sviluppo di una qualsiasi specie.

5. L’ateismo non ha alcuna connessione con la scienza

Benché sia possibile essere uno scienziato e credere in Dio – come pare alcuni scienziati facciano – non v’è dubbio che l’avvicinamento al pensiero scientifico tenda a erodere, piuttosto che a supportare, la fede religiosa. Prendiamo come esempio la popolazione statunitense: la maggior parte delle inchieste mostra che circa il 90% della collettività crede in un Dio personale; tuttavia, il 93% dei membri dell’Accademia Nazionale delle Scienze non credono in Dio. Ciò suggerisce che poche forme di pensiero sono meno congeniali alla fede religiosa della scienza.

6. Gli atei sono arroganti

Quando gli scienziati non sanno qualcosa (come il perché dell’origine dell’universo, o come si siano formate le prime molecole auto-replicanti), lo ammettono. Nel campo scientifico è molto grave fingere di conoscere cose che in realtà non si sanno. Eppure lo stesso comportamento è la linfa delle religioni basate sulla fede. Un sesquipedale esempio d’ironia in materia religiosa è la frequenza con cui persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre allo stesso tempo rivendicano conoscenze in tema di cosmologia, chimica e biologia che nessuno scienziato può vantare. Su materie quali la natura del cosmo e il nostro posto al suo interno, gli atei traggono generalmente le loro opinioni dalla scienza. Questa non è arroganza; è onestà intellettuale.

7. Gli atei sono chiusi all’esperienza spirituale

Non v’è nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, senso di rapimento e soggezione; gli atei possono tenere in alta considerazione queste esperienze e cercarle con regolarità. Ciò che gli atei non sono propensi a fare è utilizzare tali esperienze come base di ingiustificate (e ingiustificabili) affermazioni sulla natura della realtà. Non v’è dubbio che alcuni cristiani abbiano migliorato la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù. Ma questo cosa dimostra? Solo che certe discipline e codici di condotta possono avere un effetto profondo sulla mente umana. Le esperienze positive dei cristiani suggeriscono che Gesù sia il solo salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente, dato che gli induisti, i buddisti, i musulmani e persino gli atei fanno simili esperienze con regolarità. In realtà, nessun cristiano al mondo potrebbe affermare persino che Gesù portasse la barba, figuriamoci che fosse nato da una vergine o risorto dalla morte. Semplicemente, questo non è il tipo di affermazioni che l’esperienza spirituale può autenticare.

8. Gli atei credono che non ci sia niente al di là della vita umana e della comprensione umana

Gli atei possono tranquillamente ammettere i limiti della comprensione umana, molto più dei religiosi. È ovvio che non capiamo pienamente l’universo; ma è ancora più ovvio che una sua migliore comprensione non passa né per la Bibbia né per il Corano. Non sappiamo se esiste vita complessa da qualche altra parte nel cosmo, ma potrebbe esserci. Se c’è, tali esseri potrebbero anche aver compreso le leggi di natura di gran lunga meglio di noi. Gli atei sono aperti a tale eventualità. Possono anche ammettere che se extraterrestri intelligenti esistono, il contenuto della Bibbia e del Corano desterà in loro un’impressione persino minore di quella presente negli atei umani. Dal punto di vista degli atei, le religioni del mondo banalizzano completamente la bellezza reale e l’immensità dell’universo. Per fare una simile osservazione, non c’è bisogno di accettare alcunché sull’insufficienza delle evidenze.

9. Gli atei ignorano il fatto che la religione sia di estremo beneficio alla società

Coloro che enfatizzano i positivi effetti della religione paiono non capire che tali effetti non dimostrano la verità della dottrina religiosa. Questo è il motivo per cui abbiamo termini come “pensiero magico” e “autoinganno”. C’è profonda differenza tra illusione consolatoria e verità. In ogni caso, si può tranquillamente discutere dei “beneficî” della religione: in gran parte dei casi pare che la religione dia ai cattivi buone ragioni per comportarsi bene, benché vi siano già di per sé molte buone ragioni per far ciò. Chiedetevi cosa sia più morale: aiutare i poveri sulla spinta della preoccupazione per la loro sofferenza, o farlo perché si pensa che il creatore dell’universo vi premi o vi punisca a seconda che lo facciate o no?

10. L’ateismo non dà alcuna base per la moralità

Se a qualcuno non è già chiaro di suo che la crudeltà è male, non lo scoprirà certo leggendo la Bibbia o il Corano, dato che questi libri sono pieni di celebrazioni di crudeltà, sia umana sia divina. Non traiamo la nostra moralità dalla religione. Decidiamo cosa sia buono nei testi sacri facendo ricorso a intuizioni morali che sono (entro certi limiti) insite in noi e che sono state affinate dal pensiero plurimillenario sulle basi e sulle prospettive di felicità per gli esseri umani. Abbiamo fatto considerevoli progressi etici nel tempo e non certo grazie a una lettura più attenta della Bibbia o del Corano. Entrambi i libri infatti sono indulgenti sulla schiavitù, e tuttavia ogni essere umano civilizzato riconosce che la schiavitù sia un’abominazione. Qualunque cosa ci sia di buono nelle scritture (come le regole auree) può essere ammirato per la sua saggezza etica senza bisogno di credere che ci sia stato offerto dal creatore dell’Universo.

http://www.uaar.it/uaar/documenti/156.html

Russell e la teiera

La scienza ci dice ciò che possiamo sapere, ma ciò che possiamo sapere è poco, e se dimentichiamo quanto non possiamo sapere diventiamo insensibili a molte cose di grandissima importanza. La teologia, d’altra parte, porta alla fede dogmatica, alla convinzione che si sappia ciò che in realtà si ignora, generando così una sorta di insolenza nei riguardi dell’universo. L’incertezza tra la speranza ed il timore è penosa, ma deve essere sopportata se desideriamo vivere senza ricorrere a favole belle e confortanti. Non è bene né dimenticare le domande che la filosofia pone né persuaderci di aver trovato incontrovertibili risposte. Insegnare a vivere senza la certezza e tuttavia senza essere paralizzati dall’esitazione è forse la funzione principale cui la filosofia può ancora assolvere, nel nostro tempo, per chi la studia.

Nello studiare un filosofo l’atteggiamento giusto non è né di reverenza né di disprezzo, bensì prima una specie di ipotetica adesione perché sia possibile capire ciò che egli sente, e credere nelle sue teorie, e dopo un risveglio dell’atteggiamento critico il più possibile simile allo stato d’animo d’una persona che sta abbandonando le opinioni che fino allora ha sostenuto. Il disprezzo ostacola la prima parte di questo processo e la reverenza la seconda. Due cose bisogna ricordare: che un uomo, le cui opinioni e teorie son degne di essere studiate, si può presumere abbia posseduto una certa intelligenza; e che d’altra parte è probabile che nessuno sia mai arrivato alla verità completa e definitiva su un soggetto qualsiasi. Quando un uomo intelligente esprime un punto di vista che ci sembra evidentemente assurdo, non dobbiamo tentare di dimostrare che in qualche modo la cosa è vera, ma dovremo provare a capire come mai sia successo che a lui sia sembrata vera. Questo esercizio della fantasia storica e psicologica allarga subito il campo del nostro pensiero, e ci aiuta a comprendere quanto sciocchi sembreranno molti dei nostri pregiudizi che ci sono cari ad un’età di diversa forma mentis.

Storia della filosofia occidentale – B. Russell

[...] I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti, voce e figura come loro. Ma se i bovi e i cavalli e i leoni avessero le mani, o potessero disegnare con le mani, e far opere come quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli dei, e simili ai bovi il bove, e farebbero loro dei corpi come quelli che ha ciascuno di loro. Gli Etiopi dicono che i loro dèi hanno il naso camuso e son neri, i Traci che hanno gli occhi azzurri e i capelli rossi.
dalle Elegie di Senofane

Quanti sono pronti a sorridere dell’usanza pagana di immaginare le divinità come uomini, con l’aspetto, i pregi ed i difetti appartenenti all’umana specie? Gelosi, coraggiosi o perplessi che fossero, questi déi sono piombati nel mito, in quelle fantastiche narrazioni che molti confondono con favole e che favole assolutamente non sono.
Per quale motivo è semplice e scontato mettere in discussione questa personalizzazione del divino, tanto che in molti casi non è neanche necessario renderla esplicita? Perché quasi nessuno oggi penserebbe mai di credere a tali “fantasie”?
Probabilmente perché, attraverso l’utilizzo dell’immagine e, in parte, del carattere difettoso, risulta chiaro che le divinità umanamente rappresentate non possono che essere state create dagli uomini in base alla loro conoscenza del reale; in sintesi, gli uomini crearono gli déi a loro immagine e somiglianza. Risulta, così, apparente l’idolatria di un uomo che, attraverso la religione, si convince di adorare una divinità, mentre sta adorando la sua stessa natura.

E’, verosimilmente, da questa scontata evidenza che parte la critica del greco Senofane ad un antropomorfismo, che, tuttavia, è solo apparentemente rozzo e grossolano.
Senza voler indagare la differenza tra divinità del popolo e divinità delle élite intellettuali, ricerca da cui potrebbero sorgere interessanti dubbi sulle convinzioni diffuse circa il credo ellenico, sarei lieto se si potesse approfondire il discorso riguardante l’antropomorfismo e se una domanda, in particolare, si diffondesse: è sufficiente la rimozione della figura, ovvero della rappresentazione della divinità attraverso immagini, perché si possa evitare la personalizzazione del divino?
La risposta non dovrebbe che poter essere altro che, razionalmente, negativa. La rimozione della figura dovrebbe essere solo uno degli elementi necessari, ma non è affatto l’elemento sufficiente per essere certi del non antropomorfismo. In parole povere, anche non attribuendo una figura umana alla divinità possiamo attribuirgli caratteristiche umane.

L’amore è un concetto e un sentimento umano.
La bontà e la misericordia sono predicati i cui significati sono stati codificati, per quanto ne sappiamo, dalla specie umana. Non esiste in natura un oggetto che sia buono e misericordioso per sé.
La giustizia non è una qualità osservabile, oggettivamente, in natura. E’ una valutazione soggettiva dell’uomo, rendibile meno soggettiva solo attraverso la condivisione tra più uomini.

Posto ciò, anche la divinità non raffigurata ma descritta con significanti umani è antropomorfa, l’uomo bianco non immagina più una divinità bianca, o, almeno, non lo fa più in teoria, perché in pratica in molti sono ancora legati al Vecchio Canuto e Barbuto; eppure, dovendo rappresentare la sua divinità, la crea buona, amorevole e giusta, perché egli individua la bontà, l’amore e la giustizia come qualcosa di positivo. Si crea la miglior divinità per quanto l’umana mente possa immaginarla, dandole caratteristiche limitate a ciò che la stessa immaginazione umana può concepire.

L’unico reale ulteriore sforzo che compiono le religioni monoteiste diffuse, rispetto ai culti criticati da Senofane, è quello di operare una sottrazione ulteriore, la sottrazione di alcuni limiti peculiari: prendono l’amore e lo aggettivano come infinito, afferrano la misericordia e la rendono illimitata, si appropriano della capacità di fare qualcosa, della potenza, facendola divenire capacità di fare tutto, ovvero onnipotenza. Facendo ciò, non si rendono conto di giungere a proporre contraddizioni in termini come risulta essere la parola onnipotenza.

L’antitesi tra genere umano e genere divino passa dalla differenziazione dovuta all’immortalità, ottenuta attraverso la rimozione del limite temporale della vita, alla differenziazione dovuta alla rimozione di altri limiti, siano essi legati al potere, alla conoscenza o all’amore. Tale antitesi, tuttavia, non si realizza tra due soggetti reali, ma tra uno esistente e un altro immaginato. Il secondo, quello immaginato, risulta essere la bella copia del primo, liberata dai difetti che questi riconosce in sé stesso.

Pare che nella maggioranza dei casi, tuttavia, non basti una figura da porre nell’alto dei cieli per avere un credo sufficientemente forte. Le persone, soprattutto nel nostro occidente, sembrano necessitare di un volto a cui rivolgersi.
In parte, la forza del cristianesimo pare essere proprio questa: si fornisce alla gente un volto di Dio e tale volto appartiene ad un mito, ad una persona disposta a giungere al sacrificio estremo per difendere i propri ideali. Il viso antropomorfo, tuttavia, è anche il motivo per cui alcuni, pur senza rinnegare il valore previamente assegnato alla componente meramente umana del Cristo, si allontanano dal credo fermo e dogmatico del cattolicesimo. Tali persone avvertono la forzatura presente nella trinità; il Dio “umanizzato” in Cristo, difatti, a livello logico non è credibile più di quanto lo fosse Zeus “cuculizzato” o lo sia stato l’incarnazione di un grande avatar in Sai Baba. Ovviamente, l’impatto morale odierno in occidente delle tre “storie” è diverso, eppure questa differenza morale non dovrebbe avere ripercussioni sulla similare credibilità delle metamorfosi di cui si parla.
Purtroppo, assegnando la qualità divina ad un uomo, si precipita ancora di più nel vizio dell’antropomorfismo; pare che si torni a piè pari nei tempi per niente andati, quelli in cui il divino doveva essere parte del quotidiano, spiegazione per l’altrimenti spiegabile e conforto decidente da sostituire a leggi impersonali, nei momenti in cui il punto di controllo della vita era necessariamente esterno alle nostre scelte ed azioni.

L’unico modo per non ridurre il divino, per non ingabbiarlo direttamente o indirettamente tramite l’umana natura sarebbe caratterizzarlo in maniera esclusivamente negativa, evitando altresì di forzarlo ad inglobare una volontà, anch’essa caratteristica propria della mente umana.
Eppure, che senso avrebbe un soggetto privo di predicati? Un oggetto privo di qualità è un oggetto non immaginabile, effettivamente non esistente nella mente, se non a livello negativo.

Pare di essere giunti ad un dilemma in cui ci viene imposto di scegliere, qualora volessimo credere, tra una divinità limitata ed una priva di caratteristiche immaginabili. Con riferimento alla prima, l’essere umano, dovendo immaginare un Dio in un certo modo, non potrà che rifarsi ai suoi semplici e banali schemi di pensiero, descrivendo, in questo modo, la sua divinità come altrettanto semplice e banale: si potrebbe, in tal modo, giungere ad affermare che la prima regola voluta da un essere in grado di creare l’intero universo sarebbe stata qualcosa del tipo “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Con riferimento alla seconda, si passa rapidamente dal credo al “non credo”.

em.il.

Non nuoce al mistero il saperne qualcosa. Perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto artista alcuno del passato immaginasse! Perché i poeti del presente non ne parlano? Che uomini sono i poeti che parlerebbero di Giove se fosse simile a un uomo, ma se egli è un’immensa sfera ruotante di metano e di ammoniaca restano in silenzio? (da La Fisica di Feynman, vol. I-1, cap. 3-4, 1994, p. 3-9)

Sono fatto così: voglio sempre capire. (frase finale del capitolo Certo, Mr. Big! da Sta scherzando, Mr. Feynman!)

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